Cori e Portnoy: intervista a caldo da “It’s Up 2U Rome”

Intervista a Cori e Portnoy, le due band emergenti che hanno infiammato la settima "serata musicale della capitale" It'sUpU2: per uno sguardo sul fermento della scena indipendente del momento

Finito il ContestIt’s Up 2U Rome” di venerdì 5 Aprile, ci ritroviamo nel cortile di Largo Venue a fare due chiacchiere con i vincitori, fra una birra e la musica elettronica che arriva dall’interno.
Le lucette colorate illuminano il viso dei protagonisti mentre ci rivelano segreti, sogni, storie e programmi per il futuro.

Iniziamo da Martina Cori, vincitrice del premio della Giuria Tecnica, del quale anche il sottoscritto faceva parte – dal momento che noi di Uki siamo Partner della “serata musicale della Capitale” – e che come premio avrà quindi la possibilità di aprire il concerto di un artista di livello nazionale.

Ciao Martina. Complimenti per aver vinto questo Contest, sei stata bravissima. Che cosa ti ha colpito di questo evento, cosa ti è piaciuto?

Innanzitutto la possibilità di suonare su un palco che… è spettacolare. Dà molto soddisfazione, soprattutto se hai due chitarre e una sessione ritmica possente. E poi l’organizzazione l’ho trovata molto ben curata. È stato davvero un bell’evento.

Raccontaci qualcosina della tua musica. Come hai iniziato?

Guarda, ho iniziato… vediamo… tredici anni fa più o meno con il punk, fra garage e cantine. Poi ho proseguito con il metal.

– Inizialmente eri da sola?

No, mai stata da sola. In realtà questo è il primo progetto solista, che però non è un progetto solista.

Siete una bella ciurma sul palco.

Si, diciamo che è una band travestita da progetto solista per questioni logistiche. Però ecco.. è un progetto musicale.

A quali altri Contest hai partecipato prima di questo?

Guarda fino ad adesso… allora, ho partecipato ad altre cose ma con altre formazioni, con altri progetti. Quindi in realtà Cori è partito da qualche mese, per cui in realtà è il primo Contest. Ho fatto Na Cosetta, ho fatto Spaghetti Unplugged, It’s up 2U questa sera e basta.

Domanda di rito, ma sempre importante per conoscerti meglio. Quali sono i tuoi punti di riferimento musicali?

Allora, sicuramente i Foo Fighters, sicuramente Jeff Buckley…

Florence and the Machine?

Florence… vorrei ma non posso, nel senso che io sono contralto e lei è sopranissimo, siamo due mondi vocali totalmente diversi. Vorrei vorrei, ma per voce tendo al grunge, il post grunge… e il rock moderno.

Visto che hai vinto l’apertura di un concerto importante, chi ti piacerebbe magari poter aprire in futuro?

Guarda, non so se sono in programmazione, ma credo mi piacerebbe molto aprire i Fast Animals And Slow Kids. Oppure il Teatro degli Orrori.

Cosa ti è piaciuto degli altri musicisti dell’evento?

Allora Simone Cocciglia lo trovo super fresco, questo filone tra George Micheal e Immanuel Casto, vietato ai minori, molto giusto, moderno… ci sta. Martìri hanno suonato benissimo, nonostante io fossi lontana dal genere, riesco a riconoscere la fattura degli arrangiamenti musicali di pregio. Scapigliati anche mi è piaciuto. Chitarra e voce non è mai facile contro delle band, quindi una situazione molto difficile, l’ha gestita benissimo.

– [A fianco a noi ci sono i Portnoy, che ci ascoltano in tenero silenzio]. E i ragazzi qui a fianco li hai sentiti?

Sì i Portnoy, sono stati davvero bravi. Hanno suonato molto bene e infatti sono contenta siano gli altri vincitori della serata.
[Marco e Francesco sorridono imbarazzati].

Che ne pensate un giorno di fare un qualcosa insieme tutti quanti?

(Portnoy): Saremmo super felici.
(Cori): Si… non sarebbe una brutta idea.


