Francesco Foschini de I Maiali: il rock e il sesso in cinque capitoli bollenti

> ACME: una rubrica che parla di erotismo attraverso le note più calde delle vostre canzoni preferite

“Acme”, in greco “il punto più alto”. Vi aiuteremo a raggiungere la vetta, a conquistare l’uomo e la donna dei vostri desideri con la musica giusta.
In ogni appuntamento con questa rubrica, un musicista, un gruppo, un artista diverso… ma non solo, ci svelerà qual è secondo lui o secondo lei la canzone adatta per scaldare i cuori e i letti. Per raggiungere la temperatura più alta sotto le coperte

 

La nostra cara e focosa Rubrica è tornata in grande stile con un numero che spezza l’atteggiamento più tendente al romantico intrapreso fino ad ora. Francesco Foschini, voce del gruppo “post-indie” romano I Maiali, racconta in cinque schietti e roventi capitoli una situazione, un “momento” intenso ma fugace, quel tipo di momento che ci fa ricordare di essere ancora vivi. E lo fa trasformando ogni fase di questo momento in una canzone. Il risultato è una storia di desiderio: istinto primordiale e sesso a colpi di rock… ad alto tasso erotico. Non adatto ai deboli di cuore.

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Rock e sesso, un binomio che è sempre andato di pari passo, da Elvis in poi. Il sudore che scaturisce da quelle note, da quei movimenti, da quelle parole, genera orgasmi da decenni, accompagna le nostre ore lussuriose ovunque noi ci troviamo. Ora, immaginiamo ci sia una storia da raccontare, una storia che necessiti di una colonna sonora, come fosse un film, ecco, questa è quella che sceglierei io.

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Capitolo 1 – “L’approccio”

Ero come perso in una città rumorosa, in una ricerca continua di qualcosa che non riuscivo a trovare, di desideri talmente forti che un qualsiasi essere umano distratto sarebbe svenuto anche solo immaginando il punto dove volevo arrivare. Volevo sentirmi libero, volevo sentirmi vivo, sempre di più. Toccare e toccare, percuotere e percuotere ancora. La ricerca si fermò quel giorno, si fermò sulle forme perfette e morbide che si mostrarono dinanzi a me, le curve più delicate che avessi mai incrociato prima. La sua gonna, le sue calze, la sua maglietta stretta al punto giusto, le sue labbra, il mio offrirle una sigaretta, il suo accettarla. I suoi sorrisi accondiscendenti come a volermi dire “puoi fare ciò che vuoi”, i suoi sorrisi che nascondevano mille idee, i suoi occhi che mi dicevano “andiamo”.

 

Capitolo 2 – “Il conoscersi”

Ci incamminammo, il suo corpo sembrava parlarmi in ogni suo movimento, ogni passo era dovuto al raggiungimento della meta prefissa, dell’obiettivo voluto. Le parole erano veloci, schizofreniche, i nostri discorsi tra il filosofico e l’insensato, in quel lembo di terra di nessuno, eppure nostra, dove tutto era buttato fuori perché dentro si stava già fremendo. La città, prima rumorosa, ora era inutile, solo i nostri sogni bruciavano, i nostri sogni violacei, solo loro facevano rumore mentre già la consumavo. Le mani si sfioravano nel frettoloso movimento, i brividi erano già pronti, pronti ad arrivare, lì, davanti una casa che si diceva fosse mia ma in quel momento doveva essere solo la culla della nostra perversione.

 

Capitolo 3 – “I preliminari”

Aprire la porta, salire le scale, accendere lo stereo, sederci sul letto fu già parte di un rituale che stava per iniziare, a quel punto sembrava quasi non volessimo aprire le danze. La sua innocenza era un tesoro ed ero lì ad ammirarla, candida, a pochi istanti da dove tutto avrebbe avuto il via. Le sue labbra mi chiamavano, ogni suo pensiero era aperto e sbattuto sul mio viso, nel mio sempre più caldo corpo. La accarezzai e nulla fu più controllato. Le nostre carni si unirono, le nostre lingue si intrecciarono, le nostre mani iniziarono a perseguire un mantra sconosciuto che operavano alla perfezione. Piano piano i pezzi che ci coprivano iniziarono a cadere e il puzzle che ossessionava i miei pensieri iniziò ad essere completo.
Bianca come solo la gioventù può essere, così debole ma così in possesso della mia violenza. La vidi scendere tra tatuaggi e segni del tempo, i suoi capelli tra le mie mani avevano fretta di vedermi tremare, per poi essere ricambiati. La sua bocca era piena ora, caricava la mia forza mentre il paradiso non era più solo un’illusione.
L’ossigeno le mancò quando senza controllo decisi di volermi sentire tutt’uno con lei, quando il delicato trucco iniziò a calare, quando la staccai e fu il momento di dedicarmi io al suo piacere. Ogni singolo millimetro venne accarezzato dalle mie papille gustative, poche volte mi fermai prima di arrivare al centro delle sue gambe e lì, lì assaggiai la sua linfa, il suo dolce sapore liscio e ne rimasi innamorato. E mentre la fame aumentava ad ogni morso, capii che ora dovevamo consumare il pasto completo.

