Classica strage del sabato sera su una strada di provincia

di Marco Caponera

Non erano riusciti a rimorchiare nemmeno la parcheggiatrice rom, quel sabato sera, e per questo decisero di andarsi a fare due cornetti con la nutella. Mirko tirò fuori le sue pasticche, quelle più leggere, da fine serata, e ne buttò giù una con il rimanente Moijito.
–Che Moijito di merda che fanno in questo posto- Disse stizzito stringendo il bicchiere di plastica trasparente.
Damiano annui distrattamente, era troppo concentrato a verificare se le modifiche all’assetto della sua Mercedes decappottabile erano state efficaci. All’improvviso le palle di Mirko iniziarono a frullare come due maracas di spermatozoi.
–Fermati! Fermati!-
-Che c’è? Devi collassare? hai visto un’altra volta il fantasma di Moana Pozzi con il lenzuolo di pizzo?- Disse Damiano mentre provava le nuove pinze da 20 millimetri in carbonio. –La strada della vecchia ferrovia. Te la ricordi? Che flash che mi è venuto, saranno queste pasticche. La casa d’appuntamenti in questa cazzo di strada! Quanto tempo avremmo perso a cercala, senza mai trovala?-
-Me lo ricordo si. Abbiamo consumato la nostra adolescenza dietro a ‘sta cazzo di leggenda metropolitana.-
-Ci pensavo proprio l’altro giorno, mi era preso a riflettere sulla mia adolescenza…-Disse Mirko sbattendo la mano sul ginocchio di Damiano
-Da quando ti ha lasciato Tiziana non sai proprio a cosa cazzo pensare eh? E poi, non ti è bastato il cane che ti si era attaccato al cavalletto del motorino nel ‘93?-
-Woooo……Gli ho staccato la dentiera a calci a quel bastardo….-
Mirko tirò fuori una sigaretta e l’accese nervosamente, buttando l’accendino ai suoi piedi.
-Stasera ho proprio voglia di figa. Pensaci un attimo, un conto è cercare una casa d’appuntamenti quando devi rientrare alle otto di sera, un conto è cercarla alle due di notte con tanti soldi in tasca- Disse spiaccicandosi il bicchiere di plastica sul collo.
Damiano rimase un attimo in silenzio, poi fece un inversione ad U e imboccò la stradina della vecchia ferrovia.
-Non hai tutti i torti, non ci avevamo più pensato a questa storia. Anche perché di scopare manco mi passava per l’anticamera del cervello, al massimo speravo in qualche sega che mi sarei potuto fare sbirciando da qualche finestra….-
-E poi..-
Aggiunse Mirko dopo aver evitato un cratere
-Tornare a casa con meno di 100 euro non mi è mai piaciuto, è come tornare da una battaglia senza un graffio-
Mirko rideva soddisfatto come se avesse rimorchiato la cubista colombiana, e con quel sorrisino già stava scrutando tutte la zona.
Era una stradina buia e dritta, qua e la c’erano ancora pezzi di rotaie arrugginiti, alcuni sembravano disposti a forma di freccia, come ad indicare un percorso.
C’erano poche case, e molto ben nascoste, ma quando videro una fila di grossi macchinoni neri, parcheggiati per un viale poco illuminato pensarono la stessa cosa. Si guardarono senza dire niente, ma soltanto ridacchiando senza emettere rumori. Fermarono l’auto un po’ prima del viale e poi si avvicinarono alla casa, dove c’erano le luci del piano terra accese, ed il cancello aperto.
-Te lo avevo detto! Te lo avevo detto! Non era una stronzata come diceva tuo padre.-
Cercarono di affacciarsi alla finestra, quando Mirko si senti bussare sulla spalla.
-Volete entrare per favore?- Dissero due ragazze, una bionda con i capelli corti, e l’altra mora, con la pelle caffellatte poco caffè, tutte e due vestite solamente con una tunica nera molto leggera, nonostante i due o tre gradi.
Mirko e Damiano non aspettavano altro.
