C’è crisi. E sticazzi!

Come ho deciso di fottere il sistema dall'interno... di me stesso

.«Non credo nel male, credo solo nell’orrore.
In natura non esiste alcun male, ma solo orrore in abbondanza. Le epidemie e i flagelli, e le formiche e i vermi».
(Karen Blixen)

«In natura non ci sono né ricompense né punizioni: ci sono conseguenze».
(Robert Green Ingersoll)

 

Non è iniziato da tanto il 2017 e l’ombra di una nuova crisi è sempre nell’aria. Ancora?? Ma allora è proprio il caso di dire che siamo dei coglioni.
Voglio dire, siamo in crisi per un sistema economico-sociale che abbiamo inventato noi! Lo abbiamo creato noi quel sistema di regole, norme e convenzioni sociali. O no?
È come se giocando a Monopoli ad un certo punto si presentassero davvero i “gendarmi” a casa nostra per portarci in galera dopo un “imprevisto”, e noi ci facessimo arrestare senza neanche passare per il via… come se fosse lo stato più normale delle cose. Invero, come in un gioco delle parti, nella vita reale allo stesso modo, basterebbe cambiare le regole del gioco, rimescolare le carte, cambiare norme e definizioni… e sul serio ci toglieremmo dalle balle la crisi. O tutt’al più basterebbe non giocare più. Peccato solo che siamo arrivati al punto che abbandonare vecchi sistemi ci disorienta ormai quanto la crisi forzata che stiamo subendo. Siamo dei coglioni, appunto. E così siamo ancora in crisi, non mi posso rilassare un attimo che subito vengo gettato in nuovi pozzi di angosce esistenziali che tuttavia dipendono, lo ricordo ancora, da come vogliamo vedere le cose, dal nostro sistema materiale: da ciò che produciamo noi. Il ché la dice lunga…

Faccio sempre molta fatica ad afferrare in modo continuativo la felicità? Da quanto non ci facciamo una risata a crepapelle? Ci lasciano ridere solo di fronte un film comico o in prima serata. Per il resto è una valle di lacrime. Invece so bene che il sorriso apre tutte le porte perché genera un immediato entanglement con gli altri ed è quindi la più intima forma di socializzazione. Le donne non a caso cercano l’uomo che le fa ridere… mica sceme loro.
Sembrerò Buddha, ma per me è chiaro che il dolore è generato dalla sete di vivere sugli altri e dal conseguente attaccamento all’esistenza materiale. E per esistenza materiale intendo pure quel peso sulle spalle, e allo stomaco, che sento a causa della quotidiana zuffa per una vita dignitosa, come si suol dire: una casa, un lavoro che mi soddisfi, le mie responsabilità, le mie scelte, sentirsi felici, poi malinconici.. essere gratificato dalla società, ecc… Tutte stronzate se messe così. Di fatto la continua ricerca di appagamento per cose che ci vengono quotidianamente inoculate, disorientano l’anima dalla meta della consapevolezza… del migliorare se stessi per stare realmente in pace con noi e col mondo. Al contrario, quel morboso attaccamento finisce sempre per avere come conseguenza il conflitto, la depressione, il panico, la mancanza di stima… Non se ne esce, lo so, mi sono guardato intorno… sono circondato, pure voi!
Si facessero tutti una risata piuttosto! Come quella che si scambiano due felici amanti dopo aver fatto l’amore: stanno bene, sono appagati nel corpo e nella mente. Stanno bene insieme, il tempo si ferma, non esiste altro al di fuori di loro.. e il presente li fa sorridere. In quei momenti si acquieta quella brama di immortalità terrena, si dissolve il terrore della morte che è poi la staminale di angoscia che genera la guerra, l’omicidio, la violenza come proiezione del Thanatos sul prossimo.

