“Agosto è Il Mese Più Freddo Dell’anno” – 6

“Agosto è il mese più freddo dell’anno” (da una canzone dei Perturbazione) è un racconto a puntate. In un torrido giorno agostano, i personaggi qui raccontati, sono coinvolti in una rapina al portavalori. Questo il contesto: il quartiere di Montesacro, tra Tufello, Talenti, Valle Melaina, San Basilio, Fidene, Porta di Roma, Podere Rosa; gli ambienti sono: case popolari, Bar, parcheggi, muretti, scale di condominio, stradoni, buche e cantieri. Come sfondo alla rapina, si parla di amicizia, d’amore, e tra le righe qualche citazione: Pasolini, Calvino, Flaiano, Queneau e Ionesco. Una storia da Nulla, nel Nulla. Un luogo dove i personaggi affrontano le vite come se fossero in uno sceneggiato televisivo, perché qui i Media e la Tv sono l’Ara della cultura, e la legalità un mero punto di vista. Montesacro nel racconto è un luogo dove si dorme, si vive, si muore, soli.
In ogni parte del racconto troverete un link di un brano idoneo a fare da sottofondo alla lettura

Lost in a Supermarket

Nota musicale:

Davide esce dalla porta taglia fiamme e si inoltra nel supermercato.
Nel reparto Ferramenta Fabione prende una tanica di vernice, si gira e saluta: «Bene, a stasera».
Gianni: «Ciao Fa’». Guarda il commesso con la scritta “ciao sono Marco” sul petto: «Oi Marco, scusa, una fiammella e una cesoia grande da lucchetti».
Marco: «Ma che c’è devi apri ‘na banca?».
Gianni: «Sèh, magari, invece me tocca svuotà un garage con della roba dentro dal ’60 ed è tutto lucchettato».
Marco: «C’ho un paio de amici che fanno i robivecchi, magari te ce danno pure qualcosa».
Gianni: «Volentieri, intanto prima la devo aprì, poi magari».
Marco: «Questo è il numero loro» – e gli passa un fogliettino. Gianni prende il biglietto saluta fa l’occhiolino: «Grazie».
Prende le cesoie ed altre cose e va verso le casse con il carrello, guadagna l’uscita. Mentre Gianni va verso le scale. Davide entra nel supermercato.
Giancarlo è a casa. Mangia una pasta e fagioli fredda; messaggio sul telefonino, lo guarda e sorride. Prepara un borsone con le sue cose.
Lucia rientra nell’Ufficio Amministrativo. Trova Marta concentrata sull’iPhone, chatta. Lucia silenziosa si ferma e la guarda, Marta non se ne accorge. Lucia si ferma, attende, poi rompe il silenzio.
Lucia: «È successo qualcosa nel mentre, non so’, c’è stato un incendio – e togliendosi gli occhiali – un invasione di cavallette?».
Marta scuotendosi dal torpore: «No, anzi, si… – sorride imbarazzata – Hanno chiamato dalla security, il furgone è confermato alle nove e trenta e hanno mandato il fax con i nomi degli autisti. L’ho già dato alla sicurezza».
Lucia: «Grazie Marta, se vuoi puoi andare a pranzo adesso».
Marta: «Veramente aspetto un amico all’una e mezza, magari finisco una cosa».
Lucia: «Come preferisci, hai stampato i resoconti della settimana?».
Marta: «Solo quelli automatici, mi mancano alcune casse, fra dieci minuti li vado a prendere, poi le porto il resoconto completo».
Lucia: «Grazie, vediamo di finire questa giornata presto».
Lucia si avvia nello studio siede alla scrivania. Poggia il libro sul tavolo. Lo apre e legge: «Col terrore non si ottiene nulla da nessun animale, qualunque sia il suo grado di sviluppo. L’ho sempre affermato, lo affermo e lo affermerò sempre. È inutile credere di poter fare qualcosa con il terrore». Prende le lettere, le guarda, prende in mano la prima. «Ok è ora dell’apocalisse». Digita un interno. Digita il numero e chiude gli occhi, sospirando. Rispondono. «Sono Lucia della direzione, Marco? Si, è arrivata, dobbiamo parlare, se vuole ci vediamo alla pausa pranzo. Si stia tranquillo, l’aspetto» (Cuore di cane, Bulgakov).
Prende la seconda lettera dal tavolo, la legge: «Per sopravvenute esigenze di bilancio»…. «Figli di puttana, bastardi e coglioni». Una lacrima le riga il volto. Alla cortese attenzione… esubero… la presente.

