Chi scrive canzoni, chi sogna i milioni

Storia della fortuna di un cantautore... ovvero di chi ne gestisce il patrimonio, artistico e non. Ma più non

Il signor capo importantissimo di Ukizero resta perplesso quando gli faccio presente l’argomento di cui vorrei scrivere: «Occhio, che parte la denuncia…».
Perché lo sa già anche lui, ormai, che basta avvicinarsi al nome di questo cantautore e arrivano le cravatte degli avvocati. Io stesso ho ricevuto minacce legislative e preventive per uno spettacolo teatrale basato sulle sue canzoni (e non sulla persona). Questo accade da quando la sedia di colui che faceva sogni d’anarchia è occupata da chi fa sogni di burocrazia. Ma partiamo dall’inizio.

L’inizio, ovviamente, è Mino Reitano.

Era più di quindici anni fa, ero un adolescente lontano dalla diatriba tra chi seguiva la moda o la moda di chi andava contro la moda; mi ero già perso nel nastro delle cassette trovate in macchina di mio padre.
Musica che era amore puro, indissolubilità di tragedia e commedia avvinghiate, graffi e balsamo. Non sapevo ancora quanto una passione non condivisa potesse essere pericolosa, spingere verso la deriva più cupa della solitudine. Fu così che mi ritrovai disperatamente alla ricerca di qualcuno che amasse ciò che amavo, senza trovarne.

«Chi?! Mino Reitano?», era la risposta che tutti mi davano. Io, a malincuore, gli spiegavo che stavo parlando di un altro cantautore, quello di “Gianna“, l’unica di cui ancora qualcuno si ricordasse (e che forse per questo cominciai ad avere un po’ in dispregio). Perlopiù il discorso finiva lì, ma quasi tutti quelli che si prendevano la briga di ascoltare si innamoravano. Andavo orgoglioso di quei piccoli fuochi accesi e del passaparola che generavano. “Se mai qualcuno capirà / sarà senz’altro come me”, cantavo, deciso a far riemergere il nome del mio cantautore preferito. Tutta l’Italia lo avrebbe rivalutato, sottraendolo all’oblio in cui latitava ingiustamente. Ne ero certo.
Nel 1993 uscì una compilation di giovani artisti italiani (tra cui i Ritmo Tribale e dei giovanissimi Afterhours) che reinterpretavano le sue canzoni. Nulla che avesse una diffusione tale da scalfire il grande pubblico, però.
Solo pochi anni dopo, l’imprevisto: “Ma il Cielo è Sempre più Blu” impazzava in tutte le radio. Tutti imparavano, stupiti, il nome di Rino Gaetano.
Nel modo peggiore.

Era il 2003, un drammatico momento in cui la musica si pensava (e vendeva) come suoneria da cellulare. Iniziavo il giro delle feste dei diciottenni, roba schifosa imbastita di musica schifosa. C’era la moda di far rivoltare gli artisti nella tomba, proponendo disgustosi remix da discoteca dei loro brani, così che tutti potessero zampettare sulle note (altrimenti sconosciute ai più) di brani come “Geordie“, recuperata da Fabrizio De André. Accadde così che un certo famoso Dj ebbe l’intuizione di usare “Ma il Cielo è Sempre più Blu” per soddisfare gli appetiti danzerecci dei giovani. Triste, ma funzionale. Io odiavo la discoteca più di ora, ma ero contento: con Rino Gaetano si poteva fare di tutto, che senso ha essere ricordato come il dissacratore per eccellenza se poi ti mettono in una teca? In fondo andava bene così.

Se andava bene a me, proviamo a immaginare come andava bene a chi ne incassava i diritti d’autore: la sorella dell’autore suddetto, la signora sorelladiRinoGaetano. Trattasi di una donna che, sicuramente, deve aver rinunciato a una qualche brillante carriera per dedicarsi alla sua missione di vita: imporre di nuovo il nome di suo fratello all’attenzione della Nazione tutta.
Forse la scintilla si era accesa qualche anno prima, quando il repertorio del sangue del suo sangue comincia ad essere suonato timidamente nei locali, da una Tribute Band.

