Archetipi (Part. 2): manuale per conoscere il mondo e lo spirito… ma non solo

Come queste immagini innate e congenite a tutti gli uomini, innanzitutto a livello coscienziale, hanno dato origine alle prime filosofie e religioni

Salve a tutti, scusate per l’assenza ma il bridge mi ha preso un po’ di tempo. Detto questo ben tornati qui, a voler sentire i miei sproloqui.
L’ultima volta che ci siamo visti ricordo che stavo parlando degli “Archetipi“, non ci metterei la mano sul fuoco e, vedendo l’andazzo, mi sembra di capire che si attenda una conclusione al discorso. Ricordo anche che vi avevo lasciato con questa domanda “Esistono gli archetipi?”.

Premettiamo: dimostrarne l’esistenza o il contrario è un’opera sicuramente al di sopra delle mie facoltà, delle vostre e di quelle di qualsiasi adepto alle sette esoteriche. Possiamo avanzare però delle osservazioni e queste possono essere più o meno convincenti.
Ho avuto modo di apprendere, sicuramente si troverà in accordo con me C.G. Jung, che le emanazioni archetipiche siano osservabili attraverso lo studio delle psicosi e delle malattie mentali. Ecco, la teoria nasce dagli scioccanti parallelismi fra le immagini proposte da un cosiddetto “pazzo” ed i simboli delle religioni e delle sette più antiche della storia, paure comuni, adorazioni che si allineano.
Vorrei consigliarvi a tal proposito la lettura del libro “Diario di una schizofrenica“. Si raccontano le vicende di una trapezista… no, scherzo, si raccontano le vicende di una schizofrenica, appunto. Molto interessante è seguire da vicino questa assurda malattia capace di condizionare la mente cosciente sino alla sua stessa regressione, arrivando a far raggiungere al paziente uno stato fetale vero e proprio. Già la capacità di condizionamento che possiamo attuare su noi stessi dovrebbe essere motivo di interesse, ma quanto è curioso a mio avviso è stata la cura attuata sulla protagonista. La sua curatrice avendo capito che la paziente non rispondeva a stimoli razionali e coscienti decise di agire simbolicamente. Per far tornare su questa terra la paziente la dottoressa decise quindi di avvicinarle una mela, unico simbolo che risvegliò la curiosità e la coscienza della “malata”.

 

Anche voi, che siete dei marpioni, avrete drizzato le orecchie più o meno come Jung in una delle tante volte che si ritrovò nel suo ospedale. Nel 1906, durante una visita a uno dei suoi pazienti (un giovane che soffriva di schizofrenia paranoide), Jung trovò il ragazzo in piedi davanti alla finestra: era intento a fissare il ‘sole’ e contemporaneamente muoveva la testa da un lato all’altro. Jung incuriosito cominciò a fare delle domande, il giovane riferì che stava osservando il pene del sole e che quando egli muoveva la testa quello strano fallo si muoveva anch’esso facendo soffiare il vento. All’epoca dei fatti Jung ha liquidato l’episodio come una semplice allucinazione indotta dalla particolare malattia del suo paziente.
Molti anni più tardi Jung si è imbattuto nella traduzione di un antico testo religioso persiano (vecchio di duemila anni) appena riportato alla luce del sole, intorno al 1908, che riportava le descrizioni di alcuni riti finalizzati a provocare visioni. Uno di questi riti corrispondeva esattamente a quanto anni prima aveva visto fare al suo paziente paranoide. L’improbabilità che il giovane avesse potuto imbattersi nella stessa traduzione di quell’antico manoscritto hanno portato Jung a sviluppare l’interpretazione che tutti conosciamo: la visione di quel ragazzo malato non poteva essere il prodotto della sua mente, ma in qualche modo doveva affiorare da un livello di coscienza più profondo e comune agli uomini di tutti i tempi, ma evidentemente non facilmente accessibile in condizioni normali.

 

Potremmo rimanere di stucco ma se vogliamo pensare agli Archetipi non c’è da stupirsi. Ma da dove arriverebbero? Jung spara la sua e dice che provengono tutti da un “sub/inconscio collettivo“, cioè comune ad ogni uomo sulla terra, e che ogni persona avrebbe dentro di se dalla nascita. Spettacolare ma a noi una mera teoria non basta.

