Alì e la nuova sfida di “Facciamo Niente Insieme”

Il dramma della socialità e le nevrosi della quotidianità nel secondo album del cantautore siciliano

Facciamo Niente Insieme” (Woodworm Label, 2016) è il secondo disco di Alì e arriva tre anni dopo “La Rivoluzione del Monolocale”, album d’esordio del quasi 38enne cantautore siciliano. Come il primo lavoro, anche questo vede la collaborazione con Lorenzo Urciullo ‘Colapesce’ a cui è stata affidata la direzione artistica. Il disco consta di dieci brani, tutti originali tranne una cover di un pezzo di Luca Carboni, “Colori”. Se l’opera prima era legata, come si può facilmente intuire dal titolo, al metraggio della casa in cui vive, adesso lo spazio si allarga: “Facciamo Niente Insieme” è un passo avanti nella crescita artistica di Alì, un disco che respira e che si estende su luoghi aperti, a volte infiniti, vedi la spiaggia, il mare, il cielo che sulla copertina non si fa certo coprire da un accenno giocoso di ruota panoramica.

Al casermone di cemento della copertina del primo album, al grigiore triste del monolocale di Belvedere dove Stefano Alì viveva, subentra un coraggioso atto di sfida alla vita, un intimo e cinico amore per la propria esistenza, una malinconia, adesso sincera e spassionata, che diventa facile ilarità e voglia di riderci su, contro ogni disperazione e funesto presagio. L’approccio con il diverso, e quindi con la parte più intima di , diviene esperienza cruciale e fondamentale nel pezzo “Ufo” dove, l’autore, “incrocia un ufo senza googlemaps”, a dimostrazione che la più grande sfida è per lui proprio la socialità, la vita altra da sé, seguendo quella linea, o meglio quel monito, lanciato lo scorso anno dai TheGiornalisti col disco “Fuoricampo”, di “socializzare.. essere un uomo sociale senza chiudersi dentro, è la storia della nostra natura dall’inizio dei tempi, tribù, famiglie, centri urbani, città stato giganti”.

Alì, pur non prendendo il nome dal leggendario pugile americano (è semplicemente il suo cognome), si trova a fare a pugni con le ansie del quotidiano, in una nevrosi che ama citare anche il Nanni Moretti di “Ecce Bombo“, nel pezzo “Calze a Righe”: «Un messaggio sul cellulare, non lo leggo, non rispondo, mi si nota di più».

Un’azione, la sua, una lotta probabilmente condivisa dalla stragrande maggioranza della gente. La sua voce ripiegata e a tratti malinconica, può essere un aiuto a buttarsi giù definitivamente nei momenti tristi o uno sprone per superarli. Decidete voi come prenderla.

 

Domenico Porfido

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