Forse solo chi fa musica originale conosce l’entità della piaga che le Tribute Band rappresentano in un Paese in cui c’è così poca attenzione e curiosità per ciò che non si conosce. I gestori dei locali, giustamente, sono molto più disposti a pagare gente che suona la musica di altri (meglio se morti) attirando quei numerosi fan che non hanno avuto modo di ascoltare dal vivo l’artista vero. All’epoca, però, Rino Gaetano era una scommessa: dei tanti morti su cui puntare, lui poteva tranquillamente essere l’ultimo. I suoi dischi non erano neanche stati ristampati su cd, e i Ciao Rino sono stati i primi a crederci, i primi a cantarne il repertorio in giro; se punti su un nome soverchiato da Mino Reitano lo fai solo per un motivo: amore. Ero abbastanza adolescente da avere il cuore lacrimevole nel vedere persone (a decine prima, a centinaia poi) radunate sotto l’egida di quell’amico scomparso e mai conosciuto. Stare insieme era una forma di resistenza alla polvere, andare ancora avanti con la propria guerra. Era una questione di appartenenza, mai di soldi. Non ancora.

Se Rino Gaetano è stato riscoperto, se la sua potenza artistica ha avuto modo di farsi valere nelle orecchie delle nuove generazioni, lo si deve soprattutto a chi ci ha creduto in tempi non sospetti, quando magari i soldi dei diritti d’autore non erano molti per l’affitto, figurarsi per ingrassare gli avvocati.

Questo, stamane sul giornale: la signora sorelladiRinoGaetano ha perso la causa in cui lamentava l’usurpazione del marchio “Ciao Rino”. Infatti la sopracitata signora aveva pensato bene di registrarlo tre anni dopo dalla formazione della band, forse odorando quell’incrinatura che si andava allargando. Ho avuto modo di rintracciare il numero di Alessandro D’Orazi, il cantante dei Ciao Rino, e mi faccio raccontare un po’ di cose.

Mi dice che i Ciao Rino si erano già formati quando, a una settimana dal loro primo live ufficiale, contattarono la signora sorelladiRinoGaetano, invitandola ad assistere all’esibizione di ragazzetti poco più che ventenni nel localino dietro casa. Da lì la scintilla. Nacque un’amicizia, le due entità si affiancarono e le potevi vedere insieme, ogni tanto, in qualche trasmissione televisiva a sventolare cilindri. Si tornava a pronunciare, timidamente, il nome di questo nuovo vecchio cantautore. Se anche lei non è mai stata loro manager, iniziò comunque a proporgli delle date, che accettarono di buon grado. Tutto andava bene, poi qualcosa si inceppò. Mentre i ragazzi della band si stupivano sentendo qualche Assessore parlare di ingaggi molto più alti di quelli che effettivamente percepivano, alla formazione originaria venne affiancato il quinto elemento: nientemeno che il figliodellasorelladiRinoGaetano.
Grande suonatore di ovetti e triangoli e chincaglierie, questo egregio rappresentate della famiglia effettivamente stonava un po’ sul palco, e me lo ricordo bene. Fu un suggerimento della di lui mamma, che, racconta D’Orazi, in un secondo tempo tentò di infilare pure l’altrofigliodellasorelladiRinoGaetano. Così avvenne la frattura definitiva. Da lì ci si sposta in tribunale.

Ormai il caso è chiuso, la causa pure. La signora vede sfumare la richiesta di 20.000 € per l’uso illecito del marchio, più altri 25.000 di danni morali (mentre vedo tanta gente che nun c’ha l’acqua corrente). Speriamo serva a placare un po’ il suo hobby legislativo. Non di rado, infatti, la sopracitata ha scoraggiato (tramite minacce di rappresaglie legali) musicisti dall’usare il nome di suo fratello, considerandoli rei, a suo dire, di specularci sopra. Mica come lei che ha tirato su la –rullo di tamburi– cover band UFFICIALE. “L’unica riconosciuta”, come specifica il sito. Riconosciuta da CHI?! Cosa avrebbe di ufficiale?

