Agosto è il mese più freddo dell’anno – 13

“Agosto è il mese più freddo dell’anno” (da una canzone dei Perturbazione) è un racconto a puntate. In un torrido giorno agostano, i personaggi qui raccontati, sono coinvolti in una rapina al portavalori. Questo il contesto: il quartiere di Montesacro, tra Tufello, Talenti, Valle Melaina, San Basilio, Fidene, Porta di Roma, Podere Rosa; gli ambienti sono: case popolari, Bar, parcheggi, muretti, scale di condominio, stradoni, buche e cantieri. Come sfondo alla rapina, si parla di amicizia, d’amore, e tra le righe qualche citazione: Pasolini, Calvino, Flaiano, Queneau e Ionesco. Una storia da Nulla, nel Nulla. Un luogo dove i personaggi affrontano le vite come se fossero in uno sceneggiato televisivo, perché qui i Media e la Tv sono l’Ara della cultura, e la legalità un mero punto di vista. Montesacro nel racconto è un luogo dove si dorme, si vive, si muore, soli.
In ogni parte del racconto troverete un link di un brano idoneo a fare da sottofondo alla lettura

Nota musicale:

Rapina in corso

Sul furgone l’autista più l’uomo dietro arrivano al centro commerciale. Apre il finestrino, suona al citofono… «Apro!», fa Giancarlo dal citofono.
Entrano mentre la saracinesca si apre lentamente. Il furgone scende la rampa, la saracinesca si richiude. L’autista (Alessandro) scende e arriva Giancarlo che gli si fa incontro. Alessandro: «Ciao Gia’».
Giancarlo: «Ohi Ale’, tutto bene?».
Alessandro: «Al solito, non vedo l’ora di finire che domani parto pee le ferie».
Giancarlo: «Allora sbrigamose». Cosi dicendogli si incamminano tra i corridoi di cemento armato. «Me farei ‘na dormita» .
Alessandro: «Bah, io ho finito mo, domani vado a Sabaudia se voi venì?».
Giancarlo: «Grazie».
Alessandro: «Al campeggio c’ho piazzata a roulotte».
Giancarlo: «Bell’idea».
Alessandro: «Si, me costa meno e mo so due anni che ce faccio e vacanze».
Giancarlo: «No io vado a Francavilla dai suoceri».
Alessandro: «Ma tu non c’avevi casa a Ladispoli».
Giancarlo: «Si ma ce vive mi’ cognato, ha perso il lavoro».
Giancarlo prende un carrello grande e lo spinge sino alla porta del Caveau. Bussano. Lucia da dentro: “Siete voi?”
Giancarlo: «No dottoressa è Babbo Natale».
Lucia: «Allora mi avete portato i regali?».
Giancarlo: «No è solo per fare il cambio dell’olio alle renne».
Lucia apre: «Ah siete voi, peccato speravo nel monopattino». Giancarlo e l’autista entrano con un carrello. Alessandro saluta: “Buona sera dottoressa”.
Lucia: «Ah ma è lei Alessandro».
Alessandro: «Si signora».
Lucia: «Come sta il suo piccolo».
Autista: «A Settembre fa la prima media, non è poi così piccolo».
Lucia: «Il tempo passa; una volta lo porti di domenica, abbiamo gli sconti per il cinema».
Autista: «Grazie dottoressa».
Giancarlo conta le sacche che mette nei sacchi della security, scrive su un foglio “Ritirate 8 sacche”. Lucia prende il foglio di consegna e lo porge ad Alessandro. Firmano le bolle – poi mettono le sacche in dei borsoni neri, ci mettono le fasce di ferro e appongono la copia del foglietto con Giancarlo; poi li buttano nel carrello.
Autista: «Buona sera allora dottoressa».
Lucia: «Arrivederci Alessandro e anche a te Giancarlo».
Giancarlo: «A presto».
Prendono il carrello con i sacchi, la distinta, ed escono. Lucia richiude la porta, a chiave, va al telefono e chiama la centrale: «Sono usciti ora dal caveau, io la saluto e chiudo».
Nel corridoio: Alessandro spinge carrello, con le sacche prendono il corridoio, alla prima curva Giancarlo alza la mano e si ferma: «Sshhh.. mi è sembrato di sentire un rumore strano», si gira: «Viene di là – indica a sinistra – Tu vai avanti veloce a destra, io vado a vedere». Alessandro: «Sta’ttento». Giancarlo fa segno con la mano, ritorna all’angolo, prende la pistola. Alessandro accelera ma girato l’angolo si trova con un bandito mascherato davanti che gli punta la pistola, fa per prendere la sua di pistola, ma una mano lo ferma da dietro, una canna che gli preme alla nuca. Riccardo: «Zitto e fermo co’ ste mani, non fare lo scemo così la svanghi, tranquillo».
Gianni si avvicina e prende il carrello. «Quanto guadagni? Mille e tre?». Riccardo gli mette uno straccio in bocca e lo nastra con lo scotch. Gianni: «Non ci vuoi tornare a casa?». Alessandro fa cenno di sì con la testa, «Allora stai tranquillo e zitto, e fra dieci minuti questo sarà solo un brutto ricordo».
Riccardo: «Adesso da bravo in ginocchio e metti le mani dietro la schiena». L’autista mette le mani dietro e Gianni lo incappuccia e lo ammanetta con delle manette rosa tipo sexy shop. Riccardo ride: «ma do’ l’hai trovate?!».
Gianni: «Me l’ha regalate tua sorella».
Riccardo: «Stronzo». Gianni finisce, poi colpisce la guardia in testa. L’autista non cede. Riccardo lo guarda: «Allora?». Gianni lo colpisce un’altra volta, niente!! Riccardo si avvicina «Ma ci stai giocando non è mica un film», alza il braccio e fa per colpirlo. Arriva Giancarlo, ci pensa lui.. con un colpo secco l’autista sviene. Mette il dito sul naso e fa «Ssshhhh…». Indica coi gesti le sue spalle e fa segno di là per andare veloci con due borsoni per uno e poi via… Dopo fa il segno “incappucciatemi e legatemi”. Riccardo lo lega, mette il cappuccio prende la pistola… e gli tira un colpo secco alla nuca. Buio.
Nel furgone c’è l’altro autista Mario che gioca a Crash Candy al telefono.
Guarda l’orologio, prende la radio e chiama «Centrale?».
«Ok, si, hanno lasciato il caveau? Umh, da quando? Io vado a vedere, è passato troppo tempo. Avremmo dovuto essere già in viaggio».
Centrale: «Aspetta non ti muovere, io intanto chiamo il 113, vediamo se hanno una pattuglia vicina».
Mario: «Senti io esco».
Centrale: «Chiuditi dentro è pericoloso».
Mario: «Io esco». Scende, chiude il furgone a chiave. Prende la pistola e percorre una ventina di metri, quatto quatto rasente al muro senza fare rumore. Poi svolta un paio di corridoi e dopo una trentina di metri vede il suo compagno e Giancarlo a terra legati e incappucciati, prende il telefono.
Mario: «Centrale, rapina in corso, ripeto, rapina in corso, presto date l’allarme».
Centrale: «Avviso anche i Carabinieri, stai quieto e attento, evita di farti ammazzare». Mario libera dal cappuccio il collega, poi Giancarlo. Spara un colpo di pistola in aria. Inizia camminare come nei film americani o polizieschi rasente al muro. Giancarlo lo ferma: «Cazzo fai. Pensa al tuo compagno e avvisa la centrale, al caveau vado io a vedere, a me mi conoscono. Rientrate al furgone, aspettiamo la polizia».

Al parcheggio B si sente il rimbombo del colpo di pistola, Riccardo e Gianni stanno caricando le borse nel bagagliaio della macchina.
Riccardo: «Cazzo, via via… sbrighiamoci». Gianni prova ad accendere, il motore non funziona. Tre quattro volte il motore non ne vuole sapere di accendersi. Gianni: «Cazzo! Cazzo! Cazzo! La batteria».
Riccardo: «Dio fa che non sia vero». Gianni vede nello specchietto l’arrivo della macchina di Davide, si rivolge a Riccardo: «Scendi veloce, presto arriva una macchina, prendila!». Riccardo scende al volo, vede Matteo (il barbone seduto in un angolo): «Vattene coglione». Matteo ha un moto di stizza: «Ma vaffanculo».
Riccardo sta per colpirlo poi ci ripensa, lo sguardo del barbone è troppo fiero, vigliaccamente se ne va. Nel mentre Gianni sposta le sacche nel carrello. Corre verso la macchina in arrivo con pistola in pugno. Gianni gli corre dietro con le sacche nel carrello. Melissa e Davide arrivano nel parcheggio del supermercato quando gli compare davanti il bandito mascherato, pistola alla mano.
Melissa inchioda per non prenderlo. I quattro si guardano ed è solo un momento, si sente la sirena della volante in lontananza. Melissa prende la sua borsa alza le mani e scende. Compare anche Gianni col carrello pieno, punta la pistola a Davide. Gianni: «Uscite fuori veloci. Tu lascia il motore acceso. Porta via anche quel cazzo di nano… Vale anche per te bionno».
Davide prende le sigarette e il nano, e scende. Riccardo sale al posto di guida.
Gianni arriva di corsa, spinge da un lato Melissa, butta le sacche dentro… appena si siede i ladri ripartono a manetta.
Davide: «Tutto bene?».
Melissa: «Io si, ma paura tanta».
Davide: «Dammi subito il passamontagna e se ce l’hai il fumo».
Melissa: «Perché?».
Davide: «Le senti?». Indica ruotando l’indice e facendo il verso del suono delle luci dei Carabinieri.
Melissa: «Tieni», gli porge il passamontagna.
Davide: «Alle guardie, un nano si spiega, un passamontagna durante una rapina meno». Prende il telefono e chiama, nel mentre corre con i due passamontagna si reca ad un cestino e li infila dentro. Risponde Lucia: «Si?».
Davide: «Tutto bene?».
Lucia: «No, dove siete?».
Davide: «Qua fuori, parcheggio B, e sono con Melissa, c’hanno appena rapinati».
Lucia: «Perfetto! Presto venite davanti all’ingresso, vi raggiungo».
Davide: «I banditi ci hanno preso la macchina, ma tu stai bene?».
Lucia: «Si tranquillo adesso, arrivo subito».
Nel garage Mario arriva con Alessandro al furgone. Alessandro si lamenta dei colpi in testa. «Cazzo che male». Giancarlo pistola in pugno bussa alla porta del caveau: «Lucia, dottoressa, tutto bene la dentro?». La porta è aperta lui entra, non c’è nessuno.
Mario alla radio: «Si, sento le sirene, Alessandro ha solo un bernoccolo in testa, pare manchi solo l’incasso di questo supermercato; e’ssì ora siamo tornati al furgone. Stiamo bene, sembra che Giancarlo sia andato a vedere al caveau. C’era anche il personale del supermercato ma non so, non si spiega».
La macchina di Davide con Riccardo e Gianni percorre le strade di Roma, corrono all’impazzata, all’incrocio con il viadotto svoltano rapidamente. Centrano un pony express della pizza che cade sul lato. La macchina fa un breve retromarcia e riparte di corsa, sgommando lungo il vialone. Un’autovettura sopraggiunge e l’autista scende a dare soccorso al ragazzo. È Marco, un poco di sangue. Con l’aiuto del passante si rialza. Guarda la moto e le pizze per terra. Piange. Davide e Riccardo corrono all’impazzata finché non si fermano in una via chiusa e stretta. Podere Rosa.
Riccardo: «Cazzo! Speriamo che non s’è fatto male».
Gianni: «’Nnava come un bolide».
Riccardo: «Ma non è il posto che aveva detto Giancarlo».
Gianni: «Piccolo cambio di programma, andare in giro con una macchina rubata non è il caso, questo è il piano B».
Riccardo: «Sei un genio».
Gianni: «Ora mettiamo le sacche via, andiamo a mangiare una cosa, prendiamo il furgone e facciamoci vedere al concerto. Quando Giancarlo chiama ci incontriamo, dividiamo e ogni uno per la sua strada. Un furgone della Sda non da nell’occhio, mentre questo cesso è pericoloso come una lampadina con la scritta “fermateci siamo dei banditi”». Si ferma al bordo di un campo sotto un lampione fioco, Gianni apre il portellone, Riccardo apre il cofano e comincia a passare le borse. Effettuano il trasbordo… abbandonano la macchina di Davide.
Riccardo: «Non gli diamo fuoco?».
Gianni: «Perché? Le nostre impronte non le hanno, ora andiamo a farci vedere in giro. Qui una macchina abbandonata non da nell’occhio anzi è normale». Salgono sul furgone e partono via, poco dopo passano, vengono superati da una volante con sirena dei Carabinieri e si avviano verso il centro con andamento regolare, c’è traffico. I Carabinieri li superano, poi estraggono la paletta e li fanno accostare, poi si fermano poco avanti, scendono e fermano un ragazzo con motorino. I due guardano la scena poi ripartono lentamente. Accende la radio. Gianni: «Ora meglio».
Riccardo: «Me so quasi cagato sotto».
Gianni: «Non è ancora finita».
Riccardo: «Certo ma da paura».
Gianni: «Andrà meglio quando sarà finita del tutto».

Nota musicale:

Lucia arriva in auto all’ingresso B e si ferma. Davide arriva a piedi con Melissa. Lucia: «Che è successo». Melissa: «Abbiamo incontrato i ladri». Lucia: «Sentite, ora arriverà la Polizia e tutto il resto, non credo sia bene che rimanete qui». Davide: «Non fa niente, aspettiamo». Lucia: «No, andate via e con calma ci vediamo domani, porta via quel nano (e ride), prendi le chiavi della macchina io mi faccio accompagnare. State tranquilli. E fidatevi di me».
Entrano in macchina. Lucia: «Davide mi dai una sigaretta?» .
Davide: «Ma tu non fumi».
Lucia: «Non mi guardare così ho sempre desiderato di fumare, non l’ho fatto mai soltanto perché non ne avevo ragione, ora c’è l’ho».
Davide le passa le sigarette e l’accendino: «Poi non dare la colpa a me», così gira e si allontana. In fondo si sentono le sirene. Lucia accende la sigaretta e chiude gli occhi, aspetta. Quando li riapre un Carabiniere la guarda: «Signora che cosa è successo?».
Lucia: «Ci hanno rapinati, sono la Direttrice, dentro ci sono le guardie armate preferisco restare qua finché non è tutto tranquillo». Carabiniere: «Stanno arrivando rinforzi con un l’ambulanza, stia tranquilla entriamo noi».
Lucia pensa: “Tranquilla”, mentre l’altro Carabiniere la tiene sotto mira col mitra. Sfuma a nero.

di Daniele De Sanctis

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