25 Aprile, siamo liberi di crederci liberi

Il 25 Aprile di tanti anni fa, tanta gente si ammazzava per la libertà. Si ammazzavano in ritardo in verità, dopo vent’anni che erano stati al balcone di uno a Piazza Venezia.

E noi con quella libertà ottenuta in ritardo, abbiamo passato gli ultimi vent’anni a guardare uno dai balconcini delle sue feste di Burlesque.

E adesso che ci sentiamo liberi la gente continua ad ammazzarsi per la libertà, che la morte pare l’unico modo per uscire da un sistema da cui non se ne esce, che almeno prima un’alternativa c’era.

E poi c’è gente che muore in campo, gente che scende in campo col camper e quelli che scendono in campo per una maglia, che forse gli serviva per riempirsi la capoccia, dove ci rimbombano troppo forte le suonerie degli iPhone.

Siamo liberi finalmente.

Dal fascismo, da Berlusconi.

Il Governo pure è libero di andarsene quando vuole se non facciamo i compiti.

Monti pure è libero di chiederci i soldini in prestito per pagare il debito che abbiamo fatto a nostra insaputa mentre ballavamo con il biscione.

Come un cravattaro che non ti spiega perché l’interesse è così alto, tu gli devi dare i soldi e basta ma con gentilezza, senza aggressività.

Non alziamo i toni, dice lui, che altrimenti si sveglia lo Spread e s’incazza.

Lui è educato e pulitino, come un dolce cravattaro che poi manda gli amichetti cattivi a fare il lavoro sporco con una cartella esattoriale con su scritto Equitalia.

Semplice e gentile, il cravattaro Monti.

Mica come il mignottaro che non trovava posto al ristorante di Mubarak, no no.

Lui a mignotte non ci va, lui gode se si abbassa lo Spread.

Siamo liberi, indebitati ma liberi.

E pazienza se gli esodati non sono numeri scritti su un foglio che non si trova e che forse è sbagliato, qui bisogna liberamente ripagare i debiti.

C’avessimo avuto tutti un Belsito dove riporre i lingotti e i diamanti, a quest’ora, quando si presentava il cravattaro a riscuotere glie li avremmo messi in mano e dato un calcio in culo, e magari mandato pure a fanculo.

Invece siamo liberi.

Ma forse solo di rubare.

 

 

 Marco Caponera

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