Agosto è il mese più freddo dell’anno” – 10

“Agosto è il mese più freddo dell’anno” (da una canzone dei Perturbazione) è un racconto a puntate. In un torrido giorno agostano, i personaggi qui raccontati, sono coinvolti in una rapina al portavalori. Questo il contesto: il quartiere di Montesacro, tra Tufello, Talenti, Valle Melaina, San Basilio, Fidene, Porta di Roma, Podere Rosa; gli ambienti sono: case popolari, Bar, parcheggi, muretti, scale di condominio, stradoni, buche e cantieri. Come sfondo alla rapina, si parla di amicizia, d’amore, e tra le righe qualche citazione: Pasolini, Calvino, Flaiano, Queneau e Ionesco. Una storia da Nulla, nel Nulla. Un luogo dove i personaggi affrontano le vite come se fossero in uno sceneggiato televisivo, perché qui i Media e la Tv sono l’Ara della cultura, e la legalità un mero punto di vista. Montesacro nel racconto è un luogo dove si dorme, si vive, si muore, soli.
In ogni parte del racconto troverete un link di un brano idoneo a fare da sottofondo alla lettura

L’Arte è emozione

Nota musicale:

In un negozio di libri usati Davide si affanna tra le pile.
Libraio: «Se vuole posso aiutarla?».
Davide: «Sto cercando un pensiero».
Il libraio: «Cosa crede che legge la ragazza?».
Davide: «Non ne ho idea, il dramma è questo – sorride. Le mie letture sono maschili, le sue immagino diverse».
Libraio: «È abbastanza naturale, forse questo potrebbe andare bene sono i fiori blu di Queneau».
Davide: «I fiori blu?».
Il libraio ne prende uno dal cesto, apre a caso, sfoglia, poi si ferma e legge:
«Resti del passato alla rinfusa si trascinavano qua e là. Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due; poco distante un Gallo, forse Edueno, immergeva audacemente i piedi nella fresca corrente. Si disegnavano all’orizzonte le sagome sfatte di qualche diritto Romano, gran Saraceno, vecchio Franco, ignoto Vandalo. I normanni bevevan calvadòs. Il Duca d’Auge sospirò pur senza interrompere l’attento esame di quei fenomeni consunti. Gli Unni cucinavano bistecche alla tartara, i Gaulois fumavano gitanes, i Romani disegnavano greche, i Franchi suonavano lire, i Saracineschi chiudevano persiane. I normanni bevevan Calvadòs».
Davide: «Mi piace».
Libraio: «È una bella edizione, tradotta da Calvino e non è rovinata».
David: «Credo che vada bene. Quanto me la metti?»
Libraio: «È il primo appuntamento?»
Davide: «Si, ma come l’hai capito?»
Libraio: «Da due cose: sei nervoso, ti dispiace se ti do del tu? E non hai idea di cosa legga la ragazza».
Davide: «Umhhh vero».
Libraio: «Vieni spesso, so di solito cosa cerchi; mi diverte vedere che ti affanni. Rimani fisso su due libri per almeno quaranta minuti. Stai là, li metti da parte, li sposti, poi ricominci, guardi altre cose e ripeti il ciclo, sono sempre tentato di spostarli mentre vaghi tra gli scaffali per vedere la tua reazione, poi lascio perdere perché magari ti offendi dello scherzo. Hai sempre questa faccia pensosa distratta e incazzata, oggi invece sarà la ragazza ma sei allegro. Allora ho deciso di fare anch’io un cambio di umore, voglio proporti un patto. Regalarti il libro in cambio di una promessa. Se va bene, come spero e la ragazza gradisce, tornate e ne prendete altri».
Davide: «Grazie».
Libraio: «Bada non è un regalo, te l’ho detto è una promessa. Il mio mestiere si basa sulle emozioni. È  una vita che ne leggo perso tra narrazioni russe e arabe, e ti capita poche volte di partecipare direttamente stando sempre chiuso qui dentro. Il mio compagno è morto l’anno scorso. Da quando non c’è più non ho sentito più storie d’amore, non ne ho avuto voglia. Vederti così emozionato nel cercare qualcosa per la tua “amica” mi ha ridato il sorriso. Allora il mio augurio e che tu torni qua fra qualche giorno e mi racconti com’è andata. Chi legge, chi guarda il cinema chi ama l’arte si nutre di storie. Ma non devono essere storie qualsiasi, devono essere storie speciali. Sono speciali solo quando sono vere, vissute, partecipate. Quindi quello che faccio è un gesto di grande egoismo, al costo di un libro che qualcuno ha dimenticato, e che ho letto tanti anni fa. Ti chiedo in pegno di partecipare a una storia d’amore che tu avrai il pregio di raccontarmi per farmi sentire una nuova emozione; vivo legato al sogno della vita».
Davide: «Quindi questo sarebbe il patto?».
Libraio: «Un’amicizia, in fondo, è la stessa cosa? Condividere le storie».
Davide: «Accetto volentieri e ti ringrazio».
Libraio: «Bene, qua la mano – la stretta di mano è forte – e visto che è un regalo facciamoci un bel pacchetto».
Sfuma.

