Creato carburante dall’anidride carbonica

Il professor Michael Adams è convinto che si possa sfruttare un microorganismo presente in natura per produrre carburante dalla CO2

«Vivevamo in un mondo fatto di elettricità. Vi facevamo affidamento per tutto. E poi la corrente andò via…». Questo è il prologo di una serie televisiva che prende il nome di “Revolution“. Racconta di un mondo postapocallittico in cui non c’è energia elettrica: il mondo è letteralmente caduto nel buio e gli uomini son dovuti tornare alle loro origini. Si sta facendo qualcosa per evitare che scene simili accadano veramente? Si susseguono di giorno in giorno le scoperte e le invenzioni per migliorare il mondo e la qualità della vita nel rispetto dell’ambiente.

L’ultima scoperta di cui ci è giunta notizia, dopo l’invenzione di una bottiglia cattura-acqua, riguarda la possibilità di creare carburante a partire dall’anidride carbonica.

In pratica si rigira la frittata: se i combustibili emettono anidride carbonica, è a partire da questa che si creano dei carburanti! Chi è coinvolto? Per la realizzazione della bottiglia ci si era ispirati ad un piccolo esserino presente in natura, un coleottero nello specifico. Ora andiamo ancora più in basso nella scala delle grandezze e si scomoda un microrganismo. Di quello si copiava il comportamento (natura docet), questo lo si modifica geneticamente (homo docet.. ma se la natura non ci avesse offerto i geni da modificare, non credo che ci sarebbe potuto essere un homo docet!).

Il microrganismo di cui parliamo è il Pyrococcus furiosus e gli studi tanto promettenti vengono svolti alla University of Georgia, sotto la guida di Michael Adams, ricercatore di biologia e biochimica. Naturalmente la natura ci mette sempre il suo zampino, se non altro nell’intuizione: infatti i ricercatori hanno pensato di studiare in che modo le foglie trasformano il biossido di carbonio per ottenere zuccheri, tramite la fotosintesi. Così anche l’uomo potrebbe impossessarsi dell’anidride carbonica presente nell’aria per ottenere prodotti industriali se riuscisse ad imitare quel processo.

Sfruttare uno dei principali gas serra per produrre carburante pulito in effetti sarebbe una gran bella cosa. Libera ispirazione è stata presa dal Pyrococcus furiosus, che è un essere in grado di vivere a temperature elevatissime, anche superiori ai 100 gradi, e che si nutre di carboidrati, nelle acque oceaniche vicino a sfiati geotermici. La modificazione genetica è intervenuta: il microrganismo è stato preso e modificato in modo che potesse alimentarsi anche a temperature inferiori. In seguito hanno cercato di provocare una reazione chimica nel microrganismo utilizzando l’anidride carbonica. Il microrganismo così modificato sarebbe allora in grado di replicare il comportamento che le piante hanno durante la fotosintesi: adattandosi anche a climi meno caldi, potrebbe impossessarsi dell’anidride carbonica presente nell’aria e produrre prodotti utili, tra cui anche i combustibili “specificando” le modificazioni genetiche in quel verso, senza bisogno di ricorrere alle piante che potrebbero essere utilizzate per altro, come per l’alimentazione.

Il combustibile prodotto sarebbe a zero emissioni, in quanto quando brucia rilascia la stessa quantità di CO2 che è stata necessaria per produrlo… quindi i conti tornano e non se ne ha di più! Per saperne ancora e consultare di persona i risultati ottenuti dai ricercatori e le ricerche compiute, il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti vi mette a disposizione il suo sito: Proceedings of National Academies of Sciences.

A prescindere dall’insetto copiato o modificato e da cosa si vuole ottenere, quello che conta e ci rincuora è che si stia cominciando a diffondere questa tendenza al verde! Cioè che la natura sia sempre più rispettata a fonte di ispirazione: abbiamo una grande risorsa sotto i nostri occhi, quindi è un bene sfruttarla. Non si parla ovviamente di risorsa di materie e materiale, ma risorsa di insegnamenti! Le prospettive di Adams sono rosee, in quanto dichiara: «Nella ricerca a lungo termine ci auguriamo di poter utilizzare idrogeno da fonti rinnovabili biologiche, come ad esempio dalle alghe fotosintetiche o dai rifiuti dei prodotti di fermentazione».

Roberto Morra

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