Se continuassimo ad osservare le psicosi o i disturbi della mente potremmo renderci conto di essere finiti in un libro fantasy o fantascientifico. Sembra stupefacente come da sempre nell’esoterismo e nelle religioni la “madre” è la Terra, il “padre” è il sole e nella psicologia infantile gli abusi di un padre su un figlio vengono carpiti da come il bambino disegna, appunto, il sole stesso, se buono o violento e cattivo.. Nel disturbo dissociativo di identità, anche detta personalità multipla, il soggetto non solo cambia completamente ricordi, tono di voce, atteggiamento e psicologia ma anche fisiologia e fisionomia. Da “Wikipedia”, parlando di Billy Milligan, paziente affetto da questo disturbo: «Nei primi anni ottanta in America furono effettuati studi di approfondimento sul disturbo di personalità multipla che hanno dimostrato come ciascuna delle identità di un paziente realmente affetto dalla malattia possegga caratteristiche fisiologiche diverse, non simulabili da un soggetto sano. Lo studio è stato condotto sottoponendo ad elettroencefalografia sia soggetti con disturbo dissociativo di personalità, sia soggetti sani a cui era stato chiesto di simulare altre identità. I risultati hanno dimostrato che nei soggetti sani il tracciato cerebrale rimane invariato, mentre nei malati ogni tracciato è diverso a seconda della personalità emersa al momento dell’esame. Nel maggio del 1978 Billy Milligan fu sottoposto per ordine del tribunale a due elettroencefalogrammi, eseguiti a distanza di due settimane l’uno dall’altro da medici diversi. I due tracciati risultarono completamente diversi, presentando inoltre un’attività cerebrale con peculiarità di norma non riscontrabili in un adulto, mentre tipiche nei bambini».

 

Ora, quanto la mente possa fare a voi maledetti fricchettoni già lo sapete, sapere però che tutto questo è così vicino fa specie, preoccupa e non solo, viene da chiedersi: perché io le cose che fanno i pazzi non le so fare? Come mai?
Sappiamo tutti che la mente (o meglio la coscienza) viaggia su due binari, conscio e subconscio. Sappiamo che uno è costantemente vivo, uno salta fuori ogni tanto e non è controllabile. Da quest’ultimo affiorano immagini e paure, canalizzate attraverso “simboli“. Se vogliamo il malato mentale vive nel subconscio ed a noi, esseri prevalentemente consci, è incomprensibile. Per alcune tradizioni la “lingua parlata dai pazzi” è quella di Dio, e Dio per molti è soltanto l’inconoscibile. Effettivamente il mito persiano del sole e del pene pare essere uno sclero psicotico. C’è un problema però: non tutti gli scleri vengono presi come scleri, alcuni vengono presi come religione.

 

Nel libro di Jung chiamato “Archetipi del subconscio collettivo” viene detto come nel linguaggio psicoanalitico il subconscio venga rappresentato come un mare profondo, e quali sono i doni del mare? I pesci… bisogna essere pescatori (non a caso il simbolo di Gesù era anche il “pesce”).

Va detta una cosa, tutti gli scleri e le immagini incontrollate e che ci spaventano vanno sempre nella stessa direzione, solamente che alcune hanno una forma più benevola, altre no. Molto più rassicurante, per un occidentale, un Cristo bianco e puro rispetto ad un serpente volante e piumato. Questa dunque è la religione, un traduttore universale per le immagini della nostra mente (a dispetto della nostra cultura).

Noi mettiamo tot simboli che hanno tot significati, qualunque immagine, bella o brutta che sia, potrà essere ricondotta ad uno di questi simboli. Ed è vero, il “padre creatore” esiste ed è quel qualcosa che ci fa immaginare, che ci fa creare lo spazio attorno a noi, è quello che fa processare automaticamente al mio cervello le onde della luce e me le riproietta nella mente. Come mai i pazzi poi diventano religiosi? Proprio perché quello che è il padre viene a mancare, così io impazzisco: vedo la realtà distorta… ma quando il padre torna ecco che sono sano… Alleluia!

 

Perfetta allora è l’immagine di Yin e Yang. Sono due poli, cioè i due binari della nostra mente. Nel conscio c’è sempre del subconscio e viceversa. I due poli di abbracciano, ma sono separati. Dicono le dottrine orientali che su questo si fonda il mondo, sulla sua dualità, sul mondo che si vive camminando e respirando e sul mondo che si vive volando e creando.

C’è un problema, bisogna avere equilibrio altrimenti si impazzisce oppure si diventa idioti. Chi riesce ad unire i due poli può essere un uomo degno di questo nome ed i “Rosacroce” ad esempio, come avrete potuto capire dalle mie spiegazioni così come i Massoni o gli esoteristi provano a fare questo, avere un po’ di uno e dell’altro. Da vedere anche tutti i rituali che ancora oggi si fanno per raggiungere uno stato di trance.

