Francesco Di Bella ritorna con “’O Diavolo” [Intervista esclusiva]

Ex frontman del gruppo 24 Grana, torna con un disco che si preannuncia di rottura e di innovazione, confermando “’O Cardillo” napoletano come uno tra i migliori esponenti del cantautorato rock d’autore

’O Diavolo”, titolo che oltre all’intero album dà il nome anche al brano d’apertura, deriva dall’originaria parola greca Διάβολος (diábolos) che include tra i suoi significati innanzitutto quello di “colui che divide”. E in effetti non c’è figura nella storia che divida di più di quella del diavolo; ora spauracchio e capro espiatorio delle malefatte umane, ora fonte di piaceri proibiti e carnali. Il diavolo è probabilmente l’immagine che meglio descrive questa nostra epoca pazza e confusa, fatta di estrema sensualità e al contempo di estremo nichilismo: sensualità intesa come godimento dei piaceri della terra, del cibo, dell’amore, della musica, del vino o dell’arte; nichilismo inteso come rinuncia a qualsiasi valore e responsabilità, in nome del solo piacere. In questo gioco all’autoannullamento solo l’amore ci può salvare!

– Ciao Francesco, intanto complimenti per il tuo nuovo lavoro. L’album nasce dopo un anno molto impegnativo per te, dal momento che sei stato impegnato nel tour per celebrare i tuoi venti anni di attività: com’è stato scrivere questo disco? In che modo hai tradotto in musica le diverse esperienze e gli stati d’animo? Insomma, com’è nato e quali strade ha seguito la gestazione e la realizzazione di questo disco?

Grazie! Credo, innanzitutto, di aver affrontato il lavoro con grande serenità.
Dall’inizio sapevo che era il momento di scrivere e non ho fatto nessuno sforzo a completare le canzoni, facendo emergere quelli che erano i miei interessi e le mie letture. In particolare, ho letto tanto la Bibbia. Vivo osservando un mondo diviso e questo mi fa male. Non è stato difficile lasciare che le emozioni scorressero attraverso queste immagini così iconografiche, il diavolo, il giardino dell’Eden e le rivelazioni.
Musicalmente, il contributo di Andrea Pesce e dei musicisti coinvolti è stato fondamentale, perché prima di comporre l’album abbiamo passato cinque fantastici anni di concerti insieme. Dunque anche lì è bastato accendere il tasto” play”.

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– L’album ha un titolo molto evocativo e al tempo stesso complesso a livello di significato e rimandi: “O Diavolo”. Cosa hai voluto sintetizzare scegliendo questo titolo? Quali messaggi hai voluto veicolare con i diversi brani?

Il Diavolo è una figura che unisce il passato ed il presente, ricorre da sempre nelle canzoni folk, blues come elemento peccatore ma anche come spirito dionisiaco che alimenta la musica. Viviamo in una società estremamente edonista e forse è il momento di fare due conti. Penso che il bene e il male siano uniti da tante sfumature e che spesso non si guardi a cosa realmente provochi sofferenza.
Io mi sono semplicemente divertito a scrivere versi su queste indicazioni.

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– L’album presenta una varietà molto ampia e suggestiva di sound. Nei diversi brani spazi da sonorità blues dalle venature psichedeliche (“O Diavolo”), fino a scelte più vicine al folk (“Notte senza luna”), passando per forme sonore soffuse (“Stella nera”, “Rub-a-dub style”) o che risentono di generi da sempre molto presenti nel tuo orizzonte creativo, come ad esempio il reggae (“Rivelazione”): come hai costruito i diversi arrangiamenti e come hai fatto dialogare queste diverse anime musicali?

Queste sono le anime musicali che da sempre mi porto dietro, già dalla bella esperienza dei 24 Grana. È una cosa che riguarda il songwriting, posso iniziare a scrivere un brano con la chitarra, oppure improvvisando versi su una base. Non è una questione solo arrangiativa ma di natura della canzone. In questo Andrea Pesce è stato abilissimo, ha tirato fuori l’anima del brano.

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– Una delle cifre stilistiche più evidenti dell’album è l’uso del dialetto: cosa significa per te utilizzare questo codice “speciale”?

Esatto “speciale”, la lingua napoletana ha un sound ed questo il dato più affascinante. Usare parole in dialetto a volte costituisce un limite alla narrazione perché tante parole non esistono e quindi tocca inventarsi qualcosa, e quella è la parte bella del lavoro, quando ci devi aggiungere un tocco personale.

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– Oggi, rispetto a decenni passati, diversi gruppi o singoli artisti (penso al caso di Liberato) usano con maggior frequenza il dialetto, anche in contesti considerati “mainstream”: al di là dell’efficacia musicale, secondo te è un modo per affermare un contatto più diretto con la realtà, nonostante l’uso del dialetto potrebbe non facilitare una fruizione diretta del brano da parte di chi non ha familiarità con questo registro espressivo?

Sicuramente ha un effetto da neo realismo, anche negli anni novanta supportavamo questo concetto. Vedi oggi anche alcune serie tv adottano questo linguaggio.

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– Le prime date del Tour promozionale annunciate sono state quattro e a breve sarai a Milano, cosa possiamo aspettarci per la prossima primavera/estate?

Saremo in tour per tutto il 2019 e sono molto contento della risposta del pubblico in questi primi concerti, i nuovi brani funzionano molto bene dal vivo.

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Mario Cianfoni

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4 Comments

  • io lo preferivo coi 24 grana. poi sono rimasto a ballads caffe’ …. prometto che andro’ a sentirmi questo nuovo cd …
    grazie cianfoni per questa bella intervista

  • BELLISSIMO ALBUM L ULTIMO DA POCO USCITO
    DIVERSO, INTENSO , PROFONDAMENTE ESISTENZIALE E POETICO
    GRANDISSIMO F.DI BELLA!
    BELLA INTERVISTA,COMPLIMENTI M.CIANFONI

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