Tutto ciò lo dimentichiamo, incredibilmente, anche quelle poche volte che scendiamo in piazza a manifestare. Poiché la nostra specie non risuona all’unisono anche in quei momenti non siamo uniti da un disegno comune e ragionato. Ci hanno rincoglioniti. Il sistema riesce sempre a infiltrare dei disturbi, tipo black block, e il giorno dopo si sparla dei feriti e non del problema sotto accusa.
Pensate se invece ci fermassimo per dieci giorni di lavorare come schiavi per il sistema. Lasciando attivi solo i servizi di prima necessità e soccorso. Pensate cosa accadrebbe se rimanessimo tutti a casa senza usare elettricità, benzina, gas, soldi… niente. Tutti a casa con gli amici o il vicinato a prestarci e ad offrirci il necessario per bivaccare qualche giorno. Le Multinazionali collasserebbero, le borse crollerebbero, e tutti i politici a parlare al vento in Tv. Di fronte il baratro della perdita del loro potere, ai lor “Signori” non rimarrebbero che due mosse: o venire a cercarci tutti con i “gerdarmi” per farci il culo, oppure si arrenderebbero al fatto che il sistema è ormai fottuto. Ma tanto noi rimaniamo solidi nella nostra stupidità.

Certe volte mi viene voglia di scendere per strada e gridare in faccia a tutti di finirla di comportarsi come degli psicolabili!
Basta di darsi in pasto agli impulsi più beceri! Quelli sono rimasugli di un’evoluzione primitiva. Non abboccate all’amo. Guardatevi dagli azzeccagarbugli. Il fuoco scotta, lo sappiamo ormai, lo abbiamo imparato già nella preistoria. È inutile fuggire, di fatto l’uomo sa governare il fuoco. E dunque lasciate stare la razionalità, ha ragione sempre lei.. E poi ha fatto il suo tempo, soprattutto quando diventa logica, ideologica, sociologica, misogina, massmediologica… Gli impulsi bruciano, consumano. Non hanno una strategia evolutiva, io lo so. Il fatto è che di fronte alla scelta di mandare in fumo una cosa, dovremmo decidere di farlo solo se è “giusto” in nome di un equilibrio più grande. Oltrepassati i tempi della sopravvivenza non sta più a noi decidere della vita o della morte, quel fardello è oramai tornato nelle mani equanime della Natura. Noi piuttosto contiamo prima fino a tre… ché non ci compete, al nostro livello abbiamo un’altra missione: onorare il nostro tributo alla Vita in nome dell’evoluzione. È tempo di ballare!
Parliamoci chiaro… lo sappiamo tutti che ogni azione può avere incalcolabili conseguenze.
Ironia della sorte, credo proprio che la soluzione sta nell’accettare che noi, come ogni cosa, un giorno non ci saremo più.. devo accettare di scomparire, anzi, di trasformarmi, come recita il primo Principio della Termodinamica.

Innanzitutto ho capito, a mie spese, che non aggrappandosi ai più ingannevoli schemi mentali è la suprema arte di compiere una scelta. Non provare né attrazione né repulsione per alcuni dei possibili “obiettivi sensibili”, non farsi aspettative né timori, non attaccarsi ossessivamente ai risultati, ecc… questo è il senso di ogni scelta: farla in modo naturale! In nome di ciò che è più giusto per tutti. Tanto le cose faranno comunque il loro corso… al di là dei nostri stupidi concetti di bene e male, di giusto o sbagliato. Allo stato ipnotico in cui vi trovate, potete credere alla sfortuna che volete ma se quella montagna deve cadere, cadrà giù. Ciò che crediamo di desiderare, non servirà a nulla. C’ho messo un po’, ma alla fine l’ho capito. Voglio dire che assoggettarsi alla tendenza, bramare cioè la “loro” etica morale, oggigiorno porta solo alle borie dei consigli di amministrazione: è evidente che noi non abbiamo più una percezione autentica dell’etica sociale. Invece, la nostra più pura Volontà interiore ci consegna le chiavi di noi stessi, di ciò che siamo, e dunque di ciò che vogliamo… che abbiamo qua, ad un palmo dal naso, in condivisione con la nostra specie.
Plausibilmente è per questo motivo che, più della diabolica razionalità, dovremmo piuttosto usare la ragione, c’è una piccola ma sostanziale differenza. E tutti noi sappiamo quanto è dura praticarla, è un po’ come parlare di cultura in Italia.
A pensarci su, possiamo senz’altro dire che “praticando la ragione” troveremmo pur sempre del raziocinio, ma più vicino ad una intelligenza, una certa intelligenza emotiva. Se c’è un’altra cosa che sappiamo è che le nostre decisioni portano a delle esperienze, e quelle o scottano o fanno piacere. Per fortuna, dentro di noi le esperienze ci chiariscono ciò che vogliamo o non vogliamo, ciò che ci piace e ciò che non ci piace (per assurdo, gli stessi impulsi sono utili in tal senso). Noi sappiamo ciò che vogliamo fin da prima che le Lobby ci rendessero insensibili e decidessero per noi cosa “adoriamo consumare.

