Fake News, tra bugie ed ipocrisia

Per natura siamo portati a mentire dalle 10 alle 200 volte al giorno ed ora ci dovremmo stupire per qualche notizia falsa? E come se non bastasse, questa insopportabile tendenza a chiamare le cose che ben conosciamo con un termine anglosassone per creare scalpore, per creare problemi dove non ce ne sono, per apparire “cool” (come volevasi dimostare)...

È del 6 aprile scorso la notizia della messa sotto sequestro da parte del Gip del Tribunale di Bologna del sito Butac (un sito che si occuperebbe di rilevare e confutare queste fake news), chiuso con l’accusa di aver diffamato un medico oncologo praticante e promotore delle cure olistiche.
Enrico Mentana – che reputo un bravissimo giornalista – si è dichiarato contrario all’azione perseguita dalle autorità giudiziarie, evocando tempi e mondi in cui la libertà di stampa e di opinione non versavano esattamente in ottime condizioni di salute (vedi fascismo).
Non so se il sequestro del suddetto sito sia un atto eccessivamente ostile oppure legittimo, non intendo entrare nello specifico del caso, ma a mio giudizio credo si stia mirando nella direzione sbagliata, un po’ come succede quando indicando la luna ci si ritrova a guardare il dito.
Stiamo cercando di risolvere un problema che non esiste, alimentandone altri per estensione.

È iniziato tutto con le elezioni politiche negli Sati Uniti che hanno visto Donald Trump prevalere sull’avversaria Hillary Clinton nella corsa alla Casa Bianca. Da quel momento in poi l’establishment americano, quello europeo ed i grandi giornali occidentali hanno cercato di dimostrare in tutti i modi che il risultato delle urne negli U.S.A non fosse un’autentica espressione della volontà popolare ma il tragico epilogo di un oscuro piano di condizionamento messo in atto dai Russi e da blogger populisti – ovviamente pagati dai russi – anche e soprattutto mediante la diffusione delle famigerate fake news, ovvero balle propinate sui Social Networks e sui portali d’informazione antisistema; notizie false così finemente architettate da poter ingannare milioni di persone. Alla faccia del complottismo

Che siano state diffuse notizie false è un fatto che non credo possa essere messo in discussione come del resto risulta ormai palese che i Social Networks siano una sorta di pozzo nero, un contenitore di schifezze ed inutilità, un “luogo” dove però, probabilmente, è più facile non farsi un’idea che farsene una sbagliata. Il punto è che forse il cosiddetto establishment dovrebbe impegnarsi un po’ più a fondo nell’analisi dei cambiamenti che coinvolgono la società in cui viviamo e magari provare a realizzare che i popoli non votano contro l’elite a prescindere o perché incappati in qualche notizia falsa ma, bensì, perché verosimilmente hanno valutato di non essere stati governati con capacità e qualità.
La controprova è lampante se si analizza il caso tedesco: Angela Merkel, pur essendo a pieno rappresentante dei cosiddetti “poteri forti” ( anche questa poi sarebbe un’espressione da comprendere a pieno, poiché non credo si sia mai sentito parlare di “poteri deboli” ed invero il termine “potere” esprime già di per sé il concetto di forza), è stata confermata alla guida della Germania per la quarta volta, a dimostrazione di come il popolo sia in grado di percepire ed eventualmente premiare l’operato di una classe dirigente al netto di bufale e populismi.

A costo di essere noioso voglio però ripetermi nel dire che non si può negare che le balle o le fake news esistano o che siano pericolose ma sono convinto che il problema risieda nella permeabilità del tessuto della società a tali sciocchezze e non nell’entità delle menzogne. Più una società è debole e disunita e più le fake news riusciranno a permearla e, senz’ombra di dubbio, una società è disunita quando è stata mal governata ed amministrata. In effetti, quando una società è mal governata tende a tagliare e deprimere quelle fonti di esternalità positive come l’istruzione, la ricerca e l’innovazione, che sono in grado di rendere il popolo più attento, più critico e meno volubile.

