






Il Tour della falsità
Il Ciclismo: servo delle farmacie
Ricordo ancora le scalate del pirata Pantani, i suoi scatti, i ripetuti assalti alle salite così ripide da far tremare qualsiasi comune mortale, eppure lo sdegno e la delusione per come sono andate le cose ancora non sono svaniti. Disappunto che ancora porto dentro, una ferita che uno sportivo trascinerà sempre con se, cicatrice troppo in rilievo, facile da cogliere al tatto e che non potrà mai essere dimenticata.
Il ciclismo nato sporco continua a vomitare scandali imbarazzanti; le indecenze più recenti hanno coinvolto pochi giorni fa due “miti” di questo contaminato e dopato sport: Alberto Contador e Jan Ullrich.
Molti dei presunti campioni che hanno fatto da cornice ad un sistema marcio fino al midollo sono ancora in attività o magari come nel caso di Lance Armostrong a godersi i trionfi così tanto sudati. Il sudore dei falsi, quello che ti porta a vincere per ben sette volte consecutive il Tour de France, dal ’99 al 2005, e che ti erige tra gli immortali dello sport.
Un sistema che privilegia il doping, un cancro che per scelta non si può debellare, troppi soldi e troppi interessi ruotano attorno a questo movimento sportivo.
Il disinnamoramento graduale dal ciclismo ancora non ha portato ad una drastica e benefica rivoluzione; ci si sofferma su queste vergogne con indifferenza come se fossero slegate tra loro, come se non ci fosse nessun filo conduttore a ricondurle verso un unico indirizzo comune: il farmacista di fiducia più vicino.
Molti “eroi” sono stati coinvolti, incominciando da Coppi e Bartali, campioni indiscussi degli anni ’50, passando da Merckx il “Cannibale“, fino ad arrivare alla recentissima “Operatiòn Puerto“.
Il prezzo della fama e della gloria si paga con la vita; migliorare la prestazione fisica per ottenere qualcosa di stupefacente, portare il fisico al limite senza curarsi degli aspetti collaterali; alla fine dopo il successo non rimane che raccogliere il disprezzo degli amanti della bicicletta che credono ad un’integra e inalterata fatica.
Basti ricordare il collasso e la caduta in diretta del britannico Tommy Simpson che a causa del gran caldo e di un mix di alcol e anfetamine morì qualche minuto più tardi durante l’ascesa del Mont Ventoux nel “Tour de France” del ’67.
Un sistema che è fondato sull’inganno e il disprezzo verso un gesto atletico integerrimo dove la prestazione viene alterata da sostanze proibite; oramai nemmeno ci facciamo più caso, d’altro canto non è questa la normalità?
Andrea Della Momma
Tommy Simpson
Gara ciclistica con doping – Fantozzi
Contador


frak dice
davvero uno sport rovinato dai troppi interessi..
claudio samini dice
comincia a diventare una realtà vergognosa
reis dice
però per quanto riguarda pantani, c'è qualcosa di più grossa dietro..c'era un uomo perso
gianni dice
non so fino a che punto questo sia una giustificazione
thomas dice
certo l'ambiente in cui si trovava non l'ha aiutato,perché appunto rimane il problema di partenza: il ciclismo è contaminato!
lama dice
il fatto è che nel ciclismo c'è molto più controllo dell'antidoping, a differenza che negli altri sport