–Visto? Stasera figa a volontà!- Disse Damiano.
Appena entrati furono introdotti dalle due ragazze in un salone.
–Ci portano con gli altri, magari fanno scambi di coppie.-
-E se ci scambiano per froci?- -Tranquillo, qui sei tra gente di classe, hai visto che macchinoni? Qui c’è gente seria, cosa credi?- Disse Damiano, mentre dava qualche pacca sulla spalla da uomo che ne ha viste di cotte e di crude a Mirko.
Nel salone c’era una tavola con un banchetto quasi giunto al termine. Bottiglie di vino vuote, tovaglioli sporchi, e quell’aria da campo di battaglia appena sgombrato tipico delle grandi abbuffate.
–Buonasera a tutti! Dobbiamo spegnere i cellulari? Danno fastidio?- Esordì Mirko. I commensali rimasero gelidi. Solo un uomo gli fece segno di sedersi ai due posti al lato del capotavola, mentre una specie di sinfonia classica, lenta e ripetitiva, usciva dagli altoparlanti della sala.
–Mi sta passando la voglia di figa a vedere questi.- disse all’orecchio a Damiano.
-Cazzo!
-Che c’è non hai preservativi? Guarda che qui..- Disse Damiano sicuro.
-No, macchè! C’è anche il mio psicologo! Che figura! Sai venerdì alla seduta che palle..-
-Psicologo? Vai da uno psicologo? Non me lo avevi mai detto, psicopatico di merda, ci vai per Tiziana scommetto-
-Si, è per quello, e allora? Che figura di merda…-
-Fai finta di niente e pensa alla figura di merda che sta facendo il maniaco sessuale da 100 euro a seduta, potresti anche ricattarlo secondo me-
La loro conversazione all’orecchio venne interrotta dal gesto più insistente dell’uomo a capotavola. Si sedettero mentre gli altri li guardavano incuriositi, ma seri, continuando chi a mangiare un po’ di frutta, chi l’ultimo boccone di carne. Nessuno diceva niente, e nessuno aveva portato nulla da mangiare ai due, nonostante fossero passati già alcuni minuti.
Davanti a loro c’erano solo due grandi scodelle, e al centro del tavolo due vassoi lunghi un paio di metri l’uno, simili a quelle dei banchetti dell’antica Roma.
Mirko era immobile e con lo sguardo cercava di comunicare con Damiano.
–E’ tipo una sala d’attesa, non ti preoccupare. Non parla nessuno per Privacy, questi sono tutti pezzi grossi.- Disse Damiano abbassandosi leggermente verso Mirko, poi sollevò la testa urlando a tutti: -Scusate la nostra, ehm, come si dice? Sfrontazione..-
-Sfrontatezza- Suggerì Mirko.
–Si giusto. Volevamo sapere chi era l’ultimo. Per regolarci, sapete, abbiamo bevuto e preso tanta di quella roba che la stanchezza potrebbe giocarci brutti scherzi se tiriamo per le lunghe.- Continuarono tutti a guardarlo, ma come se non avesse detto nulla, continuarono tutti a fare le loro cose, mentre la musica saliva gradualmente e lentamente, minuto dopo minuto, di volume
–Che cazzo di ignoranti.- Commentò a bassa voce Damiano.
-Non sono ignoranti. E’ solo che, diciamo, non possono rispondervi ora. Solo io posso, Dottor Contini, piacere.- Gli disse l’uomo a capotavola, sorridendo solo ed esclusivamente alla parola “piacere”.
–Ah, ho capito! Siete voi il magnaccia, quello che gestisce l’attività. Capisco, capisco.- Disse Damiano mentre si preparava una striscia di coca sull’estremità del grande vassoio che arrivava fino a lui.
–Dottore in cosa? Anche mio padre è dottore, sa? Ma io credo che farò carriera nell’esercito, non bisogna studiare, e si muore meno che nei cantieri edili.- Disse con un sorriso alla “ me la sono studiata”, Mirko.
