








Nuoto e pallanuoto tengono a galla l’Italia
Lo Stivale affonda… rimane lo sport e l’esempio dei singoli
A chiunque getti uno sguardo anche distratto e disinteressato sulle vicende politiche, economiche e sociali del Belpaese non sfuggirà di certo una costante che sembra permeare come un morbo malefico l’integrità dei precordi dello zeitgeist della nostra nazione: il sistema Italia affonda! La “nave senza nocchiero in gran tempesta” -come ce la dipinse già Dante- fa acqua da tutte le parti e da inaffondabile faro di civiltà, al pari del Titanic, infrange il mito della sua inaffondabilità contro le secche della crisi economica globale e si trasforma in un precario fuscello sballottato qua e là dall’intemperanza dei flutti, a un passo in ogni istante da un inesorabile destino di colare a picco verso l’oscurità degli abissi.
Dalla testa alle mani fino ai piedi l’Italia sembra ormai un morto che cammina, un albero che non ha più fronda verde né radice intatta, l’ombra di un passato che non rivive ormai se non nei libri di storia. La politica vive un momento di sfiducia forse peggiore di quello che visse alla vigilia di tangentopoli nel ’92, con la corruzione dilagante che investe qualsiasi settore dell’amministrazione dello Stato, dal governo centrale alle diramazioni regionali, provinciali e municipali; con un Parlamento che sembra ormai proteso a salvare le mele marce piuttosto che espellerle in nome del bene comune e della salvaguardia del buon nome del Paese e dell’onorabilità delle istituzioni. La borsa di Milano stagna nell’altalenante agonia di un giorno di respiro e due di acqua nei polmoni, lo spread tra i titoli italiani e quelli tedeschi sembra una fisarmonica che allarga sempre di più la sua cassa di risonanza. Le agenzie di rilevazione statistica dipingono uno scenario fosco di un Mezzogiorno dove 2 giovani su 3 sono disoccupati. Inoltre, le preoccupazioni maggiori sembrano provenire dalla durata dei processi, che prima andavano accorciati e ora vanno allungati –secondo una oscura legge fisica che contro ogni logica predica che la possibilità per la difesa di citare in aula un numero enorme di testimoni porterà all’accorciamento dei processi penali– e l’apertura in sedi distaccate sparse per il territorio nazionale di uffici di rappresentanza dei ministeri che piuttosto che diluire la presenza dello Stato sul territorio sembrano creare ulteriori carrozzoni a spese dei cittadini stremati dalle ristrettezze a cui li spinge la crisi, la mancanza di crescita, la precarietà, la disoccupazione. I conflitti tra gli organi istituzionali sono alle stelle, con il Presidente della Repubblica che in una inedita veste cerchiobottista cerca di salvare il salvabile criticando ed elogiando la magistratura, la maggioranza parlamentare e il governo. Il cittadino si trova interdetto alla luce di cotanta confusione e l’espressione verbale più logica che potrebbe uscire dalle bocche di tutti se dovessero parlare davanti a un ipotetico intervistatore che chiedesse come ci si sente a vivere in Italia in pieno 2011 è stigmatizzata dalla celebre sfuriata che il presidente del Napoli De Laurentiis, a margine dei sorteggi dei calendari delle squadre di Serie A, grida ai cronisti: “Voglio chiedere un’altra cittadinanza, un’altra nazionalità. Mi vergogno di essere italiano”; e se lo dice lui che non se la passa proprio male cosa dovrebbe dire un precario o un disoccupato senza futuro? “Voglio ritornare a fare il cinema”, lo diceva anche Guccini in una canzone, “Dovevo fare del cinema”, peccato che la stragrande maggioranza dei concittadini di De Laurentiis non hanno i suoi stessi mezzi per gettarsi a capofitto in rischi imprenditoriali non alla portata delle proprie tasche. E come avvenne per i cervelli in fuga reietti dal proprio Paese che fiorirono in altri campi sfornando scoperte che hanno fatto progredire la ricerca scientifica internazionale, il motivo di vanto che rimane come una verde speranza a monito che forse non tutto è perduto, in una tenue inversione di marcia, viene da singoli italiani, piccoli piccoli a confronto dei potenti di turno, che da fuori dei confini di questa travagliata Nazione primeggiano in competizioni internazionali e fanno ancora risuonare l’inno di Mameli dal gradino più alto di un podio. La Pellegrini nella veste inconsueta di un giovane e avvenente Mosè all’incontrario che ricongiunge le acque dal vuoto di una piscina secca, prima nei 400 e 200 stile libero, e la nazionale di pallanuoto oro a Shangai dopo aver battuto contro ogni pronostico la Serbia favorita. Basterà il loro fiato e la loro determinazione a tenerci a galla? Forse no, ma che il loro esempio possa spingere ognuno di noi a lottare per un Paese migliore, nel nostro piccolo, questo forse sì!
Lorenzo Giorgi


Tamara dice
profondamente vero…
Alessandro dice
una bolla di luce… è vero…
si dovrebbe ripartire dai singoli,idea giusta!