Miss Cori se ne va via e porta con sé tutta la sua musica, lasciandomi in compagnia di una birra e dei due ragazzi fondatori della band Portnoy. Marco e Francesco.

Ragazzi, diteci due cose sulla ragazza che ci ha appena salutato, Martina Cori.

Marco: Lei ha una bellissima voce. Molto espressiva e profonda.
Francesco: Di belle voci femminili ce ne sono tante, ma non in ambito rock, indie-rock. Almeno in Italia. Inoltre ho apprezzato soprattutto la parte strumentale e la cura degli arrangiamenti.

Che mi dite di It’sUp2URome, cosa vi ha colpito in particolare? Avevate già partecipato a qualcosa di simile?

Francesco: La possibilità di suonare su un palco enorme con dei tecnici del suono molto professionali. Un suono di livello che ci ha consentito di offrire uno spettacolo. Insomma… buono, cosa che non sempre capita.
Marco: Altri Contest… be’, abbiamo partecipato all’Arezzo Wave, il Meeting del mare, Pistoia Blues… e qualcos’altro.

Raccontateci un po’ della vostra musica. Il vostro nome, Portnoy, viene da un romanzo di P. Roth, perché questa scelta?

Marco: La passione per Philip Roth, e un certo tipo di letteratura, ci ha unito fin dall’inizio, tienendo uniti anche un certo tipo di suoni… americani. Quindi l’idea di un riferimento alla cultura americana, un riferimento pop ma non troppo, era una cosa adatta che secondo me ci rappresentava.
Francesco: Poi comunque Portnoy è un personaggio sostanzialmente disturbato, con atteggiamenti maniacali rispetto al sesso e rispetto alla relazione con le donne.

Chi li scrive i testi tra di voi?

Entrambi, diciamo che Francesco per il momento ne ha scritti di più.

Come nascono?

Francesco: Scriviamo in maniera diversa. Io almeno parto da un’idea, però anche da uno spunto letterario e cerco sempre di rielaborare qualcosa che già ho in mente.
Marco: Anche io cerco di partire da fatti realmente accaduti. Magari poi la difficoltà sta nell’universalizzarli e fare in modo di uscire dalla mia vicenda concreta per astrarli e renderli più fruibili a tutti.

Una sorta di elaborazione, di autoanalisi, questo è la musica per voi?

In qualche modo è una una terapia, si. Un modo per abbandonare certe cose, ma allo stesso tempo ricordarle e vederle da un punto di vista diverso. Perché la musica, le parole, non sono solamente un significato, ma sono un suono, quindi devi renderle in una canzone, e allora ti costringono a vedere una certa cosa da un punto di vista differente, che è quello anche della musica e della musicalità.

Domanda classica. Quali sono le band a cui vi riferite maggiormente?

Marco: Per quanto mi riguarda a livello musicale un certo tipo di musica anni ‘80. Ti dico gli Smiths sicuramente, mentre a livello di testi mi piace molto la sincerità e la verità che si trova nei testi degli Arab Strap e come approccio generale e sincero, da cuore sulla manica come direbbero in Inghilterra, ti dico i Los Campesinos.
Francesco: Io riconosco con lui un’attitudine emo.. nella sincerità, non tanto nella musica che è abbastanza diversa. L’emo inteso come emotional. Sicuramente anche i Block Party e Wolf Parade.

Io ci trovo tanto dei Fine Before You Came.

Francesco: Sì ecco, ci piace quel tipo di attitudine, poi dal punto di vista musicale forse io sono un po’ più legato all’indie dei primi anni 2000, al britpop.

Che progetti avete per il futuro?

Marco: Conquistare il mondo (ride).
Francesco: Progetti per il futuro… diventare la prossima grande cosa dell’indie italiano. Riportare l’indie a quello che era fino a quindici anni fa, insomma una questione di musica, sincerità e non solamente un trito reiterare formule che funzionano.

Le lucette colorate continuano a illuminare il viso dei protagonisti di questa serata, ci hanno rivelato i loro segreti, sogni, storie e programmi per il futuro… che noi ci auguriamo sia il più roseo possibile.

Gabriele Edoardo Mastroianni

Foto: Adila Salah

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