Nota musicale:

Melissa è accoccolata sul divano, tiene le ginocchia strette e i piedi sono scalzi, il cane accovacciato accanto dorme.
Vittorio è in piedi davanti ad un quadro, lo guarda catturato. Gli brillano gli occhi.
Vittorio: «È  bello, diverso dal solito, è vivo, meraviglioso, intenso; i tuoi lavori erano cupi e disperati, invece qui è luce, colore, una gioia, un urlo alla vita e il rosso, la passione dell’amore, è meravigliosa. Quando mi hai detto che mi mostravi una tela non pensavo saresti arrivata a nulla del genere. Mi piace questa, quante ne hai?».
Melissa: «Uno. Questo. Ha un titolo “destino, o lo famo strano».
Vittorio: «Anche il titolo. Hai trovato un amore?».
Melissa: «L’amore non lo so, la speranza sì. Un nuovo sogno».
Vittorio: «Perché non ne fai una serie e li vendiamo, ho degli amici. Almeno se sono cosi, con questa carica».
Melissa: «Non lo so se questo lo vendo».
Vittorio: «Dammene sei con questa forza e questo lo porto via subito, ti stacco un assegno per duemila euro. L’amore, la passione, sono un’illusione breve e drammatica, un up and down. Con roba così arrivi al MOMA. L’arte è passione, è dramma, il resto è mercato».
Melissa: «Non lo puoi prendere. Lasciamelo. Lo voglio finire, magari è il solito stronzo».
Vittorio: «Lo vedi che avevo ragione, è un Lui che ti intriga; quando arriva?».
Melissa: «Alle otto e mezza ci vediamo».
Vittorio: «Chiamalo, ti prego fammelo vedere, che veda il quadro, lo voglio conoscere, minacciare».
Melissa: «Non puoi fare questo».
Vittorio: «Certo che posso, io detengo il denaro e in questo mondo solo questo conta, ti ho in mano e ti schiaccio, sono il tuo Dio: la pecunia, il terzo cavaliere, la distruzione. Posso aspettare altri quadri ma è questo il futuro di cui parlo. Mio e tuo è adesso, ho il diritto di conoscere chi ispira la mia protetta». Cosi, prende il telefono e lo passa a Melissa: «Chiamalo il tuo Erato, io aspetto».

Marta gira tra le casse e parla con la cassiere raccoglie dei fogli e se ne va. La seguiamo mentre si reca in giro per il supermercato fino a che arriva al caveau dove deposita soldi e buste. Tornando fuori passa davanti al magazzino dove trova Marco in divisa, sta seduto su un pallet pieno di scatole con le mani tra i capelli.
Marta: «Ohi Marco, tutto bene? Marco?».
Marco: «Insomma».
Marta: «Che ci fai la sopra».
Marco: «Prendo aria, mi abituo a non fare niente e mi fumo una sigaretta, tanto m’hanno appena licenziato».
Marta : «Com’è?».
Marco: «Boh, dice che è il sistema, e che forse passo ad un’altra cooperativa».
Marta: «Non ho capito».
Marco: «Mi volevo sposare, Cinzia è incinta, ho chiesto l’aumento delle ore, di passare a full time cosi mi prendevo un mutuo, o almeno gli assegni familiari. Dormo dai miei perché là una casa non ce la possiamo permettere, aspettavo di occupare una casa popolare».
Marta: «E che è successo».
Marco: «Non mi rinnovano il contratto, dice che guadagno troppo. Mi passano ad una altra cooperativa dove prendo anche meno, m’ha detto il direttore di cercarmi un altro lavoro ma io faccio pure il pony pizza, ma non bastano per tirare su una famiglia. Ecco la lettera».
Marta la prende, legge: «Sono dei bastardi».
Marco: «Cinzia non lo sa».
Marta: «Vedrai che capirà».
Marco: «Non credo. Penso che ci rimarrà male, non so».

È meglio non essere diversi dai propri simili.
Davide davanti allo specchio si veste con pantaloni militari, una scarpa da ginnastica, una maglia nera a maniche lunghe, un passamontagna. Poi prende un sotto casco di seta e se lo mette in tasca. Si guarda soddisfatto: «Sembro un ladro vero».
Melissa guarda il telefono di Vittorio, lei si alza e restituisce il telefono: «No, è orribile, se come credo sarà stanotte. Domani mattina. Vieni domattina e te lo regalo, ti lascio in pegno il quadro, ti lascio la casa e il cane. Se ti chiamo, stanotte piangerò. Se sarà un bluff, sarà l’unico quadro che ti porti via gratis. Se sarà un amore te lo lascerò come un Dorian Gray».
Vittorio: «Come tu vuoi. Non insisto, e scusa, era un giochino, passo domattina».
Melissa: «Se va come penso domani mattina ti lascio le chiavi di casa e pure Filippo». Così lo prende per le spalle e lo spinge fuori casa. «A domani caro».
Riccardo e Gianni arrivano all’interno del parcheggio del supermercato, parcheggiano come stabilito, Rosso Fila B tra il 20 e 30, scendono e chiudono. Gianni: «Ci rivediamo alle 8 e mezza qui, io faccio un giro». Si separano, uno verso destra uno verso sinistra.
Gianni è seguito dal barbone Matteo con carrello.

di Daniele De Sanctis

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