“Amour Braque”: l’amore balordo, spudoratamente cortese, firmato Spiritual Front

La grazia, la violenza, il romanticismo cupo e leggero, fatto di suoni dell'est, country, tango, new wave e una sfacciata italianità per un disco che è una vera e propria opera d'arte contemporanea

C’è un modo di vivere banale e superficiale così dannatamente diffuso, tanto da fagocitarsi le forme d’arte più sublimi: la musica in primis con quel rumore di fondo indistinto, colmo di vane parole, che oggi ben si adatta però a quell’animo umano grossolano e cafone, privo di qualsiasi dimensione di umanità.
È necessario scavare a lungo e con pazienza infinita sotto la coltre sempre più spessa di questa appagata superficialità, per trovare ancora forme vive di arte, spiriti illuminati, così fortunatamente sofferenti esclusi ed emarginati tanto da poter conservare intatta ancora la rara capacità di essere e fare arte.

È un creare oscuro, “dark”, vivo, onesto e profondo: l’ascolto non inganna e se si riesce a percepirne ancora il punto di grazia, è necessaria la non condivisione: in pochi meritano l’ascolto e a chi merita è una musica che arriva, più o meno presto, più o meno tardi.

Ed è così “Amour Braque“, il nuovo lavoro degli Spiritual Front, non un disco ma un reticolo di rimandi e citazioni percepibili solo da un animo vero, vivo. Qui non troverete una recensione o una guida all’ascolto, perché ripeto, a pochi giunge realmente il senso di questa vera e propria opera d’arte contemporanea. Non si tratta di gusti musicali, cultura o retaggio ma di coraggio e sfrontatezza, di ascolto onesto e catartico che trova in tracce come “Pain is love” la ragione del tutto : «What we did it’s what we had… What we need is what we get.. What we feel is what we see».

È la grazia e la violenza, il romanticismo cupo e leggero, fatto di suoni dell’est, country, tango, new wave ma anche di sfacciata italianità, come da sempre e solo Simone Salvatori sa fare.

Ci sono refrain che rimangono in testa per giorni come «Forgive me and make me bleed» di “Tenderness through violence” o «I’ll never be able to love» di “Disaffection“, ma c’è anche il pianto della desolazione di un cuore sfranto che cerca negli abissi di un paradiso perduto l’amore mai avuto.

Non mancano le marce funebri su tutte le violenze e le deturpazioni subite come in “This past was only mine” e degli incisi che lasciano le lacrime strozzarsi in gola, perché inaspettatamente in italiano e sussurrati anziché cantati, come l’«Abbiamo chiesto troppo senza mai dare nulla in cambio» di “An end named hope“.

C’è poi la cover, la copertina grafica del disco, realizzata dall’artista surrealista Saturno Buttò che cattura gli occhi dell’animo più deturpato e violentato ma proprio per questo ancora più incline e sensibile all’ascolto.

The church of Spiritual Front non scherza affatto e alla fine il messaggio è forse molto più profondo di quanto si potrebbe mai immaginare: le melodie sono un distillato nettare di darkness, pain, love, sex, blood, sadomy e decay… ma il senso profondo è rivelato solo all’animo sfrontato di chi conosce il dolore e la violenza del coraggio di essere realmente se stessi.

 

Daniela Masella

Tracklist:
Intro/Love’s Vision
Tenderness Through Violence
Disaffection
The Abyss Of Heaven
Children Of The Black Light
Pain Is Love
Beauty And Decay
Devoted To You
This Past Was Only Mine
Battuage
An End Named Hope
The Man I’ve Become
Vladimir Central

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6 Comments

  • ECCEZIONALE LA VIVIDITA’ CON CUI RIESCONO A SFORNARE ANCORA UN ALTRO ALBUM AD ALTOSSIMI LIVELLI
    CONCORDO IN TUTTO CON DANIELA MASELLA !

  • copertina micidiale! meravigliosa!
    bellissimo il singolo e questa recensione. comprerò l’album per ascoltarlo meglio tutto!

  • che cazzo di cover! questo saturno butto’ non lo conoscevo ed e’ fenomenale

    gli spiritual di salvatori hanno una sensibilita’ unica nel canalizzare il mal di vivere e le condizioni sociali,per impacchettare tutto in una forma di arte musicale

    bella recensione ;))

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