Ardecore: “Vecchia Roma” [Recensione]

Nuovo repertorio della tradizione romana: dimostrando una vera vocazione che si lascia ascoltare per interpretazioni avvolgenti, credibili e sognanti

La formazione romana, Ardecore, guidata da Giampaolo Felici e contraddistinta dal tocco a stelle e strisce del chitarrista statunitense Geoff Farina, ha costruito la propria particolarità e ricercatezza sull’amore per il repertorio, storico, musicale romano.
L’album d’esordio della band (“Ardecore“), infatti, riprendeva la tradizione di alcuni dei brani più storici del canzoniere romano, per fonderlo con sonorità più vicine al jazz e al post rock. Ottenendo una somma musicale nuova e vibrante.
Ma è in “Chimera“, secondo album, che il gruppo ottiene la svolta definitiva.
In “Chimera” c’è molto di più di Roma, c’è tutta la tradizione e la cultura nostrana che brilla. Un ponte immaginario che collega la vecchia tradizione popolare ad arrangiamenti moderni ed originali.

 

Il nuovo disco “Vecchia Roma” si può considerare più un ritorno agli albori. Infatti è un album per certi versi più conservatore poiché, seppur costernato da nuove sonorità, l’anima dei sette brani è da ricercare in quel repertorio romano di prima della guerra.
Il risultato è un insieme di interpretazioni avvolgenti, credibili e sognanti. Ascoltandolo sembra di perdersi nella strade di Roma quando d’estate il sole la illumina per tutta la giornata. Abbandonandola solo quando al tramonto, il sole si spegne nel Tevere.

Dolcissima la versione di “Signora Fortuna“, solenne e spagnoleggiante “Serenatella Amara“, più intima a cantautorale “Pupo Biondo“.
Le sette canzoni ci ricordano il coraggioso esordio che la band pubblicò nel 2005, dimostrandoci che non era solo un trampolino di lancio ma una vera vocazione di cui, anche dopo dieci anni, piace gustare lo stesso spirito.

 

Federico De Feo

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9 Comments

  • figata! li ascolto a tratti , quando mi capitano e’ sempre un piacere
    credo che sia una bellissima trovata la loro
    ascoltero’ anche questo nuovo disco…. grazie a de feo!

  • a tratti mi annoiano, ma quel folk , blues e rock di borgata …… rimane spesso un attrattiva che al momento giusto , non ti lascia piu’
    sempre ben centrate le parole di F. De Feo. 😉

  • Personalmente ne ho un po’ piene le orecchie di questi gruppi/progetti musicali che cantano in dialetto. Roma, in particolar modo non fa altro che sfornare cose di questo tipo. Vedi: Il Muro del Canto, Emilio Stella, Mannarino, L’Orchestraccia, gli Ardecore e tantissimi altri che non sto ad elencare.
    La stessa cosa vale anche per i progetti provenienti da terre come la Sicilia o la Campania che In saecula saeculorum fanno sempre la stessa tiritera.
    Questo legame con la terra d’origine sarà vero o è solo una delle tante trovate modaiole?
    O non si hanno altri stimoli e bisogna sempre attingere a questo passato/trapassato?

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