Ad ogni modo dovremmo imparare a rispettare chi esprime idee differenti dalle nostre senza etichettarlo come sprovveduto vittima delle fake news o come un populista. Credo veramente che se da un lato – quello dei cosiddetti populisti – talvolta l’ignoranza faccia un po’ da padrona, ed un mal riposto senso di rivalsa prenda il sopravvento, dall’altro lato – quello del cosiddetto establishment – ci sia la tendenza anche inconsapevole a pensare di poter far credere al popolo ciò che si vuole, compreso il fatto che da solo questi non sia in grado di decidere su ciò che è meglio per sé e per la società.
Trovo sicuramente sbagliato ed improprio l’utilizzo di una notizia falsa nel tentativo di screditare un politico o un personaggio pubblico ma allo stesso tempo trovo questa pratica molto meno valida ed efficace nel momento in cui ad utilizzarla è – come spesso accade – un signor nessuno mosso nei suoi intenti da un revanscismo esoso nei confronti di non si sa bene chi o che cosa, per via delle difficoltà che le avverse condizioni economiche e sociali possono generare; mentre, di contro, vedo l’utilizzo di una notizia falsa come un atto molto più incisivo se utilizzato da un organo di stampa, un grande giornale o una rete televisiva, formalmente riconosciuti come fonte di veridicità ed attendibilità.
In tal senso, se guardiamo all’Italia, ne abbiamo viste e vissute di ogni, a partire dalle promesse elettorali mirabolanti di Silvio Berlusconi sulle reti Mediastet, fino allo slurpismo più servile delle reti Rai e di grandi giornali come Repubblica per il “capo del momento”, fosse esso Mario Monti, Enrico Letta o Matteo Renzi. Nel tentativo di guadagnarsi o di mantenere un posto tra le poltrone che contano i grandi mezzi di informazione ci hanno abituati, negli ultimi vent’anni, ad una secrezione costante di balle mentre tutti quelli che esprimevano pareri discordanti venivano tacciati di complottismo ed il fatto che ora si schierino dalla parte della verità assoluta come ne fossero i legittimi designati difensori pare francamente ipocrita. Qualche giorno fa ho sentito alcuni giornalisti ed opinionisti asserire che Luigi Di Maio sta dimostrando d’aver fatto un salto di qualità e di maturazione e che ora ha finalmente raggiunto un profilo istituzionale adeguato. Circa un mese fa gli stessi individui affermavano che il candidato Presidente del Consiglio del Movimento 5 Stelle non fosse altro che un arrivista, uno che nella vita aveva evitato di lavorare e che fosse impreparato ed ignorante. Ora, io non so quale delle due sia la verità (temo più probabilmente quella del mese scorso), ma è singolare il fatto che questa possa essere distorta a piacimento a seconda del momento e delle opportunità che si possono cogliere. Lo stesso Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica (che però al referendum del 1946 votò in favore della monarchia) è recentemente saltato sul carro dei vincitori dopo aver espresso più volte il proprio dissenso e la propria disapprovazione nei confronti dei grillini e del loro leader. Potrei continuare per ore, elencando pagine e pagine di fake news e continue manifestazioni di sistematica ipocrisia, tornando indietro nel tempo fino a quando i democristiani accusavano i comunisti di nutrirsi dei bambini, oppure ancor più lontano, fino agli inizi del XIX secolo, quando in Inghilterra prese vita il Luddismo, movimento operaio fondato sulla base delle gesta di un personaggio di fantasia, Ned Ludd. Se pensiamo poi a come, grazie all’affinata tecnica propagandistica, Joseph Goebbels riuscì a convincere il popolo tedesco della bontà dell’operato nazista, allora ci risulterà più semplice enucleare il vero problema: la fragilità della società in cui viviamo e la debolezza degli individui al cospetto dei cambiamenti repentini a cui sono sottoposti, la responsabilità della classe dirigente talvolta colpevole di scellerate azioni di governo volte a rattoppare un sistema traballante e, non di meno, la mancanza di spina dorsale di un sistema dell’informazione troppo vincolato agli apparati di potere, vuoi per necessità, vuoi per scelta.

