Driving Mrs. Satan: esce “Did you Mrs. Me?”.. e il Metal non è più lo stesso..

Un quartetto che rilegge in chiave indie folk pop i grandi classici dell’heavy metal..

I Driving Mrs. Satan sono un quartetto tutto partenopeo che rilegge in chiave indie folk pop i grandi classici dell’heavy metal, formato da Claudia Sorvillo (voce), Giacomo Pedicini (contrabbasso, arrangiamenti e produzione artistica), Valerio Middione (chitarra) e Antonio Esposito (batteria).

Detto così, sembra quasi uno scherzo, un gioco ironico da garage-salaprove con gli amici dell’adolescenza, invece, I Driving Mrs. Satan fanno sul serio, innestando il loro progetto su un assunto di fondo quasi ideologico: “Heavy metal made easier”… l’heavy metal reso più facile, rischiando grosso e scavalcando, con coraggio, certi pregiudizi appartenenti alla musica.

Questo secondo lavoro, “Did you Mrs. Me?”, in uscita per Agualoca Records, arriva dopo due anni dal disco d’esordio, “Popscotch”, e dimostra una tessitura più scura, un ensemble più ricco, arrangiamenti più fitti e un’architettura più estrosa e diversificata, merito anche delle prestigiose collaborazioni di gente come Gerald Toto e Zula Zazou, già attivi con i Nouvelle Vague, che partecipano alla versione francese dei TrustAntisocial” e Francesco Forni, da due decenni amico e compagno di viaggio musicale di Giacomo, ospite nel cult dei Black Sabbath, “Iron Man”.

 

Una proposta eretica e geniale, quella di reinterpretare in chiave morbida i brani duri del dio metallo, che incontra l’approvazione di leggende come Nikki Sixx dei Motley Crue che ha inserito alcuni loro pezzi nella sua trasmissione radiofonica; approvazione confermata anche da Mike Patton per la cover “From Out of Nowhere” contenuta nel primo disco, “Popscotch”.

Pur essendoci un elemento di continuità col primo lavoro, rintracciabile, per esempio, anche nella grafica di copertina, essenziale, sfumata e romantica, il motivo conduttore di questo secondo album è il tempo, che mette in connessione i personaggi delle canzoni. Dall’uomo divorato dalla sua relazione col tempo perduto che non recupererà mai (“Antisocial“), al demonio degli Iron Maiden che ha il tempo sempre al suo fianco in “Caught Somewhere in Time”, dall’iron man dei Black Sabbath che viaggia nel futuro e mostra, poi, l’inesorabilità del destino, alla marcia nel tempo per i soldati, e per l’umanità intera, di “For Whom the Bell Tolls” dei Metallica.

Un disco che osa, leggero quanto solido e raffinato, che canta il metal in modo diverso senza farne scemare la “virilità” della categoria, a dimostrazione di quanto siano intrecciati i generi musicali troppo spesso vessati in rigidi scaffali. Lasciatevi conquistare dalla voce di Claudia, il metallo non è mai stato così piacevole.

 

Domenico Porfido

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3 Comments

  • interessantissima rilettura di questi classici. veramente una bella idea ed esperimento, soprattutto per aver scelto un genere, un immaginario ben preciso. e poi c’è una vera e propria trasvalutazione delle canzoni.
    grazie a Domenico per la dritta!

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