“Contestualizzare”

Montanelli, le statue e le storie di tempi andati: se ti scandalizzi è colpa tua

“Contestualizzare”, signori. Badate bene, perché è la parola del momento. E anche del monumento, se vogliamo essere pignoli.
Sì, potrebbe sembrarvi inopportuno erigere una statua di due metri a un giornalista che in gioventù ha acquistato una moglie di dodici anni per sfogare i propri impulsi sessuali e farsi lavare le mutande, ma qualcuno verrà a spiegarvi che bisogna però contestualizzare.
E temo che quel qualcuno abbia ragione.

Il signore di cui parliamo è, naturalmente, Indro Montanelli. Le polemiche sul monumento a lui dedicato a Milano non sono nuove. Già nel marzo 2019 venne coperto di rosea vernice da attiviste intente a ricordare Destà, la moglie-bambina di cui sopra. Ora, nel giugno 2020, altri sono tornati a ritoccare la statua armati di vernice rossa e correggendo l’iscrizione ivi posta con la bomboletta spray: “razzista, stupratore”; il loro fine ultimo è, chiaramente, vedere un giorno la statua abbattuta.
È chiaro che a rinverdire la faccenda sono stati gli echi delle proteste antirazziste americane; è li che taluni, cedendo alla furia iconoclasta, hanno iniziato a buttar giù statue erette secoli prima, ree di raffigurare personaggi emblematici dello schiavismo e degli antichi regimi coloniali.
Ma ha senso accostare la statua di un Cristoforo Colombo a quella di un Indro Montanelli?
Bè, la risposta la sappiamo già: bisogna contestualizzare. E contestualizzare significa più o meno questo:

se sei di sinistra e scopri che dedicano strade, monumenti e addirittura scuole a uno scrittore che sfrutta il suo vantaggio economico e sociale per ottenere favori sessuali da minorenni, assicurati che non si stia parlando di Pier Paolo Pasolini prima di indignarti. I suoi minorenni, del resto, erano maschi e bianchi; per fortuna hai scelto di difendere le donne e i neri e non ti riguarda; poi erano altri tempi. Contestualizziamo.

Se sei destra ci vediamo al Family day per ribadire che una famiglia è composta da un papà e da una mamma regolarmente acquistata, difendiamo l’utilizzatore finale papi Berlusconi quando importa minorenni dall’Egitto e viviamo fingendo che il marito di Alessandra Mussolini non abbia mai patteggiato una condanna per sfruttamento della prostituzione minorile col benestare della nostra onorevole (sic!); poi diremo in TV che un Maometto nel VII secolo D.C. era un pedofilo mentre invece le strane abitudini dei nostri amici vanno contestualizzate. Contestualizziamo.

«Non si sarà mai dei dominatori, se non avremo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Coi negri non si fraternizza. Non si può, non si deve. Almeno finché non si sia data loro una civiltà».
Questo scriveva il prode Indro Montanelli nel 1939; pare che non ci si debba scandalizzare, è il frutto della retorica fascista a cui tutti dovevano allinearsi, volenti o nolenti (lui era un po’ più volente, a onor del vero, ma tant’è…). È nello stesso periodo, però, che lo ritroviamo con cameratissima coerenza a fraternizzare con la bimba africana acquistata dal di lei padre per 500 lire, prezzo che comprendeva anche un fucile e un cavallo.

A chi, successivamente, gli fece notare che fraternizzare così tanto con una bambina europea sarebbe stato considerato uno stupro, Montanelli annuiva, spiegando però prontamente che invece in Africa ci sono delle abitudini diverse. Ah, il colonialismo… uno parte determinato a insegnare la civiltà agli indigeni e finisce per lasciarsi colonizzare dalle loro usanze non appena gli fa comodo.
Bisogna contestualizzare, però, e magari se è vero che si è subito donne in Africa probabilmente lo si è anche nei più disparati e disperati luoghi dove gli italiani brava gente vanno a far vincere al nostro Paese il primato mondiale per turismo sessuale minorile.