Inoltre, c’è anche un aspetto linguistico da considerare quando si parla di fake news.
Quando sentiamo o leggiamo il termine fake news pensiamo a qualcosa che, in relazione al contesto socio-economico odierno, è stato ad arte inventato per destabilizzare il sistema dall’interno da parte di rivoltosi complottisti, che però , per nostra fortuna, i “buoni” hanno decodificato ed identificato con questa terminologia. Da quando esiste l’uomo ed ancor di più da quando esiste la storia esistono le fake news, con la differenza che sono sempre state chiamate menzogne, falsità, bugie, balle o lies se preferite. Quel che le rende inefficaci non è la presenza di un cane da guardia dedito a mordere ogni qual volta si manifesti una menzogna o supposta tale, ma la capacità degli individui e di conseguenza di un popolo di sviluppare uno spirito critico sano, ragion per cui non mi scandalizzerei troppo per la decisione del Gip del Tribunale di Bologna (anche perché l’azione di sequestro attuata è una misura preventiva).

Per concludere vorrei affrontare brevemente la balla che forse più di tutte determina la nostra vita nella società di oggi, ovvero il neodarwinismo economico.
Purtroppo, in relazione alla scarsità di risorse, viviamo in un momento di forte crescita demografica (se non contiamo l’Europa) e purtroppo l’affermazione delle teorie darwiniste applicate al contesto socio-economico contribuiscono a creare un clima di grande incertezza e paura. Dal momento in cui abbiamo accettato la legge della competizione come unico paradigma funzionante per il contesto umano, allora ci siamo autonomamente sottomessi ad una grande balla e l’abbiamo fatto volontariamente. In un certo qual modo viviamo in una gigantesca fake news. Eppure anche il premio nobel John Nash individuò, con la sua teoria dei giochi, nella cooperazione e non nella competizione la soluzione migliore per creare una società virtuosa.
Se proseguiremo nell’orientare le nostre scelte in funzione del consumo, del consumismo sfrenato e del vantaggio unicamente individuale, allora è probabile che saremo anche più soggetti a credere a fake news che ci orientino verso la decisione a noi più conveniente sul momento, che è con tutta probabilità quella sbagliata. Se in un determinato momento, un momento particolarmente difficile della nostra vita, in mancanza di risorse finanziarie sufficienti, ci farà comodo credere che ai migranti vengano regalati 38euro al giorno e che quei soldi vengano sottratti a noi, allora probabilmente chi pensa che i popoli non siano in grado di prendere decisioni in autonomia avrà ragione e continuerà ad etichettare i bisogni ed i desideri delle persone comuni come populismi.

La pretesa da parte dei popoli di uno Stato che investa in istruzione, ricerca ed innovazione potrebbe aiutare a sconfiggere questa ondata di bugie. D’altra parte una presa di posizione netta da parte dei mezzi d’informazione contro chi governa male ed una grande dimostrazione di orgoglio risulterebbe indispensabile.

 

Leonardo Pierri

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8 Comments

  • eccellente post e ottime riflessioni. concordo con Pierri.
    in effetti io credo fortemente in una manipolazione attiva dell’informazione, nel senso che la credo ben più tendenziosa rispetto alle considerazioni di Pierri,ma ad una prima analisi questo è certamente il centro del problema; ossia una progressiva perdita di lucidità e consapevolezza da parte delle masse e di chi governa politica ed informazione

    (sempre interessante questo blog con bravissimi autori! complimenti)

  • invece io credo che non ci sia sempre bisogno di un surreale complottismo per spiegare queste cose
    l’ approccio sociale e culturale di Pierri mi sembra finalmente una chiave di lettura più idonea , lucida e verosimile . questo sito si e’ sempre differenziato per una lettura più scientifica su analisi sociologiche possiamo dire…… e questa e’ garanzia di competenza ed autenticita’
    …… condivido !

  • CHE POI COMPLOTTISMO O NO ALLA FINE ENTRAMBI I DISCORSI PORTANO ALLE MEDESIME CONCLUSIONI , QUINDI IL RISULTATO NON CAMBIA!!
    ALLA FINE SONO SEMPRE GLI INTERESSI ECONOMICI DELLE CORPORAZIONI SOVRANAZIONALI (CHE SIANO ISTITUZIONALI O MASSANOCHE NON FA MOLTA DIFFERENZA) A TIRARE LE REDINI DI QUALSIVOGLIA ASPETTO DELLA VITA SOCIALE E NON SOLO…. E COSI’ LIBERTA’, DIRITTI E DEMOCRAZIA SE NE ANDRANNO SEMPRE A FARSI FOTTERE

  • complimenti all’ autore per il modo equilibrato e analitico con cui tratta una questione che solitamente si accompagna a vagonate di irrazionalita’

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