A Firenze un’imponente retrospettiva su Ai Weiwei

A Palazzo Strozzi fino al 22 gennaio è esposta una retrospettiva tra vecchi e nuovi lavori di Ai Weiwei: uno degli artisti dissidenti contemporanei più influente, celebrato e famoso a livello mondiale

Il primo impatto è davvero impressionante: 22 scialuppe di salvataggio collocate sulle due facciate principali del palazzo, tutte colorate di un arancione brillante; due intere pareti ricoperte.. direi che sono d’effetto, non vi pare?
Questa prima parte della mostra si chiama “Reframe“. Le scialuppe non sono messe lì tanto per fare: questa prima installazione vuole far riflettere sulle condizione dei rifugiati che ogni giorno rischiano la propria vita cercando di raggiungere l’Europa attraverso il Mediterraneo.

 

LE OPERE

Ai Weiwei è un artista dissidente, provocatorio: è un attivista politico, ed è per questo che è conosciuto nel mondo.
Reframe” è quindi una diretta introduzione a questo stile e la mostra è una retrospettiva perché include anche molti dei lavori prodotti fra gli anni Ottanta e oggi, compresi filmati e assemblaggi.
Tra le “nuove proposte” troviamo delle opere dedicate al mondo dei Lego. Con i mattoncini colorati ha costruito, recentemente, ritratti dei dissidenti politici.
Tra le varie opere in esposizione troviamo anche quelle create a New York, nel decennio compreso tra gli anni Ottanta e Novanta. Questi lavori sono tutti ispirati dai maestri di Weiwei, cioè Andy Warhol e Marcel Duchamp.

Le opere degli anni 2000 sono composte da diversi oggetti, come biciclette e sgabelli.
Refraction” è un lavoro esposto nel cortile del palazzo, dal peso di 5 tonnellate che era stato creato per una mostra allestita sull’isola di Alcatraz, di fronte San Francisco.
La forma è quella di un’ala, un’enorme ala di uccello, costruito con pannelli solari provenienti dal Tibet e originariamente usati per la cottura. L’ala richiama al volo e alla libertà del volare: c’è una tensione tra libertà e prigionia e quindi questa opera diventa metafora della costrizione ed ecco anche spiegato perché aveva come sceneggiatura uno dei carceri più famosi al mondo.

Il richiamo al Tibet, attraverso i pannelli solari usati per costruire l’ala, dà l’opportunità al visitatore di concentrarsi, oltre che sui temi trattati da questo genio creativo e sulla sua narrativa, anche sul suo ambiguo rapporto con la Cina, che è il suo paese Natale.
Con la sua patria di origine ha infatti un rapporto ambivalente, fatto di appartenenza profonda e un sentimento di ribellione.
Tutto questo è dimostrato, abbiamo visto, attraverso l’utilizzo e la manipolazione di oggetti, immagini e metafore appartenenti alla cultura cinese. Questo gli serve per denunciare le contraddizioni esistenti tra individuo e società all’interno del mondo contemporaneo.

 

UN’OPERA NELL’OPERA

Le opere di Weiwei, col loro carattere anticonformista e di denuncia, saranno esposte in un palazzo, il Palazzo Strozzi appunto, che è una costruzione storica.
Infatti il palazzo risale al Rinascimento italiano e fu costruito per volontà di una importante famiglia di Firenze, gli Strozzi, ostili ai Medici: il palazzo era un vero e proprio manifesto politico. Quindi la relazione tra tradizione e modernità viene esplorata non solo all’interno delle opere, ma con il luogo stesso che fa da sfondo ad esse.

Le opere di Weiwei, come abbiamo intuito, saranno esposte lungo tutto il perimetro del palazzo: dalla facciata, anzi le facciate, con “Reframe“, al cortile con “Refraction“, dal piano nobile alla galleria Strozzina.

Roberto Morra

 

 

 

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