Basterebbe spegnere la mente e non mentire più a noi stessi, il nostro cuore sa capire quando ci inganniamo da soli. Se non altro bisogna allenarlo a rimanere vigile prima che diventi di ghiaccio come l’inferno. Non voglio che si fermi di battere prima del tempo!
In questo senso si tratta di una specie di istinto spiritualizzato, cioè consapevole e non addomesticato, universale e non individualistico. Oggi capisco quanto avrei dovuto prestare più attenzione ai segnali di quel che le antiche tradizioni chiamerebbero il mio “daimon“. L’inconscio che mi voleva segnalare “qualcosa” attraverso allergie, cervicali, stress… emozioni e pensieri. Dovremmo tutti imparare ad ascoltare quel “sento senso“: l’inconscio è infatti libero dagli attaccamenti, per questo a volte sembra fatto di scelte controintuitive, all’apparenza incomprensibili. Eppure non apparirebbe più così astruso se fossimo TUTTI a seguirlo – diverrebbe la normalità – invece di perderci ed isolarci nelle paludi di quell’etica ormai inesorabilmente inquinata.
Ho capito che l’intelligenza emotiva è l’unica strategia per seguire sempre la scia di ciò che mi piace, di ciò che voglio davvero. E questo è sempre giusto, se nessuno invade la libertà degli altri. Perché se c’è qualcuno che ancora non ha capito che senza gli altri noi non esisteremmo, che non esiterebbe nessuna cosa, neanche una sola esperienza di sentimenti, allora è lui l’imbecille troglodita!

Risvegliarmi da questo oscurantismo mi ha portato ad un sognare diversamente creativo che sembra avere a che fare con un ribaltamento totale dei valori, anzi con una loro trasvalutazione.
La cosa che più mi solletica è che per fare questo bisogna avere le palle che i lor “Signori” non hanno – bisogna avere il coraggio di andare oltre qualsiasi giudizio e convenzione sociale – per darsi infine a quell’irriverente, supremo, folle e definitivo gesto che è il lasciarsi andare dalla faccia della Terra: finanche morire. Lasciarsi andare via come “morireagli attaccamenti, ai pregiudizi, alle teorie, ai concetti, e dunque, follemente amare. Perché ciò che io ho amato rimarrà impresso nella mia Coscienza, l’immagine eterna dell’universo, mentre il denaro non me lo posso certo portare nell’aldilà, tutto qua rimane, e vaffanculo allora!
Le immagini amano svanire, non sono mica immaginazioni, sono immagini potenti, e per loro non c’è altra giustizia spontanea di questa fusione esistenziale e volontaria che nasce e svanisce… solo il cuore rimane integro. Evidentemente siamo davvero tutti immagini di un grande archetipo primordiale. Siamo portatori sani dell’ “eroico furore“. D’altronde in ognuno di noi c’è il codice dell’evoluzione, perfino in uno come me.

Al punto in cui siamo arrivati oggi, sul piano scientifico e filosofico, possiamo anche ammettere che il nostro spirito sia effettivamente immortale, comunque sia, le nostre azioni rimangono esperienze nel tempo, c’è poco da fare. Ecco perché dovremmo sempre usare l’ “equilibrio” per rimanere lungo il percorso del filo d’Arianna: usarlo per oltrepassare il labirinto e goderci quindi la nostra vita il più possibile. Il tempo è una canaglia, soprattutto per come lo abbiamo abbruttito nel nostro sistema socio-culturale.

