Francia 1938 – Gli Azzurri concedono il Bis (Speciale Mondiali -Part.4)

Tra i venti di guerra di quegli anni, toccò al Calcio dare gli ultimi spiragli di gioia... all'Italia!

Un oro a cinque cerchi

Quello avviato da Vittorio Pozzo fu realmente un ciclo irripetibile, paragonabile solamente a quello costruito dalla Spagna campione di tutto dal 2008 al (per adesso) 2012. Dopo il successo del ’34, gli azzurri si tuffarono nell’avventura olimpica 1936: sede della XI Olimpiade fu Berlino, capitale tedesca rinnovata da strutture ultramoderne ed addobbata come un albero di natale Nazista. Quei giochi, oltre a passare alla storia per le 89 medaglie conquistate dai padroni di casa (33 in più degli americani), resteranno nell’immaginario collettivo per le imprese di Jesse Owens, mitico velocista americano di colore che in pieno vigore delle leggi razziali ridicolizzò tutti gli atleti ‘ariani‘ in gara vincendo 4 medaglie d’oro sotto gli occhi di uno sconcertato Adolf Hitler (ne abbiamo parlato qui). Ma i Giochi di Berlino saranno ricordati per il primo, e fino ad oggi unico, alloro olimpico italiano nel torneo di calcio. Artefice principale ancora una volta Vittorio Pozzo, capace di mettere insieme una squadra di studenti-calciatori, per aggirare i limiti imposti dal CIO sul professionismo,  ma comunque competitiva, e di superare in ordine le resistenza di Stati Uniti, Giappone e Norvegia prima di schiantare l’Austria in finale per 2-1 grazie alla doppietta di Annibale Frossi.

 

Si resta in Europa

Fu proprio durante la nona edizione dei Giochi che la Fifa si riunì per assegnare la sede del terzo campionato del Mondo di calcio. Andando in barba al regolamento che prevedeva l’alternanza Europa-Sud America, la Fifa decise di affidare alla patria di Jules Rimet, padre inventore della manifestazione, l’organizzazione dell’edizione 1938. La scelta di giocare in Francia scatenò le ire di Argentina e Uruguay che, tanto per cambiare, boicottarono la partecipazione: i primi perché indignati dal non rispetto dell’alternanza e quindi per il rifiuto della designazione come paese organizzatore, i secondi semplicemente per tener fede all’atteggiamento di rappresaglia adottato nel 1934. Il ‘no’ arrivò anche dall’Inghilterra, ancora in guerra con la Fifa, e dalla Spagna, costretta a declinare l’invito a causa della logorante guerra civile che stava martoriando la penisola iberica.

Sancito per la prima volta il diritto di partecipazione per la squadra di casa (Francia) e per i campioni in carica (Italia), i posti a disposizione per le 35 iscritte alle qualificazioni rimasero 14.

L’unica vera sorpresa fu ancora l’esclusione della Jugoslavia, stavolta per mano della Polonia,  davvero lontano dai fasti della semifinale uruguayana del 1930. Germania, Svezia, Norvegia, Svizzera, Romania, Cecoslovacchia, Grecia, Ungheria, Paesi Bassi e Belgio le europee partecipanti al mondiale, Brasile e Cuba le americane, e le Indie Orientali Olandesi bagnarono la prima volta di un’asiatica alla Coppa del Mondo. E l’Austria? Che fine aveva fatto il magnifico Wunderteam che negli anni ’30 aveva rappresentato la rivale storica degli Azzurri? Il 1938 fu un anno carico di tensioni, sopratutto per i nostri vicini austriaci. Il 12 marzo l’Austria perse la propria identità nazionale con l’Anschluss che l’annetteva alla Germania Nazista. La grande nazione mitteleuropea, gloriosa erede dell’impero asburgico, diventava così la provincia tedesca ‘orgogliosa’ di aver dato i natali al Fuhrer. Una vergognosa umiliazione la definiranno gli austriaci, molti dei quali per orgoglio preferirono togliersi la vita piuttosto che riconoscersi cittadini tedeschi. Un po’ come se a noi italiani chiedessero di annetterci alla Francia: scoppierebbe la rivoluzione. L’Austria dunque, che si era qualificata precedentemente per la fase finale, ‘sparì’ dal tabellone degli ottavi di finale. Il posto venne quindi offerto all’Inghilterra, che però non si fece ingolosire e confermò l’inspiegabile decisione di non partecipare neanche a questa terza edizione. A questo punto la Fifa preferì non tappare il buco con nessun’altra federazione, lasciando così partire il mondiale con una squadra in meno.