Paolo prende il cellulare, telefona.
Risponde Melissa a casa.
Paolo: «Ehi, come va?».
Melissa: «Che vuoi?».
Paolo: «Nulla, sentirti».
Melissa: «Me ne sono andata, non chiamarmi più».
Paolo: «Piccola, ma perché fai così».
Melissa: «Sai che c’è, io faccio quello che mi pare, proprio come te».
Paolo: «Mah… amore?!».
Melissa: «Non mi incanti, non sai cos’è l’amore, non mi hai mai amato. Usata si, amata no. Te lo avevo detto, ho diritto ad una vita normale, un uomo mio, solo mio. Parli d’amore? Narciso, dovresti solo chiedermi scusa. Dimenticami, cancella il numero, dammi quanto mi devi e non chiamarmi mai più».
Chiude il telefono…
Paolo: «Ma sentila la stronza, ma chi ti credi di essere».


Dietro piazza Sempione c’è una vecchia Armeria

Giulio, cosi pare si chiami, è un signore che dal 1992 gestisce il negozio.
Armiere: «E questi sono per te».
Giancarlo: «Sicuro che funzionano?».
Armiere: «Si, li ho presi dal migliore. Tu a me non mi hai mai visto e per un po’ non farti più vedere. Io non ti ho mai conosciuto. Se quel che hai in testa funziona, magari ricordati di me. Comunque questi tu l’hai presi in Croazia da un tipo loschissimo che sembrava uscito da un film di Kusturizza. Chiaro?». Prende dei telefoni, li piazza sul banco.
Giancarlo: «Chiaro come il sole. “Nema problema”».
Armiere: «Che vuol dire?».
Giancarlo: «Nessun problema, noi non ci siamo mai visti».
Giancarlo: «Mi dai anche i proiettili per la calibro nove, quelli tuoi?».
Armiere: «Si perfetto, qui ti faccio anche la fattura di accompagno».
Giancarlo: «E un paio di guanti da tiratore?».
Armiere: «Come si dice? Nessun problema?».

Nota musicale:

Riccardo in macchina si infila in una via di periferia di Roma sud (Centocelle o Alessandrino). Due tipi in un negozio di tatuaggi. Uno seduto si sta facendo fare un disegno, l’altro ci parla mentre lo tatua.
Riccardo scende, entra nel negozio e si avvicina ai due.
Riccardo: «Ciao fra’».
Noise: «Come Butta?».
Metal C: «Aho eccote, aspe n’attimo che sto a fa ‘sto teschio».
Riccardo: «Moh stai a…?».
Metal C: «A 19».
Noise: «Colla macchinetta nuova te faccio vedé che roba ce caccio fuori».
Metal C: «Quanto t’ha sfogato».
Noise: «Un testone».
Metal C: «Fischi, ‘na patacca de gnente».
Riccardo: «V’ho portato questi».
Mette una busta sul tavolo. Noise le prende, la guarda, conta i soldi dentro poi guarda Riccardo. «C’hai la faccia da guardia – si alza – aspetta qui’».
Metal C: «Non dare retta, scherza, è fatto così».
Noise scende da una porticina e poco dopo rientra con due pistole. Le mette sul tavolo, «Ma me posso fida?».
Riccardo: «Non te fidi?».
Noise: «No». Metal C interviene: «Stai su, tranquillo, è amico de Giancarlo».
Noise: «Perché manna lui?».
Metal C: «Questo fa il Dj? Mentre Giancarlo e tipo ‘na guardia».
Noise: «Sei un Dj? A me pari una fighetta».
Metal C scuote la testa come a dire nun da retta: «Senti stamo a fa ‘na serie de eventi da paura».
Riccardo: «Dove?».
Noise: «Sul litorale – lo guarda con la faccia come dire sei un imbecille. «Beh, ce poi spigne? ‘Ndo stai? A Lavorà?».
Riccardo: «In giro, ma venerdì al Red volete veni?».
Metal C: «Se fai per tre più le pischelle, quelle vojono sempre ‘annà a balla».
Riccardo: «Se giovedì me manni un messaggio».
Noise: «Ricordate te».
Riccardo: «Va bene».
Noise: «Fila».
Riccardo torna in macchina posa le pistole sotto il sedile. Va via.
Mentre Noise riinizia a fare il tatuaggio all’amico.
Metal C: «Ma ‘sta storia l’hai capita?».
Noise: «Bo’, ma so du ferracci, se li semo levati, me li ha dati Giancarlo e mo pure la grana. Cazzi loro».

di Daniele De Sanctis

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