 

Capitolo 4 – “L’atto”

“Lascia che ti abusi, lasciami profanarti, lascia che ti penetri, lasciami complicarti. (…) voglio scoparti come un animale, voglio sentirti dall’interno, voglio scoparti come un animale, la mia intera esistenza è viziata. Mi fai avvicinare a Dio”. Una litania rimbombava dentro me, i suoi polsi erano bloccati sulla mia testa mentre mi sbeffeggiavo della nostra voglia e con un ghigno allungavo l’attesa. La vedevo soffrire, quanto mi voleva solo il demonio poteva immaginarlo, quello che fino ad allora era sopito nella sua anima. Avvicinavo i nostri bacini, ma no, non entravo, il divertimento era troppo, il mio divertimento e la sua spasmodica ricerca di essere riempita.
Quando decisi che era il momento, la liberai dalla presa e le sue braccia si chiusero intorno a me, mi sentii stritolare e sentii un umido calore avvolgere il mio sesso mentre i movimenti iniziarono ad essere sempre più veloci ed intensi. Era felice, la vedevo sorridere, quasi piangere e le sue espressioni sul suo viso assumevano contorni sempre più distorti. La mia mano sul suo collo, la stretta, il suo ossigeno mancò ancora una volta, l’avvicinarsi dell’esplosione, lasciare la presa, fermarsi.
Nemmeno lei sapeva cosa stesse succedendo, era succube degli eventi e delle mie decisioni. La girai e, man mano che si andava avanti, ciò che prima era bianco si tingeva di rosso e di viola, la previsione, il sogno, si stava svelando in tutta la sua reale bellezza. Schiocchi forti e cadenzati rimbombavano nella stanza, uniti in una magica sinfonia ai suoi gemiti, al mio respiro. Una musica così violenta e bella da rompere ogni argine e devastare il nostro apparato uditivo e nostri spiriti. Si stava lentamente distruggendo, sempre più vicini all’esplosione, ma fermandosi sempre poco prima di raggiungerla, e in quel momento mi stesi di fianco a lei e le feci cenno che ora poteva salire su di me.

 

Capitolo 5 – “L’orgasmo”

Una ninfa mi stava cavalcando come su una nuvola, dolce e leggiadra, bella e sudata, piena di lividi eppure perfetta. Voleva farci sputare fuori tutto ciò che avevamo trattenuto tra giochi e manie, e lo stava facendo come se il tempo fosse fermo. Stavamo fuggendo, stavamo cantando come fossimo una sola voce, c’era una pace eterna in tutto quel frastuono. I nostri movimenti erano ormai sincronizzati, nessun metronomo al mondo poteva essere preciso quanto noi, nessuno avrebbe potuto, avrebbe dovuto capire, sapere ciò che stava accadendo. Il fungo nucleare che si levò fu devastante per ogni nostra singola cellula, impazzirono tutte le nostre terminazioni nervose e nulla fu più come prima, gli orologi immobili segnavano solo il nostro tempo. Non so se furono ore o pochi istanti, tutto era distaccato dalla realtà, ricordo solo che ci stringemmo tremando ed ululando a Dio che ora eravamo Lui. Eterni ed immortali. Belli e perfetti.
Cadendo tra le coperte e staccandoci io ero già a conoscenza del finale, ci guardammo sorridendo, le palpebre piano piano annebbiarono la vista su quell’angelo, sapendo che una volta riaperte lei non sarebbe stata più lì.
Addio mio piacere, hai complicato ancora di più la mia esistenza, hai reso ancora più dura la mia ricerca.
Addio.

 

[Francesca Marini]

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