 

I venti di guerra soffiano sul Mondiale

Era una Francia in piena crisi istituzionale quella che si apprestava ad ospitare l’edizione 1938 del Campionato del Mondo. Il ‘Fronte Popolare’ delle sinistre francesi promosso da Eduard Deladier, già al Governo da un paio d’anni, catapultò il paese in una profonda crisi economica, e le dimissioni del leader Leon Blum costrinsero lo stesso Deladier a riprendersi il gabinetto per riassestarne le strutture. Per arginare la politica espansionistica nel nazionalsocialismo tedesco la Francia intensificò rapporti internazionali per stringere accordi e stabilire alleanze, ma dopo l’annessione dell’Austria Hitler rivolse le sue attenzioni ai Sudeti inducendo così la Cecoslovacchia alla mobilitazione. La Gran Bretagna nel frattempo aveva riconosciuto la sovranità italiana sull’Abissinia e Mussolini si impegnò a ritirare i volontari italiani dalla Guerra Civile spagnola. Nei primi giorni di maggio Hitler si recò in Italia in cerca di alleanze, senza però riuscire ad ottenere nulla di importante. Mentre i venti di guerra erano tornati pericolosamente a soffiare, toccava dunque ancora una volta al calcio tentare di tenere uniti i popoli. La minaccia di un nuovo conflitto non impedì ai francesi di organizzare una manifestazione al livello delle precedenti e alle folle di accorrere in gran numero al richiamo degli incontri.

 

Calcio ‘bailado’ e catenaccio: come cambia il gioco

La vigilia del Mondiale 1938 verrà ricordata per la grande attesa suscitata dal Brasile, chiamato al riscatto dopo due edizioni non all’altezza. La selezione brasiliana era composta da una schiera di autentici fuoriclasse come Batatais, Tim, Hercules, Romeu, Peracio Domingos da Guia, e Leonidas da Silva, questi ultimi certamente i professionisti meglio pagati di tutto il Sudamerica. Il tecnico Ademar Pimenta fece tesoro dell’esperienza del ’34, soprattutto in riferimento a quella che per lui era la fondamentale ragione della superiorità degli europei: l’efficacia della fase difensiva. Il lavoro dei verdeoro su questo aspetto pagò però fino ad un certo punto. La gara d’esordio contro la Polonia fu caratterizzata da condizioni atmosferiche piuttosto capricciose: il sole e il caldo del primo tempo favorirono i brasiliani, il cui raffinato palleggio, sconosciuto in Europa, ammaliò il pubblico di Strasburgo, e trascinati dalle prodezze di Leonidas, i verdeoro chiusero la prima frazione in vantaggio per 3-1. Un violento temporale però inzuppò il campo di gioco cambiando le carte in tavola. Il terreno pesante favoriva infatti la fisicità dei polacchi, e il ‘no’ dell’arbitro Eklund alla richiesta dei brasiliani di giocare a piedi scalzi lanciò la Polonia ad un’incredibile rimonta fino al 4-4 firmato dalla tripletta dell’incontenibile Ernest Wilmowski. Il tornare a splender del sole combaciò con il riaccendersi del talento di Leonidas, autore di altre due marcature nei tempi supplementari che spensero le ambizioni polacche. Inutile, ai fini del 6-5 finale, il 5° gol di Wilmowski.

