Erica Mou: “Bandiera sulla luna” è il nuovo atteso disco di inediti

L'artista si conferma portavoce di una nuova poetica cantautorale femminile, volta all’essenziale ma ricca di introspezione e personalità

Erica Mou, classe ’90, il tre dicembre ha suonato al Monk per la presentazione del nuovo disco, dal titolo bizzarro (ma quale disco non lo ha?), “Bandiera sulla luna”; l’album in realtà è uscito da qualche giorno per la Godzillamarket. Siamo così direi a cinque dischi e mezzo considerando che “E‘” aveva fatto una seconda edizione con il repack dopo Sanremo.
Quest’ultimo lavoro mi ha affascinato, per i modi lineari, lo stile morbido, per la voce limpida, pulita. Quando l’ho intervistata, Erica mi è sembrata una cantautrice brava, gentile e sorridente. Così giovane ma più volte premiata, e per quanto non me ne frega nulla di un trasloco o di una relazione finita, che sono la sottotraccia del disco, mi è piaciuta ugualmente tanto. Suppongo che alle sue coetanee (quelle non abituate ad Amici o X-Factor) magari farà più effetto, è la poesia contemporanea che deve passare per il Rap o per gli effetti della drum machine, ciò nonostante non cade mai nello scontato.

Il disco l’ho trovato molto bello, pulito, piuttosto armonico, diverso dal sovraccarico precedente “Contro le onde”, dove la mano della Sugar era snaturante di ciò che penso siano le sue corde. In “Bandiera sulla luna” si è autoprodotta; esce così una parte di Erica che mi piace, una parte libera, naturale, tutta sua, cioè quella del cantato autoriale italiano. Su quest’ultimo lavoro gioca tanto con la voce, posso dire che sembra ridere quando canta ed è la cosa che più mi affascina, è sorridente, come fosse teatro, in qualche modo la vedo… tant’è che glie l’ ho chiesto: «Si, cantare è ciò che mi piace, e quando sono felice rido». Spiazzante e sincero. Non mi inoltro molto oltre su dettagli quali le influenze o le ambizioni. Lei si è presentata sorridente e tranquilla, e un collega di vattelapesca di non so quale testata, le ha citato Italo Calvino, l’ho trovato eccedente, pertanto io vi racconto più del disco che dei massimi sistemi o del paradosso dell’unicorno rosa.

Le tracce del disco hanno un ordine preciso: si parte con un trasloco “Svuoto i cassetti“, dove da una sconfitta e un dramma di abbandono se ne esce vincitori. «Vivo da sola. Senza nessuno da difendere. Senza nessuno da deludere. Senza nessuno che mi svuota i cassetti di questa casa imperfetta. E penso a quanto sono stata stretta nei panni che non erano i miei». Ma il dramma va digerito ed ecco allora “Amare di meno“, leggermente malinconica… è scocciata, quasi un rivalsa; «Che resto immobile nel panico. Calma mentre il cuore mi esplode». Poi c’è la sua versione onirica di vacanze romane, “Roma era vuota“, un flirt? Sole, bacio, abbracci, sogni… molto bella; «Ci troveremo ancora ma non ora». In realtà usa pochi trucchi o effetti (un raddoppio), non grida mai e basta ascoltarla per godere di una bella armonia sonora. Però la storiella è finita di nuovo, e quindi arriva la solidarietà delle amiche, “Le ragazze per bene“, chiacchiere e conforto, tazze di caffè e tante sigarette. Segue “Irrequieti“, la noia uccide? Il pezzo parte come fosse Nutini ma poi diventa Elisa con testi da Paola Turci… io la salto di pari passo. “Al freddo“, fa capolino di nuovo un ‘lui’ neanche prima di un divorzio. La nostra sembra arrabbiata, ma il pezzo è veramente divertente. “Arriverà l’inverno” è invece più una domanda, una sensazione di inadeguatezza. “Azzurro” poi non l’ha cantata mai nessuno così intonata, né Paolo Conte né Celentano, c’è anche un armonico in più alla coda del ritornello che non guasta. “Bandiere sulla Luna“, è bellissima, ricominciamo con una storia? Ma alla fine è ‘na mezza porzione (per una volta mi ci trovo)… uno dei testi più divertenti e piacevoli, vale da solo il disco. Qualcuno ora che è single ci riprova. Dopodiché, pare che la nostra «ha i risvegli magici» ma in versione Casino Royale o R’n’B e non vuole perdere l’indipendenza, perciò scusa ma ecco “Non so dove metterti“, gustosa, liberatoria e scanzonata. Poi arriva la struggente “Canzoni scordate“, adeguabile ad un amore bello, breve, intenso e finito: «Ci siamo amati a lungo, e poi per niente», finisce con «Ci siamo amati a lungo, un po’ per sempre». Un Haiku, verso un “Souvenir“, che è un pezzo che potrebbe essere fatto dai “La femme”. “L’unica cosa che non so dire“, dice: «Tu sei l’unica cosa che non so dire»… ed è una ballad stile americano, piuttosto bella.

Dal vivo, al Monk, la giovane cantante ha suonato tutto aggiungendo tre brani vecchi e a memoria nessuno del secondo quinquennio, ma mi sono dimenticato di fotografare la scaletta e per tanto non sono sicuro.

Per farla breve, a me il disco piace molto, sinceramente, ed è per questo che ne ho scritto. Insomma, Erica Mou ha cambiato casa e non vuole nessuno tra i piedi, e ce lo fa sapere, un paio (forse) di storie sbagliate, una finita, una breve e intensa, il trasloco e del tempo con le amiche… ora che è single ha voglia d’autonomia? Magari un po’ rimane la figlia di papà; e, per quanto non me ne freghi nulla delle sue “scuse” all’interno di “Al freddo” «Sto qua a limare i ricordi» o «a cambiare accordi»… attendo i suoi ‘mezzo vuoto o mezzo pieno’, lei di sinistra lui di destra. Così ad un successivo ascolto il disco mantiene ancora della sorprese.

Bandiera sulla luna” dice Erica racconta la conquista di spazi interiori, così sconosciuti da sembrare “la luna”. Descrive «La sua irrequietezza. Parla della volontà di amare senza possedere e di comunicare in maniera diretta senza vergognarsi». Per me la cantautrice è cresciuta, risente delle influenze di tante cose e si pone domande… “Canzoni scordate” rimane una “Bandiera sulla luna“, e la invidio. Metterò nel mio di cassetto le canzoni, le immagini di questo disco, con l’orgoglio di averci parlato.. con leggerezza (abbia pietà di me da lassù Italo Calvino).

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Articolo/Foto: Daniele De Sanctis

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