In sostanza, ho milioni di ragioni per fallire ma non una sola scusa. Se è vero che la Volontà di ognuno di noi sceglie per ciò che è intimamente giusto, secondo un’etica più alta per come stanno naturalmente le cose (e ancora una volta non dimentico quanto sia difficile attenersi a questo), allora il senso della vita potrà ancora avere una possibilità di migliorarle quelle cose. Avrà uno scopo evolutivo, dunque una sincronia che possa vibrare per la maggior parte a nostro favore: godremo finalmente della colonna sonora di questo sceneggiato che è la nostra vita. Sarà un ologramma in sintonia con la verità, con la natura dell’universo, giacché anche io sono fatto della medesima sostanza della galassia che ci ha partorito tutti. Il nostro mondo interiore sa cosa vogliamo.

Tutti quanti, dentro loro stessi, sanno di voler la stessa cosa che desidera il loro amante.

Fatale

 

«Ti compete soltanto l’agire, non mai i suoi frutti; non sia il frutto delle azioni motivo del tuo agire, né sorga in te adesione al non agire». (Bhagavadgita)

«La natura non ha fretta, eppure tutto si realizza».
(Lao Tzu)

 

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19 Comments

  • Ogni periodo un fendente di saggezza. Impossibile non darti ragione, persino per un razionalista come me. Ma la vita è, indubbiamente, qualcosa di magicamente più grande di noi.

  • ognuno crea il proprio destino, disperso in un formicaio di cui ha perso la mappa
    qui c’è qualche pista… grazie Fatale
    blog stupefacente!!!

  • la prima volta che leggo un post-pensiero di Fatale non attraverso i dialoghi di Uki … il risultato è lo stesso: illuminante!

  • cambiare le regole del gioco,detta così sembra facile. però è senz’ altro vero che questo sistema sociale lo abbiamo creato noi, sono le nostre leggi, convenzioni, ideologie, modi di vivere… basterebbe cambiare “regole”, oppure non giocare più con “loro”, come ben suggerito da Fatale…. ma la gente non riesce neanche a cambiare le proprie abitudini figurati a pensare di cambiare le regole della società. la vedo dura
    rimane il percorso personale,come suggerito dall’articolo, quella trasvalutazione dei valori per chi ci riesce. cominciamo a pulire il nostro giardino, il mondo non cambierà del tutto ma sarà meno sporco..

  • “morire” agli attaccamenti, ai pregiudizi… abbandonarsi al vuoto dentro di noi, perché l’inconscio ci suggerirà sempre il meglio per noi, quello che vogliamo intimamente
    certamente la via maestra per lo scopo della nostra vita
    post superlativo

  • il discorso sul boicottaggio dei poteri, delle lobby e delle multinazionali è esplicativo! in assoluto l’unica soluzione per cambiare il mondo intero!

  • Idee innovative nonostante siano vecchie di millenni. la capacità di Fatale di rendere questa Via così alla portata di mano è un dono prezioso. Grazie.
    Rileggerò ancora questo post…. ogni volta che dovrò motivarmi per non mollare mai,e per fare la cosa giusta

  • Chi comanda non vuole uomini, non vuole lottare con i propri pari, vuole automi legati per le palle alla ruota, che inesorabile gira, delle finte necessità e del bisogno.

  • indubbiamente ogni crisi (sociale, politica, coscienziale) tende, in ultima istanza, a creare sconvolgimenti per raggiungere nuovi equilibri… questo detto in maniera molto benevola e finale… nel frattempo però, nel mezzo della tempesta, siamo sperduti come navi senza nocchiero… speriamo che tutto ciò porti davvero a qualcosa di superiore

  • Pensate al parto , a quanta fatica ogniuno di noi esseri umani ha impiegato per esistere ,per sentire la Vita ..cosi credo si presenti ogni cambiamento ,anche quello sociale : Si passa per un travaglio e poi un vero e proprio salto nel vuoto e si attiva di tutto in mezzo a quel casino … A livello di umanità credo che sia tutto molto più lento, inizia da pochi individui che portano avanti singole esperienze e poi via via ,se ci va bene é comunque generazionale… La consapevolezza é un viaggio che dura una vita intera . Credo però che siamo sempre più persone a intraprenderlo , questo mi fa essere un pochino più ottimista.

  • Questo è il grande malessere della contemporaneità; il vigente “contratto sociale” non soddisfa ed è ormai absoleto. la questione è grande, sappiamo ciò che non vogliamo, ma, chiaramente, non sappiamo quello che vogliamo e / o come farlo.

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