Nelle altre partite valide per l’accesso ai quarti, la Francia superò senza troppi affanni il Belgio per 3-1, l’Ungheria si sbarazzò delle Indie Olandesi con un netto 6-0, Cuba eliminò a sorpresa la Romania (2-1) e la Cecoslovacchia regolò l’Olanda per 3-0. Qualificata d’ufficio la Svezia per l’abbandono dell’Austria per le note vicende internazionali, la vera sorpresa uscì dalla gara inaugurale, quella tra Svizzera e Germania. In quella partita il Ct elvetico, ma di nazionalità austriaca, Karl Rappan, sorprese tutti con un’innovazione tattica storica: il “verrou”. Questo particolare sistema prevedeva una difesa impostata su due terzini di fascia e due centrali che si alternavano sul centravanti avversario, e un giocatore spostato dal centrocampo alle spalle della difesa senza compiti di marcatura per chiudere gli spazi e rimediare agli errori dei compagni: era nato il ruolo del battitore libero. Questa mossa rivoluzionò il mondo del calcio: negli anni avvenire saranno molte le squadre del nostro Paese che avrebbero fatto uso di questo sistema, conosciuto, a questo punto impropriamente, come modulo all’italiana. Nonostante la maggior tecnica, data sopratutto dai calciatori austriaci, alla Germania non riuscì di andare oltre l’1-1; l’esperimento di fondere due diverse scuole di calcio, che dette vita ad un condensato eterogeneo e povero di personalità, colò a picco nella ripetizione di 5 giorni dopo, quando gli elvetici, guidati da uno strepitoso Andrè Abbeglen, schiantarono i panzer austro-tedeschi per 4-2.

 

Azzurri imbattibili, la storia si ripete

L’Italia partiva sicuramente con i favori del pronostico. Gli Azzurri si presentarono in Francia da campioni in carica e imbattuti dal novembre del ’35, ma nonostante una formazione del tutto rinnovata rispetto a quattro anni prima (3 i reduci della finale di Roma: Meazza, Monzeglio e Ferrari), restavano una squadra competitiva e molto temibile. Al posto del mitico Combi, che aveva appeso i guanti al chiodo, c’era Aldo Olivieri; in difesa Monzeglio e Rava costituivano una coppia insuperabile, mentre la linea offensiva, composta da Pasinati, Meazza, Piola e Ferraris II, rappresentava una vera e propria garanzia.

Il primo turno ci oppose all’esordiente Norvegia, compagine che senza troppi timori reverenziali giocò una partita attenta e decisa costringendoci all’1-1 dei tempi regolamentari. Fu il primo gol nella Coppa del Mondo di Silvio Piola nei tempi supplementari, a regalarci una vittoria sofferta e il passaggio ai quarti di finale.

Sulla strada degli azzurri capitò la Francia padrone di casa, sicura di passare il turno dopo la prova opaca della Nazionale contro la Norvegia. La partita, andata in scena il 12 giugno allo Stade Olympique Yves-du-Manoir di Colombes, si giocò in un clima surreale. La posizione dell’Italia nella delicata situazione internazionale non andava a genio ai vicini transalpini, che accolsero il saluto romano dei nostri atleti con una bordata di fischi. Il clima ostile però evidentemente caricò gli azzurri, che nel corso del match tornarono la squadra campione del mondo in carica: al 9′ Colaussi, sfruttando una papera di Di Lorto, gonfiò per la prima volta la rete francese, ma appena un minuto dopo Hesserer ristabilì la parità. Nella ripresa la squadra di Pozzo legittimò una netta superiorità con la doppietta di Piola che nel giro di 20′ spense le speranze di vittoria francesi. Negli altri quarti di finale l’Ungheria superò la Svizzera, il Brasile piegò le resistenze cecoslovacche dopo due partite, e la Svezia travolse Cuba 8-0.

