“Deep Web”: il lato oscuro dell’Internet

Sta per uscire anche in Italia il film documentario “Deep Web”, che vuole fare luce sulla darknet e sulle ombre criminali e segrete che lo navigano..

Per chi non lo sapesse, l’Internet che comunemente frequentiamo è solo una piccola parte della rete.
Il web nel quale navighiamo ogni giorno, quello visibile, rappresenta solo una minima percentuale dei contenuti reali della rete (si dice il 4%). Sotto la superficie c’è tanto di più: il cosiddetto deep web, un territorio di bit poco esplorato e spesso sotto accusa, perché la sua apparente inaccessibilità ne fa anche il posto dei crimini e dei commerci illegali

 

Invisible net, darknet, deep web sono tutte definizioni che indicano un luogo dove i nostri soliti motori di ricerca non funzionano più e il Governo si muove a stento. Un web criptato e oscuro. Un web dove criminali, spacciatori, truffatori e venditori di malware clonano carte di credito, trafficano armi e spacciano droga attraverso “Tor” – il software open source – e Bitcoin, la criptovaluta degli acquirenti affezionati della darknet. È il regno indiscusso di Silk Road, la mecca degli stupefacenti online smantellata dall’FBI, e di Anonymous, il movimento di attivisti – hacktivisti – della rete e delle loro manifestazioni online. Quell’angolo “di remoto” in cui nessuno è identificabile e tutti fanno tutto.
Questa parte “sommersa” di Internet nacque come luogo dove scambiarsi informazioni segrete, prevalentemente di carattere militare, in totale anonimato. Tuttavia con il passare degli anni i business si sono estesi allo spaccio di droga, alla vendita di documenti falsi, al reclutamento di jihadisti e quant’altro, c’è persino chi commissiona omicidi.

Ma il web sommerso non è soltanto questo. È ricco di siti dove la gente naviga in maniera del tutto innocua. Dai database della NASA, della National Oceanic and Atmospheric Administration degli Stati Uniti, all’Ufficio Brevetti e Marchi. Dal club di lettura di Jotunbane, dove i libri più popolari sono di fantascienza, alla Biblioteca Imperiale di Trantor per chi ama discutere di politica. Tutti siti a cui si può accedere anche dal web “di superficie”, ma la darknet consente «..Alle persone di comunicare anonimamente e in maniera onesta. L’utente sofisticato realizza che ciò che si fa sul web lascia molte tracce, quindi sceglie il deep web quando non vuole essere rintracciato», sostiene Ian Walden nel suo Free open source and software. «Spesso è il senso di appartenenza che tiene unite queste sottoculture in un mondo digitale sempre più astratto e impersonale».
Il Deep Web proprio per il suo essere anonimo, arcano e invisibile a molti, rappresenta una speranza e uno strumento per tutti coloro che vivono in quei Paesi in cui vige la censura che impedisce loro qualsiasi forma democratica di libertà di espressione.

È proprio in questa parte “celata” del web che i fan dell’artista Ai Wei Wei organizzano i loro incontri, oppure dove si ritrovano gli oppositori siriani del regime di Assad per comunicare al mondo. Ed è proprio da qui che Amnesty International ha potuto reperire le fotografie delle torture e dei maltrattamenti della guerra in corso. Frank La Rue, inviato speciale dell’Onu per la libertà d’espressione, ha chiarito davanti all’Assemblea delle Nazioni Unite che «L’anonimato e la comunicazione sicura sono cruciali per una società aperta e democratica».
Come dimenticare Wikileaks e Strongbox del New Yorker, un sistema creato dal giornale per «Assicurare agli informatori completa sicurezza e anonimato».

In Italia è prevista per quest’anno l’uscita del film documentarioDeep Web”, che vuole fare luce sulla darknet e a partire dalle interviste esclusive alla famiglia Ulbricht (compresi Lyn e Kirk Ulbricht, i genitori di Ross).
Nell’ottobre 2013 di Ross William Ulbricht (il trentenne fondatore di Silk Road) viene arrestato con l’accusa di essere il “Dread Pirate Roberts“, ed è attualmente sotto processo a New York.
Il film esplora le indagini e svela come le menti più brillanti e i leader di pensiero dietro al Deep Web e a Bitcoin si trovano nel mirino di una battaglia per il controllo di un futuro indissolubilmente legato alla tecnologia. Prendendo in esame la situazione e le vicende di Ulbricht il film affronta anche il tema dei diritti digitali e della libertà degli individui in rete.

 

Katia Valentini

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9 Comments

  • un mondo di anarchici abitato fin da subito dalla peggiore specie di criminali, peccato… poteva essere un luogo di resistenza

  • puo’ essere uno spazio di libera espressione e resistenza. ma e’ uno spazio libero appunto, senza controllo, quindi non è possibile controllarlo. ci entrano buoni e cattivi. d’ altronde solo pensare di inserire un organo ufficiale di controllo significherebbe riportare censura e controllo istituzionale, sarebbe la fine e i potenti conquisterebbero anche questo unico luogo libero. un problema di difficile soluzione , forse solo se gli utenti stessi attuassero un controllo ospitando o cacciando (hackerando) i criminale per scoraggiare il loro introdursi nel deep web

  • Parliamo di 1,2 miliardi di traffico di farmaci, droghe, armi , documenti falsi solo da Silk Road …. si tratta di qualcosa di davvero grosso e pericoloso

    Bel post della Katia.

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