“Educazione Siberiana” / “Flaked”

Dalla becera macchietta dell' "Educazione Siberiana" ai loser della Serie Tv "Flaked"...

.«Il ghiaccio si confonde
con il cielo, con gli occhi
e quando il buio si avvicina
vorrei rapire il freddo
in un giorno di sole
che potrebbe tornare in un attimo solo.

Forse stanotte,
se avrò attraversato
la strada che non posso vedere
poi in un momento
coprirò le distanze
per raggiungere il fuoco
vivo sotto la neve.

I nostri occhi impauriti
nelle stanze gelate,
al chiarore del petrolio bruciato
e oltre il muro il silenzio,
oltre il muro solo ghiaccio e silenzio.

Aspetterò questa notte pensandoti,
nascondendo nella neve il respiro,
poi in un momento diverso dagli altri
io coprirò il peso di queste distanze…
di queste distanze… di queste distanze…
Di queste distanze…».
Diaframma – “Siberia”

«Now you gonna kiss me
Beyond illusion
With a sound deep inside your chest
In the past I was a looser
And I’m down to see that
I’m still on my back
We were born to ride alone
We were born to ride alone..».
Beyond illusion – “Clap Your Hands Say Yeah”

 

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Ci sono dei registi a cui do credito, non per qualcosa che hanno fatto per meritarselo, ma perché sono troppo buono.
O stupido.
Dipende dai punti di vista.
Di solito mi succede con Pupi Avati o con Tornatore, che poi non sono così rigido, tipo ad Almodòvar ho perdonato quella schifezza di “The skin I live in” (se non sei Greenaway, non fare Greenaway, Pedro, dai retta a me, non sei Peter).
Comunque, incappo nell’ “Educazione Siberiana” e mi dico “perché no?”. E qui faccio il mio primo errore, il secondo è quello di non fermare il tutto dopo i primi dieci minuti e poi bere qualcosa di forte per dimenticarli. Per dire, anni fa prima di andare a fare un week end fuori tra le montagne con Celeste mi fermo a comprare un film in edicola, giusto perché, havistomai, e c’era “Il Siero delle Vanità”, di Alex Infascelli, che poi è una specie di Muccino alternativo sia per la banalità che per gli agganci (in più è riuscito anche a girare uno dei videoclip più brutti mai realizzati in Italia, “Phantastica” dei Verdena, e vabbhè)… ecco, alla fine, l’unica cosa sensata da fare è stata quella di rimettere il Dvd accuratamente nella custodia e di saltarci sopra per distruggerlo. Che poi, sempre per dire, dopo questa reazione ho visto anche “Almost Blue”, ma poi, finalmente ho decretato Infascelli cinematograficamente morto e almeno con lui non sono più caduto in errore (anche se sono stato mezzo tentato una volta di vedere “H2Odio”, ma poi credo di aver invece visto un film con un senso e con una regia degna di questo nome).

Tornando a “Siberian Education“, è veramente pessimo, Lababy, (che è molto più intelligente di me per la cronaca) ha deciso di dormire felina dal minuto 18 in poi, mentre io con un impeto di masochismo andavo avanti scena dopo scena. Il film rimane all’interno degli stereotipi e della macchietta becera, ogni tanto vuole farsi un po’ più serio ma fallisce clamorosamente ogni minima occasione. La storia è lacunosa e didascalica ai limiti del ridicolo, John Malkovich ci mette il suo talento, ma non basta a dare un senso alla visione. E soprattutto è un po’ sprecato il testo dei Diaframma in apertura, ma vabbhè…
Poi c’è un’altra cosa che mi ha mandato completamente fuori di testa: il film è stato girato in inglese ma tutti gli attori (slavi e baltici) parlavano con l’accento russo. Adesso, o tu mi giri il film in russo o in italiano o in inglese o in vercellese, non mi interessa, io lo so contestualizzare, me lo hai detto dove stanno, ma mettere l’accento finto è una cosa per cui tu, regista, proprio tu, Salvatores, mi stai prendendo per il culo, perché non si può avere tanto cattivo gusto, quindi lo devi aver fatto con cognizione di causa, e quindi… uff!

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Indi per cui, agitato e nervoso per il tempo sprecato e senza idee reali sul come dimenticare immediatamente l’indecente pellicola (e vale la pena menzionare l’impossibilità di vedere “Homeland” in solitaria, che sennò Lababy me lo fa giustamente rivedere in sua presenza, e mò vabbhè che mi piace, ma fino ad una certa), insomma metto su “Flaked“, serie prodotta e in parte scritta da Will Hornett, che poi era uno dei vari fratelli in “Arrested Development” (prime tre stagioni veramente brillanti). Ci ho messo un po’ di episodi per capire che mi piaceva e devo dire che guardarlo fino alle quattro del mattino per mandare in “zona oblio” quel filmaccio gli dà dei punti in più. La serie non ha una direzione precisa, non si capisce nemmeno se sia più commedia o più drama, ha svariate zone grigie che secondo me la arricchiscono, ed ha una sua comicità malinconica e imprecisa discretamente preziosa. Inoltre fa vedere una California diversa, un mondo popolato da persone che ben lontane dagli stereotipi si ritrovano e intrecciano le proprie vite partendo da incontri degli A.A.

Ci si ritrova in un variegato mondo di loser più o meno felici gli stessi che Beck ha provato un po’ a cantare (prima della svolta Scientology) e che i Clap Your Hands and Say Yeah hanno ritratto molto meglio da qualche altra parte degli Stati Uniti.

Una fotografia ben fatta e dei dialoghi originali accompagnano una delle colonne sonore meglio assortite degli ultimi anni (e no, non c’è Beck e non ci sono i CYHSY). Non dico volutamente molto della trama, che è intuibile dopo i primi episodi, ma lo consiglio, almeno per ora.

 

Nicholas Ciuferri

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