Un altro test impegnativo aspettava la squadra italiana a Marsiglia, sede della Semifinale disputata il 16 giugno. Dopo la Francia gli azzurri dovettero misurarsi con il Brasile, sicuramente la squadra più applaudita e amata del torneo. La presunzione del tecnico Pimenta però costò cara ai verdeoro: i brasiliani erano talmente sicuri di passare il turno, che oltre ad aver già prenotato i biglietti per la finale di Parigi, tennero a riposo alcuni importanti titolari (tra questi Leonidas) convinti che il passaggio del turno sarebbe stato una mera formalità. Mai giudizio fu più sbagliato. Dopo un primo tempo in cui i sudamericani tennero in mano il pallino del gioco senza però mai rendersi pericolosi, ad inizio ripresa Colaussi portò l’Italia in vantaggio. Gli attacchi del Brasile si rivelarono infruttuosi, e su un rovesciamento di fronte l’Italia si guadagnò un calcio di rigore. Tutti i giocatori cercarono con lo sguardo lo specialista Meazza, che però vagava imbarazzato per il campo: gli si era infatti rotto l’elastico dei calzoncini. Rischiando di rimanere in mutande,  il bomber meneghino calciò il rigore reggendosi i pantaloncini con una mano: palla da una parte, portiere dall’altra e 2-0 Italia.  Inutile il 2-1 di Romeu a 3′ dalla fine. Nell’altra semifinale l’Ungheria superò senza problemi la Svezia (5-1) e raggiunge l’Italia nella finalissima di Colombes in programma il 9 giugno.

Mentre il Brasile piegava la Svezia per 4-2 nella finale per il 3-4° posto, trascinato dal capocannoniere Leonidas arrivato a 7 reti, l’ultimo atto del Mondiale 1938 metteva di fronte il meglio del calcio europeo. Pozzo confermò la formazione che aveva battuto Francia e Brasile, e gli Azzurri mantennero la calma nonostante un clima costantemente avverso nei loro confronti. L’iniziò del match fu subito col botto, visto che nel giro di 8′ Colaussi prima e Titkos poi, sbloccarono il punteggio. Il pari della formazione magiara non turbò più di tanto gli Azzurri, che prima della fine del tempo andarono a segno altre due volte, ancora con Colaussi e con Piola, portandosi sul 3-1. Nella ripresa la difesa azzurra resse l’assedio degli ungheresi fino al 70′, minuto in cui Sarosi riaccese la luce per i suoi con la rete del 3-2. La storia però sorridese per l’ennesima volta all’Italia: la pallida illusione per i magiari si trasformò in lacrime di delusione dopo il 4-2 siglato da Piola a 8′ dalla fine: l’Italia era Campione del Mondo per la seconda volta in 4 anni.

Il bis iridato per degli Azzurri aveva come assoluto protagonista Silvio Piola. Attaccante dalla classe cristallina e dal gran fiuto del gol, Piola è il papa dei cannonieri italiani, bomber all time della Serie A con 274 reti in 506 partite, e della Nazionale con 30 gol realizzati in 34 gare con la maglia dell’Italia.

 

Non c’era però tempo per gioire: il ’38 venne consegnato alla storia come l’anno che dette via ad una delle maggiori catastrofi dell’umanità. Dopo l’annessione all’Austria, Hitler occupò la Cecoslovacchia, e l’invasione della Polonia l’anno seguente costrinse Inghilterra e Francia a scendere in guerra. L’Italia seguì l’esempio di francesi e britannici nel 1940 entrando in guerra al fianco di Germania e Giappone. Per 6 lunghi anni nel mondo non ci sarà spazio né per il calcio né per lo sport, ma solo per una guerra totale, mondiale, feroce.

 Carlo Alberto Pazienza

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SPECIALE MONDIALI:

> “World Cup Story -Il gioco più bello del mondo” (Part. 1)
> Uruguay 1930 (Part. 2)
> Italia 1934 (Part. 3)
> Brasile 1950 (Part. 5)

Svizzera 1954 (Part. 6)
Svezia 1958 (Part. 7)
Cile 1962 (Part.8)

 

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