Fatemi capire: se tu hai un qualche collegamento di sangue con un artista (e giusto quello, perché il talento non è ereditario) sei più autorizzato di altri a cantare le canzoni che NON hai scritto tu? Qualcuno pensa di sì. E immaginiamo se, per assurdo, si potessero debellare tutte le alternative: sai come aumenterebbero le serate e i cachet per la (sigh!) “cover band ufficiale”? Ma rimane un sogno utopico, perché la legge non condivide questo punto di vista: tutti possono cantare quelle canzoni, a patto che non ledano l’immagine dell’artista. A insozzare l’immagine di Rino Gaetano, tanto, sembra esserci solo questa arroganza ammantata di pseudo-ufficialità e ostentata dalla formazione amoredimamma, guidata dal figliodellasorelladiRinoGaetano (finalmente libero di dare sfogo al suo virtuosismo chitarristico e canoro) e dal figliodiGianniMorandi (sì, canta pure lui e in fondo neanche male), band che ricorda a tutta l’Italia che per essere ufficiali (ma non necessariamente gentiluomini) bisogna essere figli di qualcuno, o di qualcosa.

«C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio! Io non li temo! Non ci riusciranno! Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni!», gridava Rino Gaetano, certo che i ragazzi, un giorno, avrebbero continuato a intonare il suo nome.

Non sapeva che sua sorella li avrebbe denunciati tutti quanti.

 

«Vedo già la mia salma
portata a spalle da gente che bestemmia,
che ce l’ha con me».
[“Al Compleanno della Zia Rosina”; Rino Gaetano, quello vero]

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Matteo Mammucari

Disegno in copertina: Emiliano Mammucari

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DOVEROSO AGGIORNAMENTO (21/02/2015):

Nel giro di cinque giorni la situazione è decisamente cambiata.
La autoproclamata “cover band ufficiale” non esiste più; come Marco Morandi (ilfigliodiGianni!) ci ha segnalato nel suo commento, lui e la quasi totalità dei musicisti della formazione originaria sono migrati verso altre esperienze musicali , prendendo le distanze dal figliodellasorelladiRinoGaetano.
Dal canto suo, il figliodellasorelladiRinoGaetano ha pubblicato, tra il 20 e il 21 febbraio, due comunicati in cui segnala che la band «uscirà in un’altra formazione, interamente rinnovata, con elementi scelti su una selezione ferrea in base a competenze musicali, capacità di interrelazione con gli altri membri del gruppo e volontà di creare un contesto più vicino al pensiero di Rino Gaetano, incentrato sull’armonia non solo in senso musicale. Da qualche mese, infatti, l’atmosfera sul palco non era più all’altezza del cantautore, a causa di divergenze d’opinione pilotate e d’infiltrazioni esterne che gravavano sulle esibizioni. Quando però si parla di Rino Gaetano, nulla deve essere lasciato allo sbando o alla decadenza, né si può pensare di fare qualcosa di diverso dal rendergli omaggio tramandando i contenuti delle sue canzoni alle nuove generazioni; ma a ciò bisogna avere l’umiltà di fermarsi, ricordando sempre che il genio era lui e non chiunque lo interpreti».
Aggiunge poi, in un secondo post, che dal suo canto «la campana è a festa e augura a tutte le cover band che omaggiano Rino Gaetano un buon lavoro e tanta serenità».
Sembra un segnale distensivo verso tutti quelli che continueranno a cantare le canzoni di Rino Gaetano, in un pub o nella doccia; forse potranno smettere di temere convocazioni in tribunale.
L’ultima bella notizia è che, sul sito citato nell’articolo, al posto di “Band Ufficiale, l’unica riconosciuta” ora campeggia la scritta “unOfficial”.

