Dente @ Monk (Roma) – 10/2017

A volte basta poco per sentirsi a casa in un posto in cui si mette piede per la prima volta. Ad esempio bastano un sabato sera tiepido di ottobre, un ingresso pieno di verde, il chiacchiericcio delle persone in fila, l’attesa dell’inizio di un concerto di un artista seguito da anni e di cui si conoscono quasi tutti i testi a memoria. Soprattutto questo succede se ad esibirsi sul palco è Giuseppe Peveri, in arte Dente, per l’ultima tappa del suo tour durato un anno in giro per l’Italia.

Ma andiamo con ordine, perché non si può non menzionare la splendida esibizione di Chiara Effe, cantautrice cagliaritana da tenere d’occhio in vista della prossima uscita del suo primo disco, “Via aquilone”, che apre la serata con brani leggeri, ma dalle liriche ricercate, e riesce a far emozionare con facilità, facendo sembrare il fare breccia nel cuore di qualcuno una cosa semplice.
Rimane talmente tanta dolcezza nell’aria che anche l’attesa di Dente non pesa, nonostante le persone intorno che iniziano ad accalcarsi e la sete, destinata ad aumentare, dato che il bar è irraggiungibile.

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Il Monk è pieno.
Dente finalmente fa il suo ingresso, e la calca e la sete passano in secondo piano. Ci sono lui e la chitarra, i primi brani cantati da solo e poi i musicisti che a poco a poco lo raggiungono sul palco. Fa un certo effetto fin da subito sapere che si tratta del concerto di fine tour di un artista che ama stare sul palco, e si vede, non solo per suonare, ma anche per divertirsi insieme al pubblico e ai membri del gruppo. Le battute sono tante, l’interazione è costante, ma fatta di interventi brevi e pungentissimi, che solleticano la risata e spargono in tutto il locale un buon umore irresistibile.
Al piacere si aggiunge di continuo altro piacere: quello di riascoltare le canzoni di sempre, da “La settimana enigmatica” a “Sole“; quello di sentire per la prima volta i brani di “Canzoni per metà”, l’ultima fatica di Dente, tra cui la bellissima “Se non lo sai“; il piacere immenso e inaspettato di gustare vecchi brani ri-arrangiati, come “La battaglia delle bande“, che in questa veste perde la vena nostalgica che la caratterizza, per mascherarla con ritmi più accesi e veloci; sempre ben accolta la cover di “Verde“, uno dei brani più belli dei Diaframma. Anche in questo caso l’arrangiamento è diverso rispetto alla versione in studio, dato che suona meno acustica e molto più rock, riavvicinandosi all’originale del gruppo di Federico Fiumani.
Il concerto dura la bellezza di due ore, ma quando finisce sembra che non sia passato un istante, e nonostante sia l’una e mezza e Dente e i suoi musicisti abbiano dato tutto con oltre trenta brani, nessuno vorrebbe andarsene dal Monk, neanche loro, che si abbracciano e sorridono sul palco, lasciandoci con la promessa di un nuovo disco e con tanta voglia di continuare ad ascoltare, nell’attesa, la produzione ormai decennale di Dente.

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Ilaria Pantusa

Foto: Federica Pantusa

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