Il Giorno della Quaglia

Tutte le notizie analizzate da un temibilissimo pennuto (RUBRICA N° 41)

PUNTATA SPECIALE: (che palle il) NATALE
Cari defibrillizzati,
il vortice natalizio inarrestabile che travolge l’umanità come un’enorme tzunami di cervelli ha rapito anche il vostro Super Rò, e come il malefico Maelstròm di Poe lo sta trascinando giù, sempre più giù, negli abissi della mente umana, ed è per questo che la puntata n.41 della Quaglia fatica a prender vita in queste settimane.
È un inizio lievemente melodrammatico, me ne rendo conto, ma è così che vivo sulla mia pelle gli impegni che nascono anche in modo totalmente indipendente dalla mia volontà in questo periodo dell’anno.
Il Natale.
E allora leggi i giornali, prendi appunti, taglia, cuci, prendi altri appunti, e finisci col cestinare tutto l’articolo perché scritto senza ispirazione, e fa cagare.
Cosa devo dire, le notizie si inseguono più rapide delle mie sinapsi, e allora ho deciso di tradire la Redazione di Ukizero, e per questo motivo anziché fare il notiziario scrivo anche io una lettera a Babbo Natale; del resto lo fa Luciana Littizzetto, lo fa malissimo, con testi scritti da altri (fra i quali il buon Luca Bottura se non erro, ma se erro non me ne frega niente) e nessuno l’ha ancora abbattuta, non vedo perché non debba farlo anche io, soprattutto perché è una mia usanza da molti moltissimi anni, e nessuno può accusarmi di plagio.
Ma che cazzarola sto addì?
Ah, già, la lettera. Aspettatevi anche un discorso di fine anno per la prossima settimana, credo che riuscirò a scriverlo per tempo, ma non ci giurerei, data la mia indole incoerente.
Come scrissi un 17 luglio del 2009, sono incoerente dalla nascita; in nursery una volta ho pianto perché avevo fame, ma quando mi hanno portato da mia madre per poppare, ho detto all’infermiera “no grazie, oggi salto”.
Dunque, scrivo una lettera a quel Babbo Natale in cui credo ancora fermamente – del resto ho creduto per una vita che le finanziarie servissero per aggiustare i conti dello Stato – così magari anche lui apre Ukizero, la legge ed esaudisce i miei desideri, dato che sono stato un bravo bambino.
Beh, trent’anni fa lo ero.

 

Caro Babbo Natale,
leggo che un camionista in Germania ha falciato una folla di passanti in nome di una non meglio precisata Guerra Santa, e che tre settimane prima sempre in Germania un ragazzino di dodici anni aveva cercato di far esplodere una bomba a chiodi in un mercatino di Natale, ma non ci era riuscito per via di un difetto alla miccia.
Ecco, la prima richiesta che ti faccio è di regalarci un futuro senza attentati e tragedie; oddio, tragedia si fa per dire, perché far saltare in aria un mercatino di Natale è sempre stato uno dei miei sogni preferiti, anche se la storia dei chiodi o del camion non mi piace affatto; rischiano di ferire le persone senza assolvere al vero compito che un attentato in quel caso deve svolgere, e cioè distruggere tutte le odiosissime bancarelle con angioletti e oggettini natalizi vari di dubbissima qualità estetica.
La seconda richiesta che ti faccio è di tramutare il Monte dei Paschi di Siena in una O.N.L.U.S., così finalmente tutti possono correre in suo soccorso mantenendo comunque la coscienza pulita, e magari ci togliamo dalle palle l’argomento che sta monopolizzando giornali e politica da anni.
Ti chiedo, caro Babbino, di equiparare i corsi di formazione al Mc Donald’s ad una laurea quinquennale, così potrò anche io vantarmi di averne una anche se in realtà ho solo il diploma, e trovarmi finalmente il lavoro che merito e grazie al quale mi sentirei utile alla società e soprattutto gratificato: il Ministro dei Rapporti Intimi con le Ministre del Governo.
Vorrei trovare sotto l’albero due giocattoli che desidero da tanto tempo: un Bazooka vero ed un bambolotto parlante con le sembianze di Luciana Littizzetto, così alla prima battuta riciclata che fa potrei posizionarlo in centro al cortile del condominio e poi potrei far finta di essere Schwarzenegger in Commando, pitturandomi la faccia col truccabimbi, e dalla finestra del mio soggiorno imbracciare il Bazooka, prendere la mira, premere il grilletto e fare saltare in aria in mille pezzi il simpatico giocattolo.
Vorrei come regalo la chiusura di tutti quegli allevamenti intensivi (vedi denuncia di “Essere Animali”, sfociata finalmente in una denuncia del Corpo Forestale in provincia di Forlì-Cesena) di suini dove le bestiole vengono torturate, abbandonate a se stesse anche se hanno la febbre e sono coperte di ferite dovute a combattimenti dovuti a spazi angusti, dove il loro manto è tenuto sporco di feci, dove si fanno partorire le scrofe in mezzo alle deiezioni e via dicendo; la chiusura deve essere solo momentanea, giusto il tempo di togliere da lì i suini e sostituirli con tutti quelli che truffano lo Stato fingendosi invalidi, oppure con gli Assessori che, al sicuro dietro l’ignoranza dei cittadini, regalano soldi agli amici assegnando Festival inventati solo per quello scopo.
Babbo Natale, tu che puoi regalare tutto, regalami uno Shuttle su cui legare Carlo Conti da spedire sulla faccia nascosta della Luna, quella che per milioni e milioni di anni nessuno di noi potrà mai vedere.
Vorrei anche un videoregistratore che legge VHS, perché sto provando ad accettare l’ondata delle nuove tecnologie che ci ha investito, ma senza cassette su cui registrare un film sopra l’altro proprio non riesco più a stare; allegato al presente vorrei anche Gabriella Golia che annuncia lo spettacolo delle 20:30.
Decimo regalo che ti chiedo sommessamente di farmi trovare è il sistema di trasferimento di particelle del film “La Mosca”, perché vorrei metterci dentro contemporaneamente Matteo Renzi, Silvio Berlusconi e una batteria di pentole, così come risultato del teletrasporto viene fuori un unico essere mitologico che si vende da solo.
Undicesimo regalo, e lo so che ti chiedo l’impossibile, vorrei una nuova scheda elettorale su cui apporre un voto sulla formazione politica del Parlamento, perché da queste parti è tanto tempo che non lo facciamo più, e mi sono anche dimenticato di come si fa una ICS.
Dodicesimo regalo, ma non vorrei irritarti con richieste troppo assurde, vorrei una quasi mezza stabilità economica (quella normale è un miracolo che più tardi chiedo a Gesù Bambino con un’altra letterina), e se possibilmente di può fare entro il 2020.
Caro Babbo Natale, ne ho tante di richieste e mi rendo conto che non puoi perdere troppo tempo solo per me, quindi taglio corto con la lista, e ti chiedo il tredicesimo, nonché ultimo regalo: un poster tridimensionale animato di Beatrice Lorenzìn vestita da PlayMate che mi dice con lo sguardo da triglia “Hey Rò, sei pronto per il Fertility Day?”.
Se soddisfi questo mio ultimo desiderio sei autorizzato ad eliminare tutti gli altri.
Caro Babbo Natale, mancano pochi giorni al 25 quindi… vedi di muoverti.
Tuo,

Roberto D’Izzia

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