Femen to men

Il femminismo del terzo millennio non porta a casa nulla. Tette in faccia ai maschi, che continuano a comandare su come devono o non devono essere le donne

Eccole qui, sulla linea di confine dove forse da un po’ le stavamo aspettando. Finalmente le mitiche Femen ucraine, combattenti estreme della causa persa, si sono espresse nella loro essenza.

La vernice di colore blu su una tetta, il giallo su un’altra e poi vai con l’arte… ci schiacciamo sopra un cartoncino e vendiamo l’opera al costo di 70€. Ufficialmente per finanziarsi. Per finanziarsi i viaggi… dato che di altre azioni concrete non si vede l’ombra.

Ora anche in Italia un gruppo di ragazze sta creando la sede distaccata, però diciamolo forte, le tette italiche fanno un po’ troppo balia da latte.

 

Si dichiarano femministe del terzo millennio che difendono con il loro seno l’eguaglianza sociale e sessuale nel mondo. Detto così sembra davvero un po’ poco per arrogarsi il titolo di nuove rivoluzionarie. Proprio quelle che si stanno rivoltando nella tomba. Non è un problema morale o moralista. È una questione di opportunità.

Se si pensa di combattere il “maschilismo” con quattro grida isteriche per riempire la propria fotogallery davvero siamo anni luce lontani da chi, ai temi dell’eguaglianza, ci si dedica davvero. Delle loro incursioni resta solo, come messaggio, la visione di una bella donna small size.

E allora mi chiedo dove erano quando Carmela a Taranto a soli 15 anni ha deciso di suicidarsi ad un anno da una violenza di gruppo. Dove erano quando a Montalto di Castro tutto il paese difendeva quattro rampolli accusati di violenza. Figli probabilmente di donne e madri incapaci di educare al femminile. Vittime loro stesse di un sistema maschile che le ha svuotate del senso ancestrale del guidare i cuccioli. Sconfitte due volte. Sconfitte dal vuoto di una cultura anche femminista che con difficoltà va avanti tra i percorsi ad ostacoli di luoghi comuni ed eccessiva mascolinizzazione. Nicchie emarginate che vivono e convivono con i propri persecutori.

 

Razionalmente le femen sono inutili perché non supportano nessuna causa sociale. Vanno da quelli potenti assai, ma molto assai, e gli schiaffano le tette in faccia. Ora più che un sorriso ilare come Putin (che ovviamente ha gradito) o un fugace pensiero su quanto sono freudianamente isteriche, e quindi un pensiero gonfio di ormoni maschili, non portano a casa niente di più. Mica vanno a farsi un giro per i bordelli ucraini. Mica vanno a farsi un giro nelle periferie… magari apriamo un centro antiviolenza grazie alla vendita delle tette colorate. Anzi sono lo spunto per un servizio di moda utile a pubblicizzare gioielli in cui si dichiara “I am a woman not an object” con una bella tiara di diamanti in testa. Questo è quello che rimane della lotta del gruppo, nell’onda edonista e fatua del lusso moderno e antifemminista per eccellenza.

L’uso del corpo femminile è certo un tema complesso e vasto, ma in questo caso non ci vedo nulla di rivoluzionario.

 

Ci sono persone che non si sentono parte di questo femminismo del terzo millennio, non si sentono parte delle donne che ti indicano cosa dover fare per essere vincente al maschile e non si sentono parte di tutte le manifestazioni da “Se non ora quando” alle dive di Hollywood che si svegliano in periodi alterni ma sempre quando il tema va di moda. Quando le luci dei riflettori sono ben accesi e illuminano la punta dell’iceberg. Di tutte quelle “cretine” che nel silenzio portano avanti piccoli e grandi cambiamenti, beh ragazze state facendo un grande lavoro. Tanti saluti e grazie.

 

Allora se proprio di rivoluzionario scollacciato vogliamo parlare possiamo mettere in mostra le calze velate di Betty Page che in tempi non sospetti ha proclamato una sessualità che mette al centro il femminile e la coscienza di sé, anche in maniera autoritaria.

Il corpo delle donne è già fin troppo liberato, quello che ci manca è farne prendere possesso. Far prendere possesso del proprio valore intellettuale in qualsiasi modo lo si voglia usare. Tra un burka e un bikini california non c’è molta differenza se ciò viene usato in un’iconografia che si identifica con dettami prettamente maschili e maschilisti. Non sono i pezzi di pelle scoperti a dichiarare la propria libertà mentale finché ci sarà sempre qualcuno che ci dice come dobbiamo o non dobbiamo essere.

Qualcuno più illuminato ha detto che la libertà delle donne potrà arrivare solo dai paesi in via di sviluppo. Dalle nuove forti istanze che debolmente stanno prendendo piede in una guerra che davvero fa dei feriti.

Il nostro porno-chic che sdogana modi ed atteggiamenti erotici e che avalla positivamente l’essere escort o sexual addicted non libera la donna, fin quando gli uomini penseranno che il potere è nelle loro mani, per decidere finanche che per partecipare a delle serate eleganti è necessario indossare un tubino nero.

Evilia Di Lonardo

 

 

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