Chirurghi dell’anima

Chirurgo dell'anima cercasi... tra plastiche pene corporali e la soddisfazione dell'involucro e sostanza

Lo ammetto, dai.

Col seno di poi, e una discreta disponibilità liquida, mi affiderei alle mani di un chirurgo esperto. Stravolgerei tutto: a partire da ogni evento della mia vita fino all’ultimo centimetro di pelle.

Dalla testa ai piedi, cervello incluso e in prima base: un corpo in trincea.

Farei incidere, sommare, eliminare, ridurre, scambiare, ricucire e cicatrizzare ogni più piccola porzione di derma. Ogni singolo strato, fino al Settimo Sigillo e oltre. Scolpirei ogni fibra muscolare come marmo grezzo nelle mani di Michelangelo.

Farei aumentare, diminuire, equilibrare le varie zone come fossero pneumatici antidifetto o palloncini pieni d’elio tra le braccia di bambini golosi. Pianificherei centimetri e dimensioni, grandezze e architetture, pieni e vuoti d’ombra, come un ingegnere della carne in posa-scatto per il premio Nobel.  Non lascerei niente al caso: lucida, fredda e controllata come un killer da copertina.

Farei levigare, ristrutturare, e idratare l’intera superficie: angoli del corpo come equazioni matematiche, trattati con tecniche abrasive e nutrienti post-acido a profusione. Assumerei solo proteine e vitamine in pillole, avendo cura di espellere eventuali alimenti nocivi.

Combatterei l’ossidazione, la glicazione e l’ovulazione, lo spread e la recessione, sia essa globale, politica o gengivale. Soprattutto, farei in modo che i radicali liberi venissero incarcerati per sempre. Ergastolo o pena di morte, a seconda del danno provocato, in una dittatura che non tollera cambiamenti temporali, in un regime totalitario che non lascia spazio a cellule anarchiche e insicurezze da frigide donnette pre-menopausa.

Il tempo non esiste. Lo diceva già Agostino. E se mi dite che il tempo esiste ed è pure relativo, allora rispondo che non deve scorrere: fermo, immobile, congelato in un atomo di botox. Quanta semplicità nel poter sfoggiare un‘espressione di plastica adatta per ogni occasione: ossigeno e collagene a controllare i miei sbalzi d’umore. Psicologi sorridenti e reparti psichiatrici a riparare i danni di un’operazione scadente.

Rabbrividisco.

Eppure sono collocata in un quadro asettico-estetico pronto a immolare anche l’ultimo baluardo morale, in nome dell’eterna assenza di rughe. Io, che continuo a riflettermi in uno specchio senza riconoscermi. Con una percezione totalmente falsata da prototipi sociali che non rientrano in misure e proporzioni. Dismorfofobia a colazione. Il diverso è un’arma a doppio taglio. Una ruga d’espressione è il crollo di decennali sicurezze, come una Berlino nell’89. L’attacco della cellulite è disperazione al pari di un treno merci zuppo di urina ebraica. L’avvento dei primi capelli bianchi è paragonabile alla scoperta di un cancro. Un paio di tette cadenti sono peggio dell’attuale crisi sociale, ma per risanare quelle un paio di milaeuro si trovano sempre.

Chirurgo dell’anima cercasi.

In un’epoca in cui l’estetica ha soppiantato l’etica, il chirurgo diventa nuovo e implacabile demiurgo. Un’epoca in cui la ricerca del sé è stata superata dalla ricostruzione del sé. A priori: senza mai esserci trovati, pretendiamo di ricostruirci. Ricalibrare l’essere senza mai averlo scoperto e conosciuto, in una colata di sperma egologico.

E il corpo, invece, va curato e usato in egual misura, consumato e riparato, devastato e rottamato. Deturpato, alla fine, perché no? Assolutamente sempre in cambiamento. Non vorrei mai arrivare integra alla morte, ma usurata, ferita, maltrattata, livida e accartocciata: da rottamare. Superato l’amore-odio per la cremazione, a tratti, preferisco ghirlande di fiori marci e terra putrida come finale di partita. Guardo all’utilità organica del decorso corporeo: diventerò un prelibato prodotto alimentare, succulento cibo per vermi grassi o affamati. Sono favorevole alla politica del riciclo.

E che del corpo, cari i miei vermi, sia preso tutto il pacchetto quando si parla di portarlo alla fine, che si prenda involucro e sostanza. E vi prego, non parlatemi di Anima, e superate i dualismi cartesiani o le santificazioni cristiane. Lo ammetto, non sono poi così atea e nichilista, anche per me esiste una sorta di anima, ed è quel nucleo caldo ed essenziale racchiuso in ogni cosa: il ripieno dei biscotti, il nocciolo di un frutto, il dittongo di una parola, la colla nel biadesivo, la batteria di un pc, l’inchiostro di una penna, le due pagine centrali di un libro, il Sistema Nervoso Centrale, il formaggio fuso nel toast, la cannella nel cappuccino, le sillabe centrali di una parola corta, la crema-di-riso-calda nella sfoglia-di-riso-calda, i concetti della grande Filosofia, i chicchi rossi del melograno, l’amigdala o il nucleo caudato del telencefalo, la striscia bianca del dentifricio, il calore del caffellatte la mattina presto …

Romina Bicicchi

 

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