Effimera Live – Marco Colonna & Noise of Trouble [Live Report – 07/2020]

Una splendida serata all'insegna di un ventaglio di opportunità artistiche e comunitarie, un’utopia temporaneamente messa in atto, in questa occasione sotto le note di una jazz band davvero sorprendente

Un’atmosfera di quelle speciali si è vissuta mercoledì 22 all'”estate popolare” di Effimera nel cortile del Fusolab – insieme alla collaborazione artistica di Poppyficio Aps e dell’offerta culinaria della Fucina Alessandrina, e della Pescheria di Luigi. Un collettivo artistico, e non solo, di cui noi di Uki siamo orgogliosamente MediaPartner insieme alla vivida RadioRebel. Una corte di un’associazione di periferia divenuta una fucina culturale: musica, letteratura, arti visive e digitali, artigianato, teatro e una proposta gastronomica sociale di alta qualità! Un progetto insomma che ripropone l’idea di una città che si alimenta dal convergere collettivo di una comunità in un luogo urbano, ben differente dalla pianificazione tradizionale.

Ecco che luci colorate, buon cibo e soprattutto buona musica hanno rinfrescato la serata dei tanti venuti per sentire Marco Colonna & Noise of Trouble.
La band una volta che gli spettatori hanno posato le posate sul tavolo ha iniziato una digressione vorticosa verso il cuore della musica jazz: l’improvvisazione. A Roma d’estate fa caldo, ma la musica Jazz è una di quelle musiche che sa di freddo, che sa di fresco… e in questa serata ogni nota di sax, ogni colpo di batteria, erano una ventata che ci portava in viaggio. Un viaggio verso New Orleans, Genova o Berlino… comunque andare, mai fermi. Così come Marco Colonna, che raramente prende il fiato o si ferma a respirare, quasi lasciando gli spettatori in costante ansia e senza tregua, arriva al picco più bello coronato da tanti meritati applausi. Un jazz che è rumore, un jazz che è traffico d’animo, di animi e di stili. Perfetto e calzante in una realtà metropolitana e urbana come quella dell’Effimera.

Il repertorio della band fa parte di diversi pezzi che faranno parte di un album che uscirà a settembre. E che in molti stanno attendendo. L’album sarà dedicato al compianto scrittore Luis Sepulveda. Prima del concerto abbiamo parlato con Colonna, è stato un piacere scambiarsi due chiacchiere dopo tanto tempo con un musicista che tiene a cuore l’arte e la rappresentazione della stessa in tutti i luoghi e in tutte le dimensioni. Riportare la musica, riportare l’arte nelle strade, nelle piazze, nei locali dopo il Covid è un impegno, se non un dovere di tutti, istituzioni in primis, che devono aiutare il rifiorire della musica.

Durante la chiacchierata il nostro Marco Colonna in effetti esprime la sua gioia nel poter suonare di nuovo di fronte un pubblico, seppur preoccupato della stagione autunnale in cui i locali si troveranno ad affrontare un possibile regime di contingentazione.
Così ho posto a Marco alcune considerazioni riguardo il Jazz, sul fatto cioè che, essendo il Jazz improvvisazione, oggi ci troviamo tuttavia di fronte a dettami a dir poco cintati, così mi sono posto il problema di un genere di musica tipicamente da club, a differenza di alcuni altri generi musicali, tipo il rock o l’elettronica, che invece sono adatti anche a spazi più aperti. Tuttavia Marco mi ha prontamente risposto che non si tratta di uno stile musicale ma di un’attitudine, perciò il Jazz si può ascoltare sia al chiuso che all’aperto: il Jazz è una “chiave” con cui aprire tante esperienze. È una possibilità, soprattutto per aprire un nuovo rapporto col pubblico. Il Jazz è musica viva, nasce per essere suonata in quel momento e per non ripetersi. Quindi è quell’unicità che oggi può essere un “valore”, secondo Marco, qualcosa di profondamente diverso da quel surrogato di performance musicali a cui ci ha costretto il lockdown, e c’è inoltre una componente umana non da poco! Insomma il nostro Marco Colonna crede fortemente nel rituale della musica dal vivo, una relazione a cui l’essere umano non può e non deve rinunciare.
Così siamo tornati a parlare dell’importanza di iniziative come queste nel riportare la musica, e l’arte, nella periferia, infatti Marco ci ha innanzitutto sottolineato la rilevanza della parola “cultura” tanto citata in questi giorni, un universo immenso che comunque noi ci portiamo sempre e comunque dietro, tant’è che oggi abbiamo la cultura della “separazione”. Nondimeno, importante è, dice Marco, portare l’arte per “raccontare” la cultura, compresa quella attuale, giacché non possiamo certo lasciarcela alle spalle come se non fosse successo nulla. C’è bisogno di raccontare i tempi in cui viviamo, in periferia ancor di più, un luogo di commistione principale molto sensibile e troppo spesso lasciato a sé stesso. La grande “chiave” secondo Marco è che nella musica non esistono generi, c’è solo musica fatta bene o male, come nell’arte, ed è sempre un’esperienza! Il pubblico può anche dire che quella musica non gli piace, tuttavia rimane l’esperienza. Se noi impariamo a relazionarci alle cose, ad avere una reazione… in qualche modo impariamo a difendere il nostro gusto, a crearne uno, soprattutto, e a difendere gli spazi che ci consentono di vivere queste esperienze, che ci rendono più umani. E la periferia è quella più affamata da questo punto di vista!
La nostra chiacchierata si conclude quindi con un’affermazione serafica da parte di Marco Colonna: «il costo umano di privarsi di certe esperienze è un costo fin troppo alto!». Posti come il Fusolab con Effimera, progetti artistici come Poppyficio o RadioRebel, ci danno, di fatto, la possibilità di vivere differenti culture e di entrare in relazione! E questo è un fondamentale valore umano.

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4 Comments

  • una cosa bellissima! grazie a tutti per questa opportunità di condivisione, finalmente! passero’ al piu’ presto <3

  • Eccezionali esperimenti jazz. Non conoscevo questa formazione… grazie Uki.
    Lodevole anche il festival… speriamo sia di buon auspicio per una ripartenza culturale sotto nuove vesti e forme!

  • Fico! Ricordo la vostra festa al fusolab, io c’ero! Tanta bella cultura! Mi piace anche questa iniziativa… bel cartellone ci voleva!!! Anche musica cosi’ non convenzionale

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