È possibile morire due volte?

Tano Seduto alla faccia di Peppino Impastato. L'ipocrisia dell'onorare la vittima e festeggiare il carnefice

Fuochi d’artificio, buone pietanze e musiche da capogiro. Fiumi di bollicine a condire il tutto. Siamo in Sicilia per la precisione a Cinisi. E se ve lo state chiedendo no, non è il tipico matrimonio del sud. Si tratta più semplicemente di un “sobrio” compleanno. Non un compleanno qualsiasi ma il compleanno del capo mafia Procopio Di Maggio. Mai sentito nominare? Boss di Cinisi spalla destra del boss della cupola palermitana Tano Badalamenti. Poi decise di affidarsi ai corleonesi, proprio quando il clan del Capo dei capi iniziava a comandare incontrastato. “Ma quale mafia?”. Sembra una frase da film, una battuta sentita e risentita. Eppure fa uno strano effetto quando si legge che a pronunciarla è stato un capo mafia ormai in “pensione”. Perché questo è ormai Di Maggio. Un vecchio capo mafia. E che può fare di male un uomo di cent’anni? Niente. Un uomo di cent’anni è innocuo. Quando si pensa a un uomo che ha vissuto per un intero secolo non si può che lasciarsi intenerire. E probabilmente proprio questa tenerezza ha spinto alcuni concittadini del noto boss a far festa per aver raggiunto uno storico traguardo. Un intero secolo di vita. E allora mi viene da chiedermi: perché non riesco a sorridere nel pensare alla grande festa di questo ometto? Perché le parole di Salvo Palazzolo che scrive di questa cosa su ‘Repubblica’ proprio non riescono ad andarmi giù? Non voglio fare del facile moralismo. Infatti è troppo facile condannare a parole un boss che nemmeno i magistrati sono riusciti a incastrare nonostante l’evidente coinvolgimento nei fatti. Ma la legge è legge e si è innocenti. Fino a prova contraria. Ciò che mi disgusta di più sinceramente è sapere che molti sono stati a questa festa. Hanno fatto video. Hanno riso ballato e scherzato. Amici e parenti insieme. E ciò che ancor di più mi disgusta è sapere che tutto questo è avvenuto lungo quella strada che un ragazzo coraggioso percorse a lunghi passi molti anni fa. Infatti, sempre lì il 5 gennaio di 68 anni fa nasceva Giuseppe. Detto così dice poco in effetti. Cercherò di essere più preciso. Siamo a Cinisi e la persona in questione è Peppino Impastato. Giornalista, attivista, extraparlamentare e chi più ne ha più ne metta. Ma prima di tutto Uomo, con la U maiuscola. Perché a differenza di tutti quelli che si sono ritrovati a festeggiare il boss di Cinisi, Peppino non appena ebbe la capacità di comprendere si allontanò da quell’ambiente fatto di ricchezza, potere e grandi cene per i compleanni. Decise di intraprendere una strada difficile. La solitudine. Una solitudine soprattutto interiore. Un po’ come il vecchio saggio eremita calviniano, che si distacca dalla città senza però abbandonarla del tutto. Così visse Peppino. E oggi, proprio su quelle strade che lo portarono, lotta dopo lotta, verso la morte, si ha il coraggio di brindare alla salute di colui che voltò la faccia a don Tano Badalamenti, per gettarsi sotto l’ala protettiva di Riina e Provenzano. Sì, don Tano Badalamenti. “Tano Seduto” per chi avesse sentito le registrazioni del programma trasmesso da Impastato su ‘Radio Aut’. Di Peppino torneremo a parlare. È impossibile lasciare che la sua storia si esaurisca in poche righe. Ma questo non si poteva lasciar correre. Nemmeno le cronache lo hanno lasciato passare inosservato per fortuna. Tuttavia resta quella domanda che appositamente non ho mai ripetuto fino a ora. È possibile morire due volte? Direi che a malincuore dobbiamo rispondere: si. E forse le esplosioni dei fuochi d’artificio per qualcuno non sono stati uno spettacolo pirotecnico. Per qualcuno forse è stato l’eco assordante dell’esplosione che in quella lontana notte del 9 maggio 1978 dilaniò l’anima e il corpo di Peppino. Un’esplosione che distrusse i sogni di un instancabile sognatore.  

Davide Perillo

 

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9 Comments

  • memoria corta e indifferenza, omertà ed egoismo, cosa c’è di peggio per lasciare che la mafia continui a fare i suoi comodi

  • Forse qualche domanda dovrebbe essere lo stato (minuscolo) ed i suoi rappresentanti a porsela…Ben vengano articoli così. Non dimenticare è l’unico sistema per cambiare.

    • sono d’accordo. se Davide Perillo ci ha ricordato di restare umani, concordo con Massimo che è lo stato che avrebbe dovuto intervenire su una mancanza di rispetto del genere.
      una cosa del genere è successa quest’estate con il funerale del Casamonica.
      tutto cio’ la dice lunga nel far capire come queste cosche siano colluse con il potere…sono liberi di fare qualunque nefandezza, sono tutti compagni di merende

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