Per chiudere voglio ringraziare Marco, ilfigliodiGianniMorandi, per il suo contributo e la sua attenzione, e Danilo, l’altrofigliodellasorelladiRinoGaetano, che ha condiviso questo nostro articolo commentando “Da far girare. Come è andata veramente” (che sia il fratello figlio unico?).
La speranza è che le note legali si diradino, lasciando spazio soltanto a quelle musicali.
Su che tasto suoniamo noi / per creare il “poi”?
Matteo, ilfigliodiCarlo&Tiziana

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> Rino Gaetano e il Jet Set massonico

 

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18 Comments

  • Ricordo poco Rino in attività perché ero piccolo,poi l’ ho scoperto al premio Tenco ricordato da altri artisti,dei complotti……..
    ma che fosse scomodo a sinistra e a destra non ci piove,ma sopratutto straordinariamente attuale

  • davvero strano il percorso di questo cantante. i miei genitori se lo ricordavano bene, soprattutto per gianna come scrive il mammucari. poi mi ricordo di quella compilation…eravamo pischelli in cerca di novità tra i locali romani…dopo qualche anno,rino era diventato uno dei più acclamati cantanti italiani,addirittura una fiction in tv….
    se la sorella di rino avesse voluto tutelare il suo nome,sarebbe stata cosa giusta, ce ne sarebbero ancora di cose da chiarire,ma se invece si trattava di appropriarsi del marchio di un gruppetto di liceali che suonavano per passione le musiche di rino…be’ allora non va bene

  • amo questo cantautore anche io…come il mammucari ci sono cresciuto. lo ascoltavano dei miei amici più grandi tempo fa…non ho più smesso di ascoltarlo
    bellissimo post

  • un genio per fortuna riscoperto in tempo prima dell’oblio….si è avverata la profezia di Rino. forse grazie all’intervento di chi ha sempre comunicato con lui attraverso i suoi criptici testi
    bellissimo e condivisibile post di Mammucari
    spettacolare anche l’articolo di Del Conte sui suoi legami Massonici… meraviglia Uki!

  • ma pensa te che storia! sono contento per la band che per primi hanno creduto in Rino in tempi non sospetti. ed è un bene che se ne parli ancora e sempre di più di questo grande cantautore…. Un grande Lol per Mammucari!

  • Non ho mai approvato la dicitura UFFICIALE che da qualche tempo il figliodellasorelladiRinoGaetano ha voluto sbandierare e sottolineare. Ho spesso avuto da dire e da discutere su certi atteggiamenti suoi e di sua madre aggressivi verso persone che invece stimano profondamente Rino e che vogliono solo ricordare il suo nome. Ho quindi deciso di allontanarmi da loro e dal loro modo di “difendere” la memoria di Rino, forse con un po’ di ritardo, ma è un ritardo dovuto comunque alla riconoscenza che ho nei confronti di Anna (sorelladiRinoGaetano) che anni fa mi ha permesso di incidere la canzone inedita “Nuoto a farfalla”.
    Mi hanno insegnato ad essere gentiluomo piuttosto che ufficiale, nonostante io sia il figlio di qualcuno, cosa per la quale non ho né meriti né colpe…
    Grazie per :”in fondo non canta neanche male”

    Marco
    ilfigliodiGianniMorandi

    • Ciao Marco, anche io penso che hai una bella voce, ti ho molto apprezzato in una interpretazione di mio fratello è figlio unico sulla Rai…
      stavo pensando a Danilo Scortichini, vorrebbe produrre il suo primo cd, ha delle belle canzoni con qualche bravo musicista e un bravo ingegnere del suono potresti fargli un bel regalo.
      Un fan di Rino e amico di Danilo.
      Claudio.

  • bravo Matteo sei sempre stato molto diretto e sincero(di cuore) nel dire le cose ma Rino è Rino e va semplicemente amato,apprezzato e cantato affinchè nessuno lo dimentichi mai davvero e perchè comunque vada le sue canzoni aiuteranno molta gente a stare meglio dentro di se.Noi che cantiamo le sue canzoni in ogni locale e piazza dobbiamo avere un grande rispetto per quell’uomo autentico che era Rino gaetano e quindi mai imitare colui che non avrebbe mai voluto essere imitato.rispettiamo la sua originalità e cantiamo con il cuore e l’anima le sue canzoni.Questo è quanto.P.S.:il tuo spettacolo aveva la sua stessa originalità,non sarà mica il caso di rivederlo?e rivederci? Max ilfigliodiGiustino

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