Ma noi, che siamo contestualizzatori compulsivi, vogliamo fare un salto nel 2000. Montanelli ha 91 anni e dalle colonne del Corriere della Sera spiegava a una lettrice diciottenne e curiosa quanto complicato fu per lui riuscire a penetrare quella moglie nuova di zecca; vuoi perché puzzava di capra, vuoi perché era infibulata (gli serviva illibata per risparmiarsi la sifilide), tanto da richiedere “il brutale intervento della madre” per spalancare finalmente la via del piacere al nostro virile compatriota.
Una volta finito il “leasing” (parola sua), il giornalista racconta di aver ceduto la sua adorata sposa, meglio nota come “docile animalino” (parole sue), a uno dei suoi sottoposti; a Enzo Biagi, invece, anni prima dichiarava di averla passata a un generale italiano per rimpolparne il florido harem, tradendo anche una punta di invidia: «io ero monogamo per ragioni evidenti, non potevo consentirmi grandi lussi». Ovviamente è lo stesso Montanelli che contrastava il matrimonio omosessuale poiché la nostra società si basa sulla beneamata famiglia tradizionale.
La risposta minuziosa a questa diciottenne curiosa e lettrice finisce poi con un ammonimento: “se ti sei scandalizzata, è colpa tua”.

Non vi scandalizzate, dunque, perché altrimenti dovrete pure sentirvi colpevoli proprio quando stiamo per arrivare al nodo con cui si aprivano queste righe che state leggendo: il monumento con statua olivettiquestre alla memoria di Montanelli che sorge nel centro di Milano, precisamente dove Montanelli subì l’attentato da parte di alcuni brigatisti.
Ecco, mentre nessuno si sogna di contestualizzare il gesto dei terroristi spiegando che erano gli anni di piombo e quindi piombare addosso a qualcuno per sparargli del piombo addosso era usanza del periodo, tutti vogliono tranquillizzarci sul fatto che fare compravendite di una persona, tanto più se riusciva a essere in un colpo solo femmina, nera e bambina, fosse un vezzo d’altri tempi.

Ma altri tempi non erano, e non era la preistoria: parliamo di un uomo che fino all’ultimo respiro, che risale praticamente all’altro ieri, ha rivendicato con la stessa baldante ferocia la sua conquista d’avventuriero, come se disporre del corpo di una bambina fosse un fatto divertente di cui ridere con gli amici e non l’aberrante pozzo nero in cui ha radici una tragedia che si ripropone quotidianamente ancora oggi, dietro ogni angolo del mondo.
È lo stesso Indro Montanelli a spiegarci come mai non possiamo riconciliarci con la sua figura; sarà bene infatti ricordare le sue stesse parole a proposito dei brigatisti che lo aggredirono, pronunciate dieci anni dopo l’agguato: «li rispetto perché oggi rifiutano il loro passato». È tutto qui. Il problema vero è un passato mai rinnegato, cosa che lo ha reso, di fatto, un eterno presente, totalmente inconciliabile con il presente invece nostro.

Perché il problema non è avere una statua di Montanelli, il problema è la Società che nel 2006 decide di dedicargliene una ergendolo a simbolo dei propri valori. Questo è il punto: i monumenti non ci raccontano i personaggi raffigurati, ma le persone che scelgono di celebrarli.
Per questo motivo è un’idiozia immane buttare giù le statue del ‘700 e per lo stesso motivo bisogna invece scegliere con cura quelle che andiamo a innalzare con le nostre contemporanee mani.

Prima di sollevare monumenti, allora, occorre contestualizzare e contestualizzarci, stabilendo una volta per tutte chi è davvero l’Italia all’inizio del XXI secolo e in cosa crede.
Buon divertimento.

Matteo Mammucari

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10 Comments

  • infatti dalle sue parole si capisce la sua misogenia e strafottenza. grazie Mammucari, per questo post chiaro e incisivo. assolutamente da condividere per non parlare a vanvera

  • questo succede quando nessuno approfondisce o perde anche solo cinque minuti per riflettere, andando invece dietro alle cazzate dette dal gregge, dai titoloni … tutti scandalizzati per aver inzozzato un personaggio di cui non hanno letto neanche una riga … e di Colombo??? Non basta il genocidio compiuto dai suoi finanziatori ???
    Articolo finalmente sensato …

  • Non mi trovi d’accordo. Soprattutto perchéP l’accostamento Montanelli-Pasolini (tanto sono tutti uguiali, destra o sinistra) mi sembra un tantinello … qualunquista. Soprattutto perché vorrei sapere le tue fonti sul fatto che Pasolini stuprasse i minorenni. Ci dovrebbero essere stati dei processi. Quanto è vero e quanto è inchiostro velenoso quello che è stato sparso su Pasolini, non saprei distingure, Tu questa certezza come l’hai documentata?

    • Quelle su Pasolini non sono illazioni ma fatti appurati e di dominio pubblico.
      E sì, ci sono stati dei processi ben documentati; possiamo ad esempio citare quello che gli costò l’espulsione dal PCI: nel 1949, l’allora ventisettenne (proprio come Montanelli all’epoca della sua avventura coloniale) e professore Pasolini pagò dei quindici-sedicenni (figli di contadini) per ottenere dei favori sessuali; quando la cosa si venne a sapere l”avvocato della famiglia Pasolini offrì 100 mila lire alle famiglie dei ragazzi (cifra considerevole per loro) affinché non venisse sporta denuncia.
      Puoi approfondire qui (trovi tra le note anche la bibliografia di riferimento):
      https://it.wikipedia.org/wiki/Processo_a_Pier_Paolo_Pasolini_per_atti_osceni_e_corruzione_di_minore

      Non credo, quindi, si dica nulla di avventato scrivendo – come è scritto – “uno scrittore che sfrutta il suo vantaggio economico e sociale per ottenere favori sessuali da minorenni”.
      E il punto non è dire che “destra e sinistra sono uguali”, ma sottolineare che l’uomo tende a inasprire o mitigare i propri giudizi a seconda delle circostanze.

  • NON È CHE SONO IGUALI DEDTRA E SINISTRA, E’ CHE A SECONDO DEL LATO SI GIUDICA CON QUESTI O QUEI PREGIUDIZI. MENTRE I VALORI SONO ASSOLUTI SIA CHE SEI DI DESTRA CHE DI SINISTRA

  • Credo che Matteo abbia colto un punto importante quando dice che sarebbe più interessante occuparsi di quali statue stiamo attualmente eregendo piuttosto che prendersela con le statue del passato, ma d’altronde questo equivale a non voler vedere la storia.
    Il corpo di dolore collettivo sommato all’ego che si sente sminuito dagli eventi e vuole cancellarli, non vuole accoglierli, non può perché non è capace.
    Quell’accoglienza che solo il lato femminile dell’uomo (ne maschio ne femmina ma sia maschio che femmina) può realizzare.

    Se si è un po’ distaccati dal coinvolgimento emotivo si può vedere emergere il lato maschile proprio dove non andresti a cercare, ossia nel femminismo. Movimento che vuole combattere il maschilismo comportandosi allo stesso modo di colui che combatte, attraverso persone che si immolano a difesa delle forme e che nelle forme e solo in esse si identificano, ma in quelle forme, oltretutto, le donne appaiono sempre più combattive, più aggressive…insomma più maschi (basta aprire instagram per vederlo)

    Sembriamo bambini che giocano a fare la guerra per portare la pace ma non si spegne il fuoco col fuoco.

    Eppure iniziamo a prendere consapevolezza del presente, dello sperimentatore e non solo dell’esperienza, dello spazio che permette alle forme di esistere. Allora iniziamo a smettere di combattere, di etichettare giusto o sbagliato, di nuotare contro corrente e inizieremo lasciarci trasportare dal fiume sulla barca della fiducia (pure un gommoncino va bene) sperimentando che nuotare, aggrapparsi ad ogni ramo, voler combattere ecc alla fine non ci impedirà di arrivare all’oceano, ma tutto questo ci sfinirà e ci farà provare dolore, ci farà preoccupare per “chissà dove andro a finire” e finalmente ci porterà ad arrenderci e scoprire che per arrivare all’oceano bastava lasciarsi trasportare con fiducia, accogliendo.

  • concordo che e’ sempre una questione di valori … gli stessi che si vuole promuovere. per certi personaggi le statue in piazza non sono ammissibili, non abbracciano i valori di tutto e spesso si tratta di personaggi controversi, con tanto scheletri nell armadio… percio’ sarebbe semmai il caso di fare è mettere i monumenti nei musei, dove si parla di storia, e non piazza !!!!

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