Giancane: “Ansia e disagio”, una risata (amara) forse ci salverà

L’ultimo disco di Giancane arriva a due anni di distanza da “Una vita al top” ed è tutto da ridere e ballare, tra una Peroni da 66 e “nelle tasche sempre un limone”

Non poteva intitolarsi diversamente l’ultimo lavoro di Giancarlo Barbati, in arte Giancane, chitarrista de Il Muro del Canto e alla sua seconda prova da solista dopo “Una vita al top” (Goodfellas, 2015). “Ansia e disagio” (Woodworm Label / distr. Audioglobe, 2017) è un album che con un’ironia spontanea, ma necessaria e vitale, descrive situazioni e sentimenti comunissimi eppure vissuti da ognuno di noi in maniera soggettiva.

Il brano di apertura, “Intro“, lo chiarisce subito: il sentimento del disagio è quello che ti prende la mattina «quando piove e devi andare a lavorare» oppure quando ti trovi in ascensore con degli estranei, ma non sai mai cosa dire. Questo però è solo l’inizio di un viaggio a tratti delirante e sempre divertentissimo. A Giancane il disagio lo provoca la persona imbarazzante che però non ha consapevolezza di esserlo, colui che quando ti parla ti tocca il braccio (come biasimarlo). E c’è spazio per l’amore, ma solo se è quello per la “Peroni da 66 (“2 volte 6“), cantato come se fosse una ballata degli 883 che incontrano il miglior Vasco Rossi, pezzo che si conclude con un assolo di chitarra di quelli che ti fanno saltare dalla sedia, anche perché è del maestro di chitarra di Giancane, Ludovico “Sbohr ” Piccinini dei Prophilax.

Musicalmente è un disco vario, così come le influenze di Giancane, ma soprattutto è fatto di opposti che si attraggono, perché lui riesce a farli incontrare e a creare un album dal sound eterogeneo e ben amalgamato. Infatti in “Ansia e disagio” i synth anni ’80 si mescolano al folk ‘n’ roll, Cremonini a Gigi D’Agostino (il famoso “Momento Lucchesi”, che chi segue gli scalmanati live di Barbati solista conosce bene) e così, per parlare del lato oscuro degli anni ’80, si utilizzano proprio quelle sonorità che andavano di moda all’epoca (“Limone“), e la goliardia misantropa e cinica di Giancane incontra quel grandissimo giocoliere delle parole che è Lucio Leoni (“Adotta un fascista“), in un duetto che, nato dal format di Kahbum, ha trovato qui terreno fertile.

Con Giancane si ride di gusto. Si ride e ci si scatena ai concerti, si ride se lo si ascolta camminando per strada. E immaginate il disagio se qualcuno osserva la scena. Ma, in fondo, che importa.

 

Ilaria Pantusa

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