I testi sacri sono scritti per immagini e simboli e questi stanno dentro di noi. Non sappiamo capire davvero questi testi perché non sappiamo capire queste immagini. Un malato mentale sicuramente avrebbe una comprensione di questi lineare e perfetta e non distinguerebbe fra dottrine orientali e dottrine occidentali, sarebbe solamente lo stesso discorso. Il problema è che il malato mentale poi si piscia addosso e dà le capocciate al muro, non sa gestirsi.
In conclusione vi consiglio di leggervi Jung, di leggere “Psicologia e alchimia“. Fa vedere nel dettaglio come l’Alchimia più di altre dottrine ha tentato di tirare fuori le immagini archetipiche che sono dentro di noi, non a caso l’alchimia parla solo per immagini spesso e volentieri. Il problema, ragazzi, è che “mercurio” non è l’elemento del mercurio ma il nome che venne dato ad un aspetto dell’uomo o ad una immagine dell’esistenza. Di conseguenza viene da voi capire che la cartomanzia e l’alchimia vanno prese solamente da un punto di vista filosofico, al massimo come uno spunto di riflessione, non come fatti reali.. che cazzo!
Lo stesso vale per l’astrologia: le costellazioni, i simboli di queste sono simboli alchemici se non più antichi che corrispondono a degli aspetti di noi, a delle parti del nostro essere. Solamente è un linguaggio, come un altro, per dire che la nostra esistenza è governata da forze superiori. Sì, ma cazzo non sono le stelle in se (come se avessero vita propria o intenzioni), le “forze” sono quelle che abbiamo dentro e che governao i binari della nostra mente, non le stelle!

Quindi mie care streghette o miei cari creduloni vi pregherei di approfondire gli stessi simboli che andate a sbandierare con la solita sconcertante ignoranza delle pecore belanti. Magari è il momento di smetterla con certe fesserie e di iniziare a studiare.

Claudio Del Conte

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> ARCHETIPI (Part. 1)

 

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12 Comments

  • Quindi Dio, le religioni etc. sono nate da visioni primordiali comuni all’unanimità…? Nessun rivelazione divina? Si rovescia tutto …. Dio è solo una trasposizione psicologica

  • ed e’ per questo che sciamani e saggi cercavano l’ inconscio per esplorare la divinita’, o il mondo immaginifico ( a questo punto… ) attraverso i sogni o le meditazioni

  • di questo passo si creera’ una religione di immagini, si venereranno dei simboli …. sarà l’ era del simbolesimo (Baudelaire aveva capito tutto!!!

    • Be’ , mica solo baudelaire….
      Comunque il senso e’ proprio quello …………… cioe’ qui si venerano davvero delle immagini …. vedi le icone religiose , il discorso e’ semplicemente che poi sono state antropomorfizzate

  • interessante riporto di studi psichiatrici, di fatto però tutto questo è demandato a deviazioni della mente dovute ad uno squilibrio che se considerato nella sua realtà oggettiva rimane tale ma se considerato sotto ad altri punti di vista acquista un valore completamente diverso.
    E’ ovvio che ad un ricercatore queste deviazioni interessano solo su un piano concreto o per meglio spiegarsi nella realtà oggettiva, quella che si tocca con mano. Personalmente posso accettare questa definizione in quanto la medicina cura il male per quello che esprime senza tenere conto di cause che la sperimentazione non può raggiungere in quanto non quantificabili. Detto questo va da sè che esistono gli archetipi come base d’esperienza ma difficilmente dimostrabili nel senso assoluto di una persona scevra, pura nel suo Essere. Qualcuno potrebbe obbiettare e ne avrebbe tutte le ragioni a meno di considerare il “Vizio” di partenza. E’ a sufficienza dimostrato che noi possediamo una memoria ancestrale che alcuni definirebbero prenatale se non databile in vite precedenti, cosa che con l’ipnosi regressiva è stata convalidata anche se non in modo sensibile come scienza applicata. Come scrivi giustamente tu questo fa parte del subconscio, quello che a mio parere è la nostra cassaforte che troppo sovente non riusciamo ad aprire. Anche qui occorrerebbe tempo per approfondire questo concetto ma non credo che questo sia il posto adatto se pur molto interessante per tentare in qualche modo di chiarire.

  • non credo che a jung e in questo post …studiare le schizofrenie significa rimanere su un piano concreto , di salute intendo , credo invece che sia un’ osservazione concreta per studiare invece il piano psichico-spirituale ……… gli archetipi appunto.

  • Il discorso di Claudio D C è giusto. Concordo in pieno. Certo è un argomentazione molto laica , ma se pensiamo che al punto zero di queste energie e forze universali ( come la dualità) c’è una coscienza cosmica , una sostanza pensante nel senso che emana attraverso vibrazioni questo ordine naturale ed innato , allora attraverso la fisica quantistica riusciamo a trovare il sacro anche in questa forma di energia pura che dispensa leggi di natura e forze archetipiche in ogni forma vivente e non vivente

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