–Qui siamo tutti dottori in psicologia, o psichiatria…e altre discipline… Questo è quanto vi basta sapere.- Disse fermamente.
-Quanto cazzo siete riservati! Mica lo andiamo a raccontare in giro che vi piace la figa. Ed anche se lo facessimo dovreste sentirvi orgogliosi di far sapere in giro che ancora zuppate il cazzo alla vostra età. Belli psicologi del cazzo che siete, non sapete nemmeno accertarvi.- Il dottor Contini, tirò su il tovagliolo. I suoi occhi si fecero accesi come la sigaretta che stava ispirando avidamente. Lentamente il dottore si avvicinò a Damiano. La musica si alzò di volume in un ritmo sempre più basso e ripetitivo. Mirko cercava di liberarsi da quello sguardo, ma senza riuscirvi.
–Guardi che scherzavo cazzo, cosa vuole? Noi non volevamo mica rapinarvi.-
-Lo so- Disse il dottore.
-Bene, allora, lasciateci andare, ci abbiamo ripensato. Abbiamo sonno, la discoteca, i drink…-
-..la cocaina, qualche pasticca, lo so, lo so. Siete così superficiali da non rendervi conto di alcune evidenze.-
Il dottore gli si era avvicinato così tanto che il suo aspetto appariva sempre più cattivo e simile a quello di un uomo primitivo, con quelle ciglia così folte, e il respiro pesante come durante una spirometria.
-Siete così superficiali. Non sapete vedere oltre le situazioni, e non avete nemmeno il controllo dei vostri pensieri, credete al bene, a quel bene profuso a quintali dalla vostra cultura edonistica. Credete che il male si annidi nei derelitti, nelle menti malate, nei satanisti della domenica. Poveri illusi.
Fece un largo sorriso, mantenendo però quella distanza ravvicinata e voltando lo sguardo anche verso Mirko.
-Che cazzo c’entrano i Satanisti? Non sarà mica per quella storia del nostro amico Gianluca? Quello che ha dato fuoco al convento francescano? Io lo conoscevo di vista e….- Damiano cercò di finire, ma fu interrotto dal Dottor Contini con una violenta manata sul tavolino.
-Vedete troppa Tv ragazzi miei, e non vedete intorno a voi. Credete davvero a quelle panzane dei riti satanici fatti da quattro adolescenti viziati?
-Lei vuole spaventarci? Vi state divertendo eh?- Cercò di dire Damiano con un sorriso isterico e il corpo immobile, mentre delle lacrime dense come collirio iniziavano a scendergli sulle guance. La musica iniziò con un suono più ritmato, quasi un blues suonato con violini e arpe, ma ripetitivo, ossessivo. L’uomo che sedeva all’altro capotavola e che fino a quel momento non aveva aperto bocca, se non per finire la sua carne in crosta di patate, si pulì con il grande tovagliolo bianco, guardò i due e poi alzò la mano.
-Tocca a noi?- Damiano, mentre cercava di ragionare, si rese conto di non riuscire più a muovere un solo muscolo, ma il suo corpo si muoveva in maniera autonoma. La sua mano destra afferrò il coltello dal tavolo e tagliò la sua gola in maniera così violenta e potente da far grattare la lama sulla colonna vertebrale. Il sangue iniziò a riempire l’enorme scodella che aveva davanti, poi Mirko, con gli occhi spalancati dalla paura vide il suo braccio, indipendente agli stimoli come quello di Damiano, frantumare un bicchiere e il lunghissimo calice arrivargli in gola, ormai appuntito dalle schegge brillanti.
Dopo pochi secondi iniziò a vomitare sangue e la musica accelerò ancora di più il suo ritmo e la sua ripetitività, ormai di poche note. Piccoli gorgoglii e inutili spasmi stavano finendo di uccidere Mirko e Damiano, e le due ragazze dalla tunica nera avevano iniziato a pulire i grandi vassoi, mentre il Dottor Contini spiegava minuziosamente ai suoi ospiti le posizioni da assumere intorno al tavolo per una perfetta riuscita del rito.

 di Marco Caponera

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