Furbetti, furbettoni e imbecilli

Dal comune barista alle star della Tv... il furbetto medio, tutto italico, predica bene e razzola meglio.

Mentre sono al bar, mentre ho il mio caffè troppo bollente in mano, rileggo di nuovo la notizia.

Eh… si, la leggo e la rileggo perché un po’ ci godo.
Non che sia un fan di questo governo imposto dalle èlite finanziare, ma a pensare a “280 funzionari dell’Agenzia delle Entrate della Lombardia, 125 dipendenti dell’Inps e circa cinquanta pattuglie della Polizia locale con oltre 100 agenti”, come descrive l’articolo, in giro per locali fighetti a controllare proprietari furbetti ho un certo brivido libidinoso, quasi più che per i furbetti di Cortina.
Non lo so, sarà per lo stereotipo di evasore che ho in testa, che non è il riccone che non dichiara un centesimo e porta tutto in Svizzera, no, il mio stereotipo di evasore fiscale medio è il proprietario del bar che mi sta attendendo alla cassa.
Viso lampadato, un filo di matita (ma giusto un filo), pelle curata, una bella camicia e un orologio di quelli da 12 Kg al polso e un Suv argentato fuori dal bar con una ruota sul marciapiede e le immancabili frasi da bar in bocca:
«Sono tutti ladri i politici».
«È tutto un magna magna».
«Ci stanno lasciando in mutande».
«Non funziona niente in questo paese».
Una per ogni cliente, più o meno.
Ma tra una frase e l’altra, beh.., può capitare di non fare qualche scontrino, oppure sbagliare a digitare (sempre per difetto) l’importo.
Ma questi sono solo i furbettini (che però sono la maggioranza) quelli che poi, se magari diventano tesorieri di un partito, che ne so’, tipo della Margherita, mentre s’intascano 13 milioni di euro (nostri, non del partito, proprio nostri nostri) hanno la faccia da culo di tuonare contro la “cricca”:
«Auspico tolleranza zero verso chi specula sulla ricostruzione in Abruzzo‘»… e aggiunge: ‘«Una forma ignobile di sciacallaggio contro persone che hanno perso tutto a causa del terremoto e che con grande fatica e immenso coraggio stanno cercando di ritornare ad una vita normale – aggiunge Lusisebbene, e nonostante, questo Governo li abbia abbandonati» [Ansa, 22 Luglio 2011.
Ma tra i furbettini e i furbettoni di mezzo ci sono gli imbecilli, in questo caso: Sabina Guzzanti.
Per sua stessa ammissione, deponendo davanti ai giudici della IX sezione penale di Roma nel processo in cui è imputato il cosiddetto Madoff dei Parioli, Gianfranco Lande, accusato di aver truffato centinaia di risparmiatori, la Guzzanti dichiara di essersi «sentita un’imbecille».
Questa degli imbecilli, sono una categoria a parte.
Il profilo è sempre lo stesso: criticare in pubblico, denunciare le malefatte altrui e le storture di un sistema per poi trarne dei vantaggi in privato.
Ovviamente, non è una cosa che riesce a tutti è un’arte complessa e in questo caso, la povera Sabina non ha fatto i conti con furbetti e furbettoni di alto rango, che le hanno portato via (nemmeno troppo difficilmente) circa 150.000 euro, con i quali voleva crearsi «una pensione integrativa».
Ovviamente speculando sui mercati finanziari tramite una terza persona, e chi se ne frega se poi migliaia di queste speculazioni hanno prodotto la crisi attuale, no?
E nemmeno l’angelico Luca Laurenti è riuscito a rimanere indenne dalla tentazione di diventare un furbettone facendosi sequestrare sei appartamenti da Equitalia perché «..a differenza dei liberi professionisti (avvocati, commercialisti…), non dispone di uffici, segreteria e quant’altro possa giustificare il versamento dell’imposta per le attività produttive». Quindi, non essendo un professionista, poteva intascare milioni di euro per dire le sue stronzate senza pagare un euro di tasse.
Insomma, il furbetto medio ha la caratteristica peculiare e molto italica di andarsene in giro a predicare bene e a razzolare meglio e non fa differenza che sia un barista, un gestore di pub del milanese, un commercialista, un tesoriere di un partito, un comico di sinistra o un comico presunto.
Il ragionamento finisce qua, e io sto in fila per pagare il caffè, lo pago ma non succede nulla.
Rimango in silenzio e immobile, in attesa.
«Le serve altro?» mi fa il barista mettendosi apposto la camicia.
«Si, lo scontrino» Faccio io.

Marco Caponera

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