Dall’etica all’Epigenetica, passando per la religiosità e la corresponsabilità

Il Dna può variare se si cambiano le sue basi costituenti. La sua espressione può essere infatti modificata finanche dall'ambiente culturale e personale

«E’ più facile parlare alle paure della gente che alla loro intelligenza».

(Reza Aslan)

 

Leggendo le pagina di un quotidiano mi immergo in un complicato ragionamento su un nuovo esperimento di epigenetica. Questa “nuova scienza” si è fatta strada per spiegare il divario fra natura ed educazione. Nel ventunesimo secolo viene perlopiù definita come “..lo studio delle modifiche ereditabili nella funzione del genoma che si verificano senza cambiamenti della sequenza di DNA“. Il merito per aver inventato questa branca della “genetica” va tributato a Conrad Waddington (1905-1975). Già alla metà del diciannovesimo secolo si trovano comunque tracce dell’epigenetica in letteratura, sebbene le sue origini concettuali risalgano ad Aristotele (384-322 a.c.), il quale credeva nell’epigenesi, ossia nello sviluppo di forme organiche individuali a partire dal “non formato”. Si tratta insomma di trasmissioni genetiche e variazioni delle sue basi molecolari, cercherò pertanto di spiegare queste ultime scoperte con poche e semplici parole, per quel che ne ho compreso… Sento che ce la posso fare…

Allora, alcuni ricercatori della Emery University hanno scoperto che la molecola del Dna non contiene solo informazioni genetico-fisiche, ma, la molecola stessa della vita contiene ciò che potremmo concepire come “massime di saggezza“, ‘informazioni’ tramandate dalle generazioni passate. Quindi, le passate esperienze, buone o traumatiche che siano state, vanno ad aggiungersi alle nuove formando così una serie di informazioni da tramandare alle prossime generazioni.

Ecco che il primo “insegnamento” si è mosso verso la sopravvivenza: stare lontani dai pericoli e saperli riconoscere per evitarli. L’esperimento in merito è stato questo: dei topi da laboratorio, tutti appartenenti allo stesso nucleo familiare, vengono addestrati ad evitare un certo odore seguito da piccole scosse elettriche; la soluzione chimica, pur avendo un profumo gradevole, viene codificata e ritenuta come pericolosa dai roditori. Pare che queste informazioni vengano trasmesse alla cellula germinale, modificando così il comportamento e la struttura del Dna dei topi. Il fenomeno è nominato Epigenetica, ovvero il modo in cui l’ambiente esterno e le circostanze possano influire ed agire sul Dna modificandolo.

 

E così, via discorrendo volto pagina e leggo: «Io musulmano, ho raccontato Gesù»… La soglia di attenzione sale ai livelli massimi, si perché ero calata in una sorta di sonno
beato… Sembrava che nulla affiorasse dall’orizzonte della pace. Mi spiego. Lo scrittore e giornalista persiano naturalizzato, nonché autore del best sellers “Gesù il ribelle” (edito da Rizzoli), ovvero Reza Aslan, ha raccontato il famigerato “nostro Salvatore” ‘a modo suo’: secondo l’educazione impartitagli nientemeno che dai gesuiti anche se proviene da una famiglia in larga parte cristiana. Aslan è un giornalista e professore associato di Creative Writing (“Scrittura creativa”) all’University of California, e con questo siamo giunti al nocciolo della questione, che potrebbe sembrare uno sconfinamento nell’etica delle religioni e delle tesi teologiche, sebbene non è proprio così. Infatti il giornalista, forte della sua eredità genetica, ha saputo separare e discernere lo studio sulla vita di Cristo e le sue convinzioni religiose, dal momento che lui è di fatto di cultura musulmana ma di formazione cristiana; l’autore ha voluto capire, cercando la figura di Gesù tra le ragioni storiche ed etiche, il successo della figura di Cristo nella cultura occidentale: prima e più di tutto come uomo dal pensiero rivoluzionario –Gesù, nella Palestina del I secolo, era un predicatore ebreo venuto dalla Galilea che lanciò un movimento rivoluzionario per proclamare la venuta delRegno di Dio“, altresì secondo una nuovavisionedelle classe sociali (soprattutto nei confronti della società romana dell’epoca) e delle responsabilità esistenziali di ogni uomo… Era un contadino analfabeta, a detta di Reza, completamente immerso, finalmente, nella realtà del suo tempo e staccato temporaneamente dalla sua dimensione divina… per così dire.

Il nostro scrittore ha vissuto sulla sua pelle i recenti anni del dopo attentato alle Torri Gemelle, nel 2011 negli Stati Uniti. Anni che hanno visto molti arresti in massa di cittadini musulmani, l’epoca oscura del “sospetto” arrivata in qualche modo fino ad oggi, con la scoperta sconvolgente ed evidente che la paura della gente è stata tramandata, e ancora paga l’industria dell’omofobia per fare solo un altro esempio, cosa che, aggiungo un altro mio pensiero, riempie oltretutto le tasche dei venditori di morte… dei fabbricanti di armi. Reza è partito dalla volontà di evidenziare l’aspetto umano di Gesù, e di come non ledere la sensibilità dei cristiani più attenti, separandolo dal “mito“. L’autore ha compiuto questa analisi studiando a fondo il “Nuovo Testamento” con i criteri della ricerca scientifica universitaria, documentando pagina per pagina senza lasciare nulla al caso. Un’analisi ad ampio raggio dunque, fatta da uno studioso abile nella comunicazione e nel definire per ognuno la fede in un’ottica universale. Quello che vorrei sottolineare è che questa sensibilità scientifica dovrebbe essere un fondamento di ogni ragionamento etico e di ogni ricerca scientifica, laddove, come oggi insegna l’epistemologia, c’è sempre in agguato l’influenza del “punto di vista” del ricercatore e dei suoi “daticostruiti ed orientati dalla ricerca stessa. Pensiamo invece a come l’educazione che i genitori, o gli educatori, impartiscono ai bambini viene poi tramandata con le stesse parole e “concezioni” ai nipoti, o scritta sulla storia della loro esistenza… c’è una bella differenza.

Prima di professarsi musulmano, religione più vicina alla sua filosofia di vita, Reza, comunque giovane pervaso dalla Buona Novella, era solito fermare le persone per strada per tramandare la parola di Gesù.. Venne preso per matto, facendo preoccupare molto i suoi genitori, un po’ come fu per Gesù: pazzo tra i diseredati, gli emarginati, arrivando così a sfidare dal nulla il potere romano. Ecco che il nostro autore è arrivato a confessare di provare ammirazione per il nuovo Papa Francesco, anche lui gesuita, per la grande opera benefica e rivoluzionaria (???!!!). Certamente il Santo Padre, ad una prima e superficiale analisi, sembra stia davvero facendo pulizia di quel carrozzone che ormai è la Chiesa Cattolica, o perlomeno ‘sembra’ ci stia provando. In effetti così dovrebbe fare un “vicario di Cristo”… dando anche aria alle stanze e a quella carta ammuffita sui segreti vaticani, ma soprattutto all’accoglienza della povertà, facendone voto ed esempio di vita, saldando così la tesi dei legami di sangue e delle lezioni impartite dalle buone esperienze vissute dalla memoria genetica.. Insomma “..quel che seminiamo raccogliamo”.

 

In sostanza l’Epigenetica sta diventando rilevante riguardo le ricadute etiche e sociali delle scoperte scientifiche di questi ultimi tempi e le molteplici connessioni tra la ricerca genetica avanzata e la quotidianità professionale di tutti gli specialisti nell’ambito del sapere.

L’etica d’altronde evoca le tradizioni, gli usi, le abitudini, e per così dire, appunto l’epigenetica dei gruppi umani; in questo senso si rinvia anche ai criteri del bene personale e comune e soprattutto ai “valori“, cioè a quelle grandi indicazioni ideali alla luce delle quali vengono orientate sia le decisioni individuali sia gli stessi protocolli di ricerca. Ciò che ciascuno di noi fa a vantaggio dell’altro non è un fatto personale, ma un bene comune, non dobbiamo perciò rischiare di perdere la profonda connessione tra libertà-uguaglianza-fraternità, da considerare come l’ouverture di ogni interesse per  l’etica, campo dell’attuazione della libertà, per la religiosità, un vincolo quasi sacro che affratella le persone, per la corresponsabilità, l’importanza dell’essere utili agli altri. Facciamo dunque attenzione ai nostri valori… saranno gli stessi che ritroveremo vivi nel Dna dei nostri figli.

Violanera

.

.

.

 

Share Button
Written By
More from Viola Nera

Delirium immortalis

Per sempre giovani. Quante volte ci abbiamo pensato e sperato, cantato ridendo....
Read More

7 Comments

  • l’ambiente e le esperienze sono il vero metro di giudizio dell’intera esistenza. l’esperienza crea anche quei meccanismi di sopravvivenza e gratificazione che le nostre generazioni si tramandano attraverso le modifiche del dna….si tratta dunque di una branca importantissima per l’essere umano.
    bellissimo post

  • d’accordissimo con la nostra Violanera sul fatto che si debba analizzare e descrivere la realtà il più possibile tenendo conto dei fattori esterni, culturali ed ambientali…….solo così si può comprendere a pieno ad esempio un fatto storico. se prima questo era ormai una metodologia assodata, per così dire, oggi con l’epigenetica diventa centrale!

  • Il DNA si aggiorna da secoli, ma la mente razionale sa riconoscere i vecchi insegnamenti?
    il topo non è umano, il topo è